Ignazio Castellucci

Si sono aperti i Giochi olimpici invernali di Pyeongchang, con tutto il loro significato di evento sportivo globale e con le ramificazioni diplomatiche e politiche di cui tutti parlano. Il clima nelle ultime settimane è stato un clima di progressivo avvicinamento e di notevole distensione tra le due Coree. Ripercorriamone gli avvenimenti principali.

In vista dei Giochi, domenica scorsa si è svolto a Incheon un incontro amichevole di hockey femminile, di preparazione ai Giochi, nel quale la squadra mista Sud-Nord Coreana si è confrontata con la nazionale svedese – che la Corea unificata incontrerà di nuovo il 12 febbraio nell’ambito dei Giochi. Le atlete delle due Coree si erano incontrate fra loro per la prima volta pochi giorni prima del match, e a quanto trapela sui media coreani sono riuscite da subito a creare un buon clima di spogliatoio, andando d’accordo e presentandosi in capo al grido, tutte insieme, di “Team Korea!”. Anche dal punto di vista del gioco, peraltro, le ragazze coreane sono state brave, perdendo ma non troppo contro le ben più forti svedesi. Persino Sarah Murray, la coach della Corea del Sud nota per essersi espressa contro la partecipazione ai Giochi di una squadra mista Nord-Sud, ha dichiarato alla fine di essere soddisfatta della performance della squadra e dell’atteggiamento delle atlete nordcoreane – così come Pak Chol Ho, la coach del nord.

L’evento si è svolto con una discreta cornice di pubblico, mentre all’esterno si svolgeva qualche protesta: circa 3.000 persone, molte delle quali sventolanti bandierine della Riunificazione. Non sono stati eseguiti gli inni nazionali delle due Coree: le squadre si sono presentate sulle note di Arirang, la più nota delle canzoni popolari in entrambi i paesi.

Polemica con il Giappone, ma distensione tra le Coree

Alla prima uscita pancoreana non è mancata la prima polemica con il Giappone: le bandierine tra il pubblico e i patch sulle uniformi delle atlete riportavano il profilo della Corea riunificata che include le isole Dokdo (Takeshima, in giapponese), oggetto di un’antica disputa territoriale con il paese del Sol Levante. Non c’è nulla di meglio, per unire, di un nemico comune… Il Giappone ha presentato una formale protesta per le vie diplomatiche, e in conseguenza di ciò pare cle bandiere e i patch impiegati durante i Giochi non includeranno l’isolotto in questione, in osservanza della regola olimpica che proibisce agli atleti di fare statement politici durante o a margine delle gare.

Il clima di distensione pancoreano ha raggiunto livelli davvero inaspettati: nel suo discorso inaugurale della 132ma sessione del Comitato Olimpico Internazionale, apertasi il 6 febbraio  a Gangneung, presso Pyeongchang, il Presidente sudcoreano Moon ha ringraziato lo IOC per gli sforzi compiuti per la pacificazione della penisola coreana, rivolgendo anche uno speciale ringraziamento al Presidente del Comitato Olimpico del Nord presente all’incontro. Moon ha auspicato che dal clima pacifico in cui si avviano questi Giochi derivi un processo di pace lungo e duraturo per l’intera regione, scandito dai prossimi appuntamenti olimpici in Giappone (Giochi estivi 2020) e Cina (invernali 2022).

Auspici e felicitazioni rilanciati dal presidente del CIO Thomas Bach che ha sottolineato come anch’egli provenga da un paese “previamente diviso”, rimarcando il potentissimo valore simbolico della partecipazione ai Giochi degli atleti delle due Coree.

Subito dopo la sessione dello IOC è trapelata la notizia che all’apertura dei Giochi avrebbe presenziato Kim Yong-nam, presidente dell’Assemblea Popolare Nazionale e Capo dello Stato nordcoreano. Ancor di più, l’8 febbraio è divenuta ufficiale la notizia che alla cerimonia inaugurale avrebbe partecipato Kim Yo-jong, sorella di Kim Jong-un, nonché viceministro della Propaganda e una delle persone più politicamente e personalmente vicine al leader. Non solo, quindi, il Paese del Nord ha inviato alla cerimonia il suo formale Capo dello Stato, ma ha fatto anche la cosa più vicina possibile a una partecipazione alla cerimonia del Rispettato Maresciallo in persona (oggettivamente impossibile per mille motivi, non ultimi quelli di sicurezza), dal punto di vista politico, personale e dinastico. Il governo sudcoreano ha comunicato poi che la delegazione nordcoreana è stata invitata a pranzo per oggi, sabato 10, dal Presidente Moon alla Blue House, il palazzo presidenziale di Seoul.

La parata militare del giorno 8 a Pyongyang si è svolta regolarmente, ma il governo nordcoreano non vi ha dato l’enfasi cui ci ha abituati, evitando la copertura in diretta e la diffusione in grande stile dell’evento da parte dei media di stato. Un evento certo programmato per poter funzionare in dual mode: profilo basso in caso di clima positivo, profilo bellicoso ove fosse stato necessario dal punto di vista di Pyongyang. Anche il governo cinese ha diramato prima dell’avvio dei Giochi un comunicato ufficiale in cui esprime soddisfazione per il percorso distensivo avviato dai governi delle due Coree.

Ospiti politici e performer nordcoreani

Kim Yong-nam e una Kim Yo-jong sempre sorridente sono arrivati all’aeroporto internazionale di Incheon con un volo di Stato del Paese del Nord. La compagnia di bandiera del Nord, Air Koryo, non può atterrare in Corea del Sud per via delle sanzioni, così come non potrebbero entrarvi i rappresentanti più alti del regime di Pyongyang, ma il presidente sudcoreano ormai ha deciso di portare fino in fondo il suo disegno di disgelo superando anche, ove necessario, alcune delle sanzioni imposte al paese settentrionale.

E così Corea del Sud, Stati Uniti e lo stesso Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si sono attivati in queste ultime settimane per permettere la massima possibile partecipazione della Corea del Nord ai Giochi: lo abbiamo già visto con il volo charter usato per le sessioni miste di allenamento degli sciatori in Corea del Nord; e per l’attracco a Gangneung della nave nordcoreana che ha trasportato e costituito l’alloggio per gran parte della troupe  nordcoreana impegnata nelle manifestazioni artistiche programmate – nelle quali i performer del Nord hanno incluso in scaletta numerose canzoni sudcoreane. Anche le cheerleaders nordcoreane – oltre 200, belle e eleganti nelle loro uniformi rosse, con l’ordine di supportare gli atleti coreani anche del Sud, quando quelli del Nord non sono in gara – sono arrivate a Pyeonghchang, monopolizzando le prime pagine dei giornali non solo sudcoreani e continuando ad alimentare le divisioni interne nel paese meridionale in ordine a tutta la vicenda.

PyeongChang, arriva per Moon un invito…a Pyongyang

L’avvio dei Giochi è stata dunque un’occasione importantissima da punto di vista diplomatico: durante un pranzo – caratterizzato da un menù di piatti regionali di tutta la Corea – Kim Yo-jong ha trasmesso a Moon un invito di suo fratello a visitare Pyongyang “appena possibile”, consegnandogli anche una lettera in cui il Rispettato Maresciallo dichiara la sua volontà di perseguire il riavvicinamento tra i due Paesi; Moon ha risposto che farà quanto in suo potere perché ciò avvenga; segnalando anche alla delegazione del Nord la necessità di ripristinare un dialogo con Washington. Kim Yo-jong ha scritto sul libro degli ospiti della Blue House il proprio personale auspicio di riavvicnamento, riunificazione e prosperità nel prossimo futuro. Insomma, potrebbe essere il primo passo verso la firma dell’auspicato trattato di pace tra i due Paesi, ancora formalmente in guerra dal 1950 (nel 1953, al termine della guerra di Corea, c’è stato solo un armistizio), e una certa normalizzazione dei rapporti bilaterali.

La cerimonia inaugurale è stata caratterizzata da fortissimi messaggi di pace: Moon e Kim Yo-jong si sono cordialmente stretti la mano davanti in uno stadio olimpico gremito, e in mondovisione, seguiti dall’ingresso della fiaccola olimpica portata da due atlete, una del nord e una del sud, del team misto di hockey femminile, che alla base del braciere la hanno poi consegnata alla sudcoreana Yuna Kim, che ha acceso la fiamma olimpica. Le due delegazioni hanno sfilato insieme sotto la bandiera della Riunificazione (senza le contese isole Dokdo). L’inaugurazione ha avuto momenti simbolici intensi, da “Imagine” di John Lennon alla gigantesca colomba formata da centinaia di performers al centro dello stadio olimpico.

A far calare il gelo ci pensano gli USA

Alla cerimonia erano presenti Capi di Stato e di Governo di tutto il mondo, o di loro delegati di altissimo livello; tra cui anche il Presidente Giapponese Shinzo Abe e il vicepresidente americano Pence, che però durante la cerimonia inaugurale ha del tutto ignorato, ricambiato, la Kim; ed è rimasto seduto durante la sfilata congiunta delle due delegazioni coreane – ricevendo immediatamente critiche per la sua “maleducazione” su parte dei media sudcoreani.

Peccato davvero, e peccato anche, a questo punto, che Ivanka Trump arriverà solo per la chiusura dei Giochi, sarebbe stato interessante osservare l’interazione di queste due ragazze importantissime per la politica mondiale; anche se il governo di Pyongyang ha già comunicato ufficialmente di non avere intenzione di incontrare rappresentanti americani durante i Giochi.  Il governo nordamericano del resto mantiene un atteggiamento duro e scettico verso Pyongyang; ma se il clima disteso di questi giorni dovesse proseguire, magari con una visita di Moon a Pyongyang e con l’avvio di colloqui per la firma del trattato di pace, sarà certo più difficile per Trump ordinare un attacco preventico alla Corea del Nord subito dopo i Giochi.

In cambio della diminuzione della tensione e dell’avvio ancorché lentissimo del disgelo, il governo sudcoreano tollererebbe senz’altro qualche moderata intemperanza di Kim. E Trump dovrebbe pensarci molto bene, prima di avviare qualunque iniziativa di tipo militare: nella zona grigia tra le posizioni di Seoul e dell’alleato americano Kim Jong-un sta giocando oggi, e sinora con grande abilità, la sua partita più importante.  Il clima politico in Corea del Sud, con una parte dei cittadini-elettori inclini a favorire il processo distensivo così come avviato in queste settimane e nonostante lo scetticismo dell’altra parte dell’elettorato, renderebbe politicamente impossibile per Moon supportare l’opzione militare; a meno che non si verifichi un casus belli grave – non importa provocato da chi – in grado di riportare le lancette indietro, al clima di un paio di mesi fa.

Insomma, a meno di ventiquattr’ore dalla cerimonia inaugurale tutto pare idilliaco e ispirato al disgelo, nonostante l’ondata di freddo anomalo che sta colpendo la Corea in questi giorni. Ma sappiamo anche che le cose possono cambiare all’improvviso e che comunque sarà sempre possibile vedere qualche piccolo attrito o sgarbo tra le parti – probabilmente più a livello di scambi di messaggi politici tra Corea del Nord e Stati Uniti, come Pence ha già dimostrato, che tra i team in gara.  L’ultima parola spetterà agli atleti e alle loro performance: specialmente in caso di risultati eclatanti da parte dei nordcoreani o del team misto il corso degli eventi politici nella regione potrebbe davvero prendere una piega fino a poco tempo fa del tutto impensabile.

Accomodiamoci sui divani, e godiamoci i Giochi.