Redazione

di Alessandro Paparella

Caro Leo,

chi ti scrive è un tifoso di quasi 28 anni, di cui fino a un paio di giorni fa eri uno dei giocatori preferiti in assoluto. Un idolo, un punto di riferimento. Uno di quelli senza il quale al fantacalcio non giocavo. All’asta per i difensori il primo nome che chiamavo era sempre il tuo e ti ho preso sempre, anche pagandoti più del tuo reale valore. Si sa, al cuor non si comanda. Mi ricordo benissimo il tuo esordio in Serie A con la maglia del Bari, prima non ti conoscevo. Una grande stagione, in coppia con quell’Andrea Ranocchia che tutti definivano più bravo di te. O meglio, quasi tutti, perché io ero all’epoca uno dei due-tre in Italia a preferire te.

Bonucci storia

Leonardo Bonucci con la maglia del Bari.

Quando la Juve ti acquistò dal Genoa ero contento, convinto avessimo fatto un ottimo affare, nonostante le cifre non fossero esattamente basse per un difensore. Il tuo primo anno non fu molto positivo dal punto di vista individuale, ma si vedeva che avevi qualità. Ricordo una partita contro la Sampdoria, a Genova, dove fosti il migliore in campo. Oppure nella notte dell’Olimpico, contro la Roma, in coppia dietro con la meteora Sorensen. Un partitone. Fu alla fine di quell’infausto campionato che mi resi conto di quanto fossi attaccato alla maglia. Siamo sempre all’Olimpico, inizio maggio, la Juve ormai disperata nella rincorsa al quarto posto fa visita alla Lazio di Reja. Tu non giochi, Delneri ti preferisce la coppia Barzagli-Chiellini, non entrerai neanche. La Juve vince 1-0 in maniera clamorosamente immeritata grazie a un gol di Pepe a pochi minuti dalla fine. Pepe venne ad esultare mimando un colpo da golf sotto il settore ospiti in cui, ovviamente, ero presente. Oltre alla naturale goduria mi colpì il fatto che tu eri stato l’unico panchinaro a venire ad esultare con chi era in campo, sotto i tifosi. Eppure eri stato escluso dall’undici titolare. Ho percepito in quella tua esultanza il fatto che ci tenessi davvero.

Di lì in avanti la tua carriera ha preso il volo, specie quando Conte iniziò a giocare stabilmente con la difesa a tre, dando vita alla celebre BBC. Non sto qui a ricordare tutte le tue grandi partite e la tua ascesa. In quegli stessi anni in cui ti consacravi come un grande difensore, altre cose mi colpivano di te. Sei sempre stato il primo a scendere in campo per il riscaldamento, anche in trasferta, anche sui campi dove storicamente gli insulti son ben superiori agli applausi, Roma, Napoli, Firenze. Ci hai sempre messo la faccia dopo le sconfitte. Hai visto delle partite in curva, in mezzo a quella che era la tua gente. Sei entrato in simbiosi con ognuno di noi. Ricordo quando prendesti per i fondelli un giornalista napoletano fazioso, quanto ti ho voluto bene. Ricordo quella staffilata al volo contro la Roma, in un 3-2 pieno di veleni. Quel tuo gol forse non era neanche buono, ma che destro ragazzi.

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La classica esultanza di Leonardo Bonucci

E, ovviamente, ti avevo anche al fanta. Quel fanta dove tu non avrai mai più posto nel mio Mondovì. E non perché sei andato via, non perché sei andato al Milan, di quello non mi importa, se non marginalmente. Hai smesso di essere un mio idolo perché ti sei sentito al di sopra delle parti, al di sopra della maglia che hai indossato per sette lunghi anni. Mi ricordo di quando cercavi di affermarti i primi due anni, il tuo desiderio di voler essere uguale ai tuoi compagni più forti e importanti. Poi, dopo che li hai raggiunti e forse anche superati, non ti è più bastato essere come loro, hai voluto essere meglio di loro, ma non nel senso di più forte, piuttosto di più importante, autoritario, indispensabile. Di solito questa è una ricetta per il disastro. E infatti il disastro è arrivato. La lite con Allegri contro il Palermo, l’esclusione di Oporto. Schermaglie, poi ricomposte. Poi Cardiff, quell’intervallo maledetto. Non saprò mai con certezza cosa sia realmente successo, ma le tante voci, il tuo addio in questo modo, con il solo Buffon a salutarti pubblicamente, lasciano poco spazio all’immaginazione. Caro Leo, è esattamente per questo che non ti perdonerò mai, perché in un momento così importante hai voluto fare il protagonista, l’eroe, piuttosto che il leader.

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Bonucci spedito in tribuna dopo la lite con Allegri

Ora goditi il tuo nuovo contratto e la tua nuova squadra, io ti ringrazio per quanto hai dato a noi in questi sette anni, ma sappi una cosa. Per noi juventini eri un eroe, adesso sei semplicemente un calciatore. Uno come Ibrahimovic, Pogba, Vidal, campioni che potevano essere simboli e hanno scelto di non esserlo. Tu per noi un simbolo lo eri. Ora sei uno dei tanti. E questo a causa della tua superbia. Rifletti su questo mentre prepari il preliminare di Europa League.

Nonostante tutto, con affetto

Alessandro