Redazione

10 milioni di euro per un anno e mezzo possono bastare. La mascella di Fabio Capello vibra ancora e si sente già sullo sfondo il suo inconfondibile modo di parlare. Chissà cosa ne penseranno da quelle parti. In Cina, in ogni caso, sarà sufficiente la sua esperienza, il mestiere di una vita la lingua comune. Altro che cinese ed ideogrammi. Il calcio è universale e anche li, nonostante le difficoltà, se la caverà bene.

L’ex Ct di Russia e Inghilterra, dunque, è tornato. Dopo due anni di inattività eccolo sulla panchina dello Jangsu Suning del patron nerazzurro Zhang Jindong, attualmente penultimo in classifica nella SuperLeague. Soldi a parte, non esattamente un Eldorado. Capello si porterà con sé Zambrotta e Brocchi, oltre a Ventrone e Tancredi. Staff allargato all’insegna della scelta economica.

Un bel pezzo di Italia per ricostruire un club, un progetto che a quanto sembra pare essere non un capriccio, ma un preciso progetto in cui la volontà di primeggiare in ogni dove conterà se non tutto, quasi. Il gruppo Suning mulina denaro senza limiti. Walter Sabatini vuole accontentare il patron. Da Milano a Nanchino la parola d’ordine sarà vincere il più presto possibile. Per il gruppo e per il movimento del calcio cinese che punta ad ospitare il mondiale del 2026. L’operazione è onerosa e al tempo stesso mirata, perché Zhang senior assomiglia sempre di più a un dominus determinato, privo di scrupoli e competitor feroce. I 400 milioni di euro già spesi per l’Inter testimoniano la forte determinazione di imporsi. L’obiettivo è investire tanto per vincere subito.

Ora Capello dall’altro capo del mondo, dopo aver bruciato Paulo Sousa. Scelta giusta? Opportunità vera? O soltanto propaganda? Capello non ne vuole sapere di andare in pensione. A oltre 70 anni si rimette in gioco. Capire il perché non è così difficile. Esperienza certa, come il mostruoso ingaggio. La Cina non è ancora una nuvola passeggera. È il nuovo che avanza, finché ci saranno queste offerte.

Che calcio sarà, lo vedremo nei prossimi tre anni. Serve un programma serio, credibile, a lunga sostenibilità. Gli ingaggi lampo lasciano il tempo che trovano. Al momento soltanto Marcello Lippi ha segnato una storia significativa, guadagnando e vincendo tanto. L’ex CT dell’Italia campione del mondo non è andato in Cina per cambiare il conto corrente. Ha insegnato, vinto ed è un punto di riferimento di un popolo che lo ha saputo apprezzare soprattutto per questo. Serve continuità, oltre la lotteria dei guadagni. Capello in Cina ci dirà a che punto siamo. Ci dirà se è andato per soldi o per compiere imprese come Lippi.