Ignazio Castellucci

Sul Posticipo del 23 marzo avevamo ipotizzato scenari nuovi rispetto all’operazione inizialmente progettata dal sig. Li, viste le sue difficoltà nel trovare partner di equity tra i grandi attori della finanza pubblica cinese. Il businessman cinese alla fine è arrivato nudo alla meta, letteralmente, pur di non perdere le caparre versate all’inizio, spogliandosi di tutta la sua liquidità per riuscire a versare la famosa terza caparra di 100 milioni, la metà dei quali a rate, e l’altra metà offrendo dei titoli.

Closing Milan: spunta il “vulture fund”

Rimasto solo, non gli restava che la via dell’indebitamento personale con partner finanziari non cinesi, liquidando la Sino Europe Sports e l’idea originaria. La soluzione trovata, di altissimo profilo internazionale – il che dovrebbe permette almeno di evitare certe ipotesi sull’origine “grigia” delle risorse impiegate in questa seconda parte dell’operazione – è stata individuata, secondo Business Insider, in Elliot Management, società nordamericana che gestisce hedge funds e altri veicoli di investimento globale, nota anche al pubblico dei non specialisti per essere stato bollato in passato come vulture fund in relazione alle vicende del debito pubblico argentino. Fondo-avvoltoio: simpatico nomignolo attribuito ai fondi di investimento che volano alti sugli scenari globali per individuare entità moribonde e crediti di difficile realizzazione, su cui si gettano facendo acquisti per quattro noccioline, in attesa di realizzare i crediti con grandi guadagni. Ma Elliot è anche, o soprattutto, un investitore globale forte e di alto profilo. Se è vero che il fondo è intervenuto mettendo sul tavolo le risorse necessarie al closing, oltre a un prestito al Milan di 50 milioni per le spesucce della prossima campagna acquisti, e questo in generale fa ben sperare per la conclusione della vendita del club, è anche vero che Elliot non farà sconti al sig. Li, né al Milan: le risorse imprestate andranno restituite, con gli interessi e nei tempi previsti. Sciolti i dubbi sulla fattibilità dell’acquisto dal punto di vista finanziario, rimangono i dubbi, che avevamo già sollevato, sul futuro operativo del Milan del sig. Li: dopo aver dato fondo a tutte le sue risorse, si è indebitato pesantemente con un’istituzione finanziaria di quelle spietate – ben diverse da quelle cinesi in cui il rapporto con gli amici, e gli amici degli amici, e gli amici del Partito spesso permette di appianare le difficoltà finanziarie o operative.


Il Milan non è noto per aver prodotto utili, recentemente. Riuscirà il sig. Li a onorare i debiti? Non solo: riuscirà il sig. Li a trovare anche le risorse fresche necessarie per un grande rilancio sportivo, o vivacchierà sul filo del rasoio, come un debitore cronico sempre inseguito da creditori e ufficiali giudiziari? Di certo al sig. Li va dato atto di una notevole resilienza, anche se una forte motivazione è certo la paura di perdere le caparre versate. D’altra parte, anche la “pazienza” di Berlusconi nel concedere rinvii del closing quando avrebbe potuto interrompere la trattativa e incassare le caparre è facilmente spiegabile con l’esigenza di vendere e fare cassa; e anche considerando che l’interruzione dell’operazione avrebbe comunque avuto qualche ripercussione negativa anche per lui e per la Fininvest – accertamenti antiriciclaggio, delusione/disaffezione di molti tifosi, azioni legali, possibili ricadute negative sul suo standing politico ed elettorale. Gli scenari possibili oggi restano in buona parte quelli squadernati nelle nostre riflessioni del 23 marzo: il closing si farà, ma nel quadro di un’operazione molto diversa da quella inizialmente progettata. Probabilmente, quella di oggi è una soluzione-ponte, nell’attesa di altri investitori di equity, nuovi o già sentiti, con cui pervenire a un assetto definitivo della proprietà del club salvando capra e cavoli; e la faccia e in parte la tasca di tutti quanti sono stati fin qui coinvolti in questa telenovela alla salsa di soia.