Redazione

Mondiali di League of Legends in pieno svolgimento, a breve toccherà a quelli di Heroes of the Storm e così via, per un calendario che non lascia spazio a soste. E al quartier generale di Fnatic, una delle organizzazioni per gli eSports più famose al mondo, non si lascia nulla al caso. E, soprattutto, agli avversari.

Fnatic, il Real Madrid degli eSports

I vari team di Fnatic, nata nel 2004, fanno incetta di trofei e di premi in denaro in tornei sparsi per il globo. Oltre venti i giochi in cui Fnatic si è specializzata, inclusi i classici League of Legends, Dota 2 e Battlefield 4, ognuno ovviamente con la sua squadra dedicata e con giocatori che sono delle vere e proprie star, capaci di finire nella classifica dei trend dei social network a livello globale dopo una vittoria particolarmente importante. E i ragazzi di Fnatic vincono spesso, al punto che la BBC li ha definiti il Real Madrid degli eSports. E probabilmente è il paragone più esatto. In Europa, non c’è nessuno come loro. Nel resto del mondo, in particolare in Asia e in Nord America, ci sarebbe da discuterne. E, ovviamente, non si può che stabilire la verità giocando.

La partnership con la Roma

Oltre a essere un nome molto ben conosciuto agli appassionati di eSports, Fnatic ha fatto di recente la sua comparsa anche nel mondo del calcio italiano, firmando una partnership con la Roma per inserire il club giallorosso in questo affascinante mondo. E infatti le maglie della Roma virtuale sono griffate Fnatic e la squadra giallorossa di FIFA è composta da membri della “polisportiva” di base a Londra. Giocatori di primissima classe, presentati in pompa magna con tanto di foto con Francesco Totti. A difendere l’onore della lupa in giro per il mondo ci sono l’inglese Sam Carmody, per tutti Poacher, e l’italianissimo Nicolò Mirra, detto Insa.

Una vera e propria azienda

Ma, senza dimenticare l’aspetto sportivo, nel corso degli anni Fnatic si è sviluppata fino a diventare un’azienda vera e propria, con tanto di cariche dirigenziali e settantacinque dipendenti, a cui aggiungere i quarantacinque giocatori professionisti. E, tanto per non farsi mancare nulla rispetto alle squadre reali (nessuna mancanza di rispetto agli eSports, è solo il contrario di virtuale), sono arrivati merchandising e sponsorizzazioni multimilionarie. Un vero e proprio impero, che si spiega in un solo modo: il mondo degli eSports è in continua espansione e per rimanere competitivi c’è bisogno di diventare sempre più potenti, da un punto di vista tecnico, ma anche e soprattutto economico. Del resto, va così in tutte le discipline e quelle virtuali non fanno certo eccezione.