Redazione

di Marco Baroncini

Non sono un esperto, ma il ciclismo mi sembra essere uno degli sport più vicini al concetto di scoutismo. E il ruolo di gregario sembra essere l’esempio perfetto di colui che incarna lo spirito di servizio. Il gregario lavora all’interno della squadra, per garantire il successo del capitano. Mette al servizio le sue pedalate per lanciare la volata del campione. Ogni tanto rischia anche di vincere, ma poi torna con consapevolezza al suo lavoro lontano dai riflettori. Essere uno scout (non dico modello perché la perfezione non è bellezza) significa diventare gregari nella società. Significa avere la consapevolezza di dover scalare una montagna o realizzare una tenda sopraelevata non per dimostrare di essere i migliori, per vincere, ma per raggiungere la consapevolezza di aver fatto del proprio meglio e aver superato se stessi, aver battuto l’indolenza, la pigrizia e il nemico più difficile da superare: il marchesedelgrillismo (io so io… ); per poi lanciarsi in volata verso un nuovo obiettivo, pensando sempre prima agli altri (ovvero annullando il nostro ego), ridendo e cantando anche quando i pedali sembrano pietre, con lo sticazzi nel cuore. Con quel cognome poi, non ti si poteva non volere bene. Con quel viso sorridente “pieno di solchi, come la campagna marchigiana”, che a tratti ricorda quello di Ivan Graziani, il gregario del RNR, non ti si poteva non voler bene. Ciao Michele.