Ignazio Castellucci

Alla fine non è nemmeno più questione di esser sinologi. Qualunque osservatore di cose economiche si rende ormai conto che l’operazione del sig. Li sul Milan è deragliataDopo il mancato closing del 3 marzo ci sono state voci e, pare, un gentlemen’s agreement tra Li e la Fininvest per una terza caparra in arrivo entro il 10 marzo, che avrebbe riavviato il negoziato per giungere all’agognato closing prima di Pasqua; si sono susseguite voci di ogni tipo: la caparra c’è, non c’è, ci sarà, è partita, è in viaggio; anzi no, il sig. Li pagherà in un colpo solo tutti i 420 milioni che restano da pagare, ecc. ecc.

Milan senza una proprietà forte?

Nel frattempo, anche la data dell’arrivo della terza caparra slittava continuamente, tra le rassicurazioni del sig. Li e l’ira funesta dell’ex-Cavaliere che da giorni ormai apertamente minaccia di abbandonare la cessione tenendosi le caparre ricevute sin qui. Comunque vada – perché abbiamo capito che ancora potrebbe accadere di tutto – l’operazione è con ogni probabilità fallita. E, se anche dovesse andare in porto, rischierà comunque di rivelarsi fallimentare dopo il closing, nel medio periodo: il sig. Li potrebbe anche riuscire, in ipotesi, a mettere insieme la liquidità necessaria con investitori minori, rispetto a quelli ipotizzati in origine; o potrebbe almeno in parte procedere indebitandosi lui stesso. Ma il nuovo Milan si identificherebbe a quel punto con il sig. Li stesso, e basta: un personaggio poco noto o discusso anche in patria, che ha tentato un’operazione più grande di lui. In quel caso al Milan mancherebbe una proprietà forte e solida, adeguate capacità di investimento – condizione necessaria per far crescere il club – e anche adeguate capacità gestionali, per quanto si è visto fin qui. La favoleggiata quotazione nel listino della Borsa di Shanghai, che avrebbe potuto consentire la raccolta di ingenti risorse fresche, pare ormai un miraggio dopo che le Autorità cinesi e tutti gli investitori pubblici del Regno di Mezzo, incluso il fondo Haixia e il governo provinciale del Fujian, hanno preso le distanze dall’operazione.

La prima edizione della Supercoppa vinta dal Milan

La prima edizione della Supercoppa vinta dal Milan

Il proseguire del tira-e-molla tra le parti nei giorni scorsi credo abbia avuto una funzione prevalentemente strumentale e tattica rispetto alle prossime quasi inevitabili azioni legali; ormai siamo al silenzio da ambo le parti che dovrebbe preludere alla definizione dell’intera vicenda in un senso o nell’altro.Non  possiamo certo escludere che nei giorni scorsi si siano effettivamente reperiti i capitali necessari e fatte tutte le verifiche del caso; e che un qualche accordo più o meno zoppicante si raggiunga in queste ore, e che segua poi l’ormai mitico closing, e poi chissà. Sul Corriere dello Sport di oggi (23 marzo) si parla di una terza caparra a rate (di 20 milioni)… mah.  A Silvio Berlusconi dovrebbe ormai essere chiaro come il closing immaginato all’inizio oggi possa solo essere una iattura per il Milan: è certamente meglio tenersi le caparre ricevute e difenderle negli accertamenti antiriciclaggio, e nei giudizi che certamente seguiranno in cui il sig. Li tenterà di riaverle indietro almeno in parte; piuttosto che cedere il club in queste condizioni per poi vederlo vivacchiare, pagando per sempre un prezzo salato in termini di immagine personale e anche probabilmente di standing politico ed elettorale. Oltretutto, anche in quest’ultimo caso non potrebbero certo escludersi accertamenti, anzi più probabili, per verificare l’origine dei fondi del sig. Li.

GLI SCENARI POSSIBILI
Gli scenari possibili restano vari e variegati: il closing si farà (difficile), non si farà (possibile), o magari si giungerà a una soluzione intermedia o diversa (probabile). Un compromesso, in grado di soddisfare il bisogno di liquidità della Fininvest, da una parte, e l’esigenza del sig. Li di non perdere le caparre versate, dall’altra, potrebbe essere ad esempio la cessione al sig. Li di un pacchetto azionario solo parziale o magari di minoranza; o comunque un’altra formula in cui alla Sino Europe sia ceduto meno di quanto immaginato all’inizio, a fronte dei minori capitali investiti – magari anche una soluzione-ponte nell’attesa di altri investitori, nuovi o già sentiti, con cui Fininvest possa poi completare la dismissione del club rossonero.