Redazione

Rudy Van Buren, olandese di venticinque anni, è sempre stato un appassionato di velocità e di automobilismo. Al punto che, nonostante lavori in tutt’altro settore (il commercio), ha qualche esperienza di guida sui kart. In pista è anche stato un fenomeno, portando a casa il titolo nazionale. Ma correre costa e, per mancanza di fondi, Rudy ha dovuto accantonare il suo sogno. Almeno, nella vita reale. Ma mettendosi davanti a un simulatore, si è trasformato (anche fosse solo per prossimità geografica) nel nuovo Verstappen. E forse non metterà mai piede su una monoposto reale, se non per una prova, ma la McLaren virtuale 2018 è ora sua di diritto.

La McLaren cercava piloti virtuali…

Il buon Rudy si è infatti portato a casa il sedile del simulatore della vettura della scuderia di Woking, vincendo un torneo a cui hanno partecipato più di trentamila concorrenti. Torneo indetto dalla stessa McLaren, che si è rivolta agli appassionati di eSports per trovare qualcuno che fosse il migliore a guidare quando la macchina e la pista sono virtuali. E quindi, già a partire dai prossimi mesi, quando il circus sarà in pausa, Van Buren testerà su computer le novità proposte per la prossima stagione, coadiuvando e integrando il lavoro in pista di Alonso e Vandoorne.

…e ne ha trovato uno con esperienza reale

La competizione, intitolata The World’s Fastest Gamer, è iniziata nel maggio 2017 e ha coinvolto videogiocatori da tutto il mondo, che si sono sfidati su diversi giochi e diverse piattaforme. Alla fine sono rimasti solo in 12, tutti invitati a Woking, al quartier generale della scuderia inglese. Lo scontro finale ha visto i candidati percorrere, seppur in maniera virtuale, molte delle piste storiche dell’automobilismo mondiale, partendo da una simulazione completa della 24 Ore di Le Mans e passando per i circuiti del Mondiale 2017 di Formula 1.  Una volta arrivati a due finalisti, è stato il momento della prova più dura, che si è tenuta all’interno dell’abitacolo del simulatore ufficiale McLaren. Che naturalmente, oltre a mostrare la pista, ricrea anche le sollecitazioni fisiche che una vera gara richiede. In quel caso probabilmente Van Buren è stato aiutato dalla sua esperienza sui kart. Con il destino che, dopo avergli negato un sogno gliene ha regalato un altro.