Redazione

di Antonio Traversone

Ho visto giocare Fabio Junior. Per carità, non che io sia l’unico, questa fortuna (o sfortuna, dipende dai punti di vista) l’ho condivisa con tanti altri tifosi giallorossi. E come molti di loro mi ero illuso quando, nel lontano gennaio 1999, il presidentissimo Franco Sensi annunciava giubilante l’arrivo del nuovo fenomeno. Trenta miliardi di lire, trenta belle cucuzze. Una cifra che sembra a tutti un po’ esagerata per un ragazzo di ventidue anni con alle spalle giusto una ventina di reti con il Cruzeiro.

Però oh, le videocassette parlano chiaro, il ragazzo è forte. Ah, le videocassette, quegli oggetti ormai antiquati che il tifoso romanista associa appunto a Fabio Junior e a Ivan Tomic. Per quel che riguarda il serbo l’illusione pensò bene di darcela un noto quotidiano, con una bella compilation delle più belle giocate del numero 8 ex Partizan. Che in realtà erano qualche gol da fuori area e due passaggi azzeccati messi in croce, il tutto ripetuto da ottomila angolazioni, roba che neanche Eisenstein con il pavone di Kerenskij. Nel caso del brasiliano la prima delle due VHS è casalinga, nonché strumentale nel processo di do ut des che porta le suddette trenta cucuzze nelle casse del Cruzeiro e un bidone leggendario a Trigoria.

Reti su reti in allenamento. Una vagonata di gol, segnati con una facilità che più che far restare ammirati dovrebbe far venire qualche retropensiero sull’effettiva capacità dei difensori di giocare a calcio. Eppure questa cassetta gira neanche fosse una copia piratata del nuovo Star Wars (in uscita quell’anno) e finalmente arriva a Roma. Zeman, bontà sua, è scettico. Lui vorrebbe Shevchenko, e vagli anche a dare torto. Ma l’ucraino è promesso al Milan e Sensi è come tarantolato. Bisogna comprare qualcuno che faccia sognare i tifosi. Qualcuno che possa far volare la Roma verso la vetta della classifica. Qualcuno come quel ragazzo del video. È troppo forte, è evidente. La concorrenza sarà spietata. Ah, ma se ci sbrighiamo li anticipiamo tutti. Quant’è che vogliono? Trenta cucuzze? Tantino, ma si può fare. Zeman resta scettico, ma per sfortuna nostra è pure aziendalista. È fatta, diamo il benvenuto a Fabio Junior.

La foto ufficiale di Fabio Junior con la maglia della Roma

Come, se non con la solita videocassetta? No, non quella arrivata a Trigoria, quella, immancabile, del quotidiano di cui sopra, che ormai ci ha preso gusto e che stavolta, come si dice a Roma, fa il botto perché la VHS diventa immediatamente introvabile in tutte le edicole della città. Virale, si direbbe oggi. Diciassette interminabili minuti al ritmo di samba (ma va?) con tutte le prodezze del ragazzo con la maglia del Cruzeiro. Tutti entusiasti, qualcuno già fa paragoni azzardati. Il nuovo Ronaldo? Macchè, ci pensa lui stesso a mettere in chiaro tutto. Nessun paragone. “Sono Fabio Junior ed ho le mie caratteristiche. Vedendomi giocare capirete presto cosa so fare. Segno di testa, di destro e di sinistro anche se con questo piede posso migliorare. Amo muovermi molto ed aggredire i difensori”. Sai che c’è? Da noi si dice famo a fidasse…

Arriva anche La Roma, inteso come la rivista ufficiale della società. In copertina c’è il bel faccione di Fabio Junior, sotto un titolo accattivante e indimenticabile. È ARRIVATO L’URAGANO. La mia copia è ancora nella mia vecchia camera. Perfettamente conservata, sembra quasi nuova di zecca. Non ho avuto il coraggio di buttarla. È rimasta accantonata nella scatola dei sogni di gioventù mai realizzati, assieme al poster di Cameron Diaz e all’articolo sul concerto degli Oasis a Bologna del 1997. Ammettiamolo, ci siamo cascati. Ci abbiamo creduto tutti, chi più chi meno. Sulla carta era tutto bellissimo. Poi però lo abbiamo visto giocare.

Ho visto giocare Fabio Junior e, udite udite, l’ho pure visto segnare, per ben due volte! 14 febbraio 1999, per tutti San Valentino, per noi il giorno del primo gol in giallorosso dell’Uragano. Sulla panchina della vittima sacrificale, la Sampdoria, c’è niente meno che Luciano Spalletti. Fabio nostro, con il suo bel numero 27, si invola sulla sinistra, incrocia sul secondo palo e, anche se il portiere la sfiora, può arrivare di corsa sotto la Sud. Dai che è fatta. Questo è forte veramente. Macchè. A marzo ne fa un altro, inutile, contro l’Udinese. Per il terzo dobbiamo aspettare l’ultima di campionato, anzi, l’ultima rete dell’ultima di campionato, a Venezia.

Finisce la stagione e Zeman sta preparando un’altra rivoluzione. Sul piede di partenza ci sono Candela e Aldair, ma il Boemo non si preoccupa. Ha messo gli occhi su un terzino clamoroso. Ovviamente, brasiliano. Visto su videocassetta? Non si sa. Quel che è certo è che tale Felipe costa quaranta cucuzze e che il presidente glielo deve comprare. Sensi si fa due conti e capisce che forse gli conviene esonerare il tecnico. Coi soldi che risparmia, sistema Candela e Aldair e mette sotto contratto Capello. Che arriva e Fabio Junior non lo vede, neanche col binocolo.

Fabio Junior in azione

O forse sì. L’ho visto segnare due volte, ricordate? La seconda è in un Roma-Göteborg di Coppa UEFA, perché dopo aver vinto l’andata per 0-2 in Svezia, il friulano può anche permettersi un certo turnover. E quindi rieccolo l’Uragano, che salta di testa su cross di Tommasi e becca l’angolino basso. Allora almeno la storia del colpo di testa era vera. Tre giorni dopo la Roma vola a Reggio e nello 0-4 giallorosso c’è la sua firma. Sombrero al portiere in uscita. Due gol in due partite. Un giocatore ritrovato? Macchè. È l’ultima delle sue cinque esultanze con la maglia della Roma. Facendo un paio di calcoli, una ogni sei cucuzze. Pardon, miliardi.

Capello si stanca anche di averlo attorno e lo relega ai margini della prima squadra. Tornerà al Cruzeiro nel gennaio del 2000. In prestito, perché la Roma se lo terrà economicamente sul groppone fino alla fine del contratto, anno di grazia 2002. Poi il brasiliano comincia a girare il mondo. Asia, Sudamerica, il ritorno in Europa con grazie a un coraggiosissimo Bochum e poi all’Hapoel Tel Aviv. Chissà se la videocassetta è arrivata anche a loro. A 39 anni suonati, Fabio Junior, magari non lo sapete (io continuo a seguirne la “carriera”), gioca ancora. Con il Villa Nova, serie D brasiliana. Che sarà felice di annoverare nella sua rosa un calciatore che, piaccia o no, conta tre presenze nella Seleçao. Eppure questa storia, la mia storia con l’Uragano (a Roma diventato ironicamente “Venticello“, come il personaggio dei film di Tomas Milian) non finisce come quella di tutti gli altri.

Io, ricordatevelo, ho visto giocare Fabio Junior. Forse. In realtà non me lo ricordo, ma almeno questo è quello che mi conferma chiunque fosse con me quel giorno. Poco prima del suo addio, l’Uragano, assieme ad un vario campionario di parìa della Roma di Capello, arriva infatti al glorioso stadio Fausto Cecconi, che fortuna vuole si trovi proprio di fronte alla mia scuola, a giocare un’amichevole infrasettimanale contro il Monterotondo. Non so come mai il mio cervello non abbia registrato la sua presenza quel giorno. Sarà perché gli occhi erano già per altri, per i vari Bartelt che hanno riempito prima i sogni e poi gli incubi di ogni tifoso giallorosso. O forse perché ero troppo intento a seguire con lo sguardo Dimitri Alenichev, altra meteora della storia giallorossa, di cui ero follemente innamorato. La storia, tra l’altro, mi darà ragione, perché Dima poi ha vinto Coppa UEFA e Champions con il Porto di Mourinho. Ma non è questo il punto.

Il punto è che Fabio Junior è unico e inimitabile. Nessuno sarà mai come lui. Anche tra altri vent’anni, so che potrò incrociare lo sguardo di un tifoso della Roma e dire fiero: ho visto giocare Fabio Junior. E il mio interlocutore capirà e mi poggerà una mano sulla spalla. Perché questa fortuna (per modo di dire) ce l’abbiamo avuta in tanti.