Redazione

Dopo il Partito Comunista Cinese, anche la UEFA blocca e boccia la Cina. Il caso Ramires lascia in eredità un problema di difficile soluzione per l’Inter e per tutte le squadre europee che hanno una proprietà cinese. Tutto molto semplice: se la proprietà ha due squadre, una in Europa e l’altra in Cina, sono vietati gli scambi.

Un paletto che frena il mercato

Secondo i dirigenti calcistici europei, gli scambi fra giocatori appartenenti alla stessa proprietà si traducono in un aiuto da parte del proprietario. In poche parole: è vietato per evidente conflitto d’interessi e per il Fair Play Finanziario. Una vera tegola per l’Inter, che pensava di avere già in pugno Ramires, dovendo pagare al brasiliano solo l’ingaggio. La nuova norma tocca da vicino anche il Parma e rende di fatto inutile anche il percorso intrapreso dalle società europee interessate a creare una sorta di “colonia” in Cina dove coltivare i propri vivai. La UEFA impatti monitorerà attentamente ogni passaggio sospetto e potrà bloccarlo. Il caso si allarga anche a “multiproprietà” europee come quella del Parma. Il fatto che il Desports Group possieda quote di maggioranza anche del Granada, rende di fatto impossibili gli scambi fra la società emiliana e quella andalusa. Discorso ancor più complicato in Inghilterra, dove il FPF è applicato sino alla League Two e interessa almeno 5 club.

Addio prestito con diritto di riscatto

In Italia si dice “fatta la legge trovato l’inganno”. E in questo caso l’artifizio consisterebbe nella cosiddetta formula del prestito con diritto di riscatto, una delle più utilizzate dalle milanesi, in particolar modo dall’Inter di Sabatini. Da quest’anni sotto i fari dell’UEFA (e della Cina) c’è anche questa forma di compravendita, il che rende, restando in Italia, pressoché nulli i margini di manovra sia di Inter che del Milan e restringe sensibilmente quelli del Parma. Insomma la Cina è vicina e sarà anche ricca, ma i soldi vuole tenerli dentro la Grande Muraglia. E ai dirigenti rossonerazzurri e quelli crociati resta solo la fantasia. Ne servirà molta, a partire da gennaio, per portare a termine le operazioni di mercato.