Ignazio Castellucci

[…] Gli investimenti cinesi nel calcio occidentale sono però solo la parte che noi vediamo meglio di un fenomeno che è soprattutto globale, che include una consistente dimensione domestica e una di internazionalizzazione dei club cinesi, in anni recenti impegnati in acquisti di talenti occidentali con ingaggi comparabili o superiori a quelli nostrani, da Lippi fino al recentissimo astronomico ingaggio di Pellé – nonostante il cucchiaio minacciato a Neuer e trasformatosi in boomerang; o forse perché l’ingaggio è stato negoziato prima di quella Italia-Germania. La stessa Suning di Mr. Zhang ha investito centinaia di milioni di euro in patria, nell’industria dello sport e dell’intrattenimento, incluso l’acquisto del Jiangsu, squadra tra le migliori della prima divisione cinese; e finanziamenti che hanno permesso al Jiangsu  l’ingaggio del tecnico rumeno Dan Petrescu, e l’acquisto di calciatori come Ramires (dal Chelsea per 25 milioni di sterline) o di Teixeira (dal Shakhtar Donetsk, 50 milioni di euro).

Il Partito Comunista Cinese usa il calcio per la propaganda

Il calcio è affar serio, affare di Stato, nella Cina di oggi; e non solo perché il Presidente Xi Jinping ne è appassionato – vi è persino stato qualche episodio pubblico, prontamente trasformato in poster propagandistici dalla macchina del Partito Comunista, in cui Xi si è esibito in qualche palleggio davanti a piccole folle di cittadini. Vi sono direttive chiare del Partito e del governo affinché vi siano rilevanti investimenti nel calcio cinese nei prossimi anni, specie dalle grandi aziende di proprietà pubblica o parapubblica e dai grandi gruppi privati (come Suning); l’obiettivo è quello generale di rendere il calcio un ulteriore veicolo dell’espansione globale, politica ed economica, di Pechino; con alcuni obiettivi specifici tra cui lo svolgimento,relativamente presto, dei Mondiali di calcio in Cina (già si ipotizza il 2026).

La crescente passione nazionale per il calcio sarà un gigantesco motore economico, un ottimo collante sociale, e un corroborante dell’orgoglio nazionale cinese, che male non fa in tempi di attenuazione della “presa” di ideali politici più alti – nella miglior tradizione del panem et circenses, se vogliamo. L’attuazione di modelli di espansione integrata, politica e commerciale, dell’industria del calcio e dei gruppi economici a essa collegati renderà l’investimento calcistico assai fruttuoso anche per le industrie che lo sosterranno, come Suning, che potranno sviluppare strategie commerciali e sinergie per la vendita dei propri prodotti anche attraverso i canali legati alla distribuzione del prodotto-calcio, dalla pubblicità alla brandizzazione dei propri prodotti industriali, sia in Cina che in Asia che in Europa. E’ immaginabile in un futuro non troppo lontano, lo sviluppo di gruppi o reti multinazionali del calcio di grande complessità con interessi economici, finanziari, societari in molti club e in molti mercati, più o meno come accade in molti altri settori dell’entertainment e in generale dell’economia globale.

Il calcio come volano dell’economia globale

Vi saranno reti globali in competizione nell’industria del calcio, e sinergie operative e commerciali tra i club inseriti in queste reti; ad esempio con prestiti di calciatori, tornei, gemellaggi/alleanze tra club– mi viene da pensare alle alleanze globali delle compagnie aeree, come esempio di immediata percezione– con annesse iniziative commerciali e di fidelizzazione, estese alla brandizzazione non solo del solito merchandising ma anche di prodotti commerciali e finanziari di ogni tipo. Probabilmente con uno degli squadroni globali in ognuna delle reti principali, a svolgere il ruolo di hub calcistico rispetto a un’intera galassia di club grandi, medi e piccoli. Saranno, quelle, centrali economiche e finanziarie globali, in grado di operare sui mercati a tutti i livelli capitalizzando sul fattore emotivo, o persino moderatamente identitario, capace di influenzare centinaia di milioni di consumatori attraverso le rispettive loyalty calcistiche.

Il tutto gestito con i sofisticatissimi strumenti di governance delle grandi multinazionali, e con una dimensione finanziaria e una gestione globale utile anche a superare normative nazionali restrittive, ad ammortizzare difficoltà momentanee di un partecipante al network, a rendere possibili nuove intraprese regionali o globali del gruppo o alleanza come tali, a perseguire l’efficienza fiscale. Le operazioni in occidente danno ai magnati asiatici dotati di questa visione una rapida visibilità e l’accesso ai brand già consolidati del settore; e diventano trampolino per l’espansione del prodotto-calcio nei loro giganteschi e ancora non del tutto sfruttati mercati interni. Aspettiamoci una grande espansione globale del calcio cinese, nei prossimi anni; e tornei prestigiosi in Cina, inclusi presto, inevitabilmente, i mondiali. Aspettiamoci soprattutto un aumento delle infrastrutture sportive e commerciali correlate (ad es., i trasporti pubblici, l’ospitalità); e delle infrastrutture legate all’industria del calcio come prodotto di entertainment globale, come le reti televisive e multimediali, le reti distributive di prodotti e servizi connessi, le organizzazioni di gestione degli eventi, e quelle di selezione, formazione, inserimento dei giovani nel core business e nell’indotto.

Aspettiamoci un aumento dei talenti cinesi

L’orgoglio nazionale dei cinesi farà il resto: il calcio cinese crescerà, si stabilizzerà e sarà uno di quelli importanti sullo scenario mondiale – lo è già, in termini di valori economici – analogamente e anzi molto di più di quanto abbiamo visto negli Stati Uniti d’America (paese meno popoloso della Cina, e comunque con un mercato dell’entertainment sportivo di massa tradizionalmente dominato da altri sport). Un suggerimento controcorrente per i pochi italiani desiderosi di guardare fuori, lontano e nel medio-lungo periodo: investire nel calcio cinese. Numeri, risorse, attività e aspettative già identificabili rendono plausibile che  un investimento fatto oggi in un club sconoscuto in occidente si riveli nel medio periodo vantaggioso; e magari in qualche caso si riveli un colpo di genio di economia e/o finanza globale, un contro-urlo del signor Rossi che scuoterà il Celeste Impero. “Fozza Indaaa!”, tornando a noi, è l’approccio dell’imprenditore-finanziatore-tifoso, che vuole accreditarsi come tale presso il suo nuovo bacino di tifosi-consumatori, ed espanderlo. Un approccio volutamente non sofisticato, legato alla narrativa del self-made man che, partito vendendo lavatrici, è divenuto ricchissimo, e si è infine espanso anche in occidente acquisendo un brand globale; dal punto di vista psico-sociale è un approccio che ha certo molta “presa” sugli animi cinesi, sempre molto inclini all’ammirazione per “colui che ce l’ha fatta” – come tutto sommato accade ovunque, e certo marcatamente anche in Italia – mentre l’operazione sul Milan ha il sapore diverso di più anonime forme di ingegneria finanziaria.

Cosa succederà in caso di vittoria dell’Inter?

Se Mr. Zhang avrà successo da noi guadargnerà l’ammirazione e la loyalty di altri milioni di suoi compatrioti; probabilmente continuerà l’avventura con il Jiangsu, e finanzierà anche altri club e altre intraprese sportive in patria, a diversi livelli – creando sinergie oggi inimmaginabili tra le sue operazioni sportive in patria, l’operazione “Fozza Indaaa!” e magari anche altre operazioni simili, da noi e/o in altri paesi. Probabilmente, venderà anche più lavatrici. Per l’Inter e i suoi tifosi, l’arrivo di Zhang e della Suning, oltre al valore patrimoniale immesso nella società con l’acquisto, ha già portato un valore aggiunto: “Fozza Indaaa!!!” è diventato virale, e Mr. Zhang un personaggio quasi crozziano. L’urlo di Zhang è un elemento che, con ironica leggerezza, certamente aiuta ad abbozzare un sorriso e può persino risultare bonariamente identitario, per il popolo nerazzurro– qualcuno dirà pure: che si accontenta di poco, ormai. Ma tutto fa brodo; e comunque è solo l’inizio. Studiamo il cinese, e speriamo bene.

Fozza Indaaa!

suning