Maurizio Compagnoni

E’ singolare che l’Inter abbia avviato un processo di “italianizzazione” della rosa nel momento in cui la proprietà del club è passata a un gruppo cinese dalle grandi potenzialità economiche. E’ un aspetto singolare ma sicuramente positivo. Allo stesso tempo è bene sgombrare il campo da un equivoco: non è che per ottenere grandi traguardi sia indispensabile avere tanti italiani in rosa. Proprio l’Inter di Mourinho vinse tutto con un contributo, in termini di minutaggio, minimo dai pochissimi italiani a disposizione. E’ lecito credere, tuttavia, che avere uno zoccolo di giocatori del Bel Paese possa aiutare a raggiungere grandi traguardi. E’ la storia del Milan di Sacchi, della prima Juve di Lippi e, attualmente, della stessa Juve di Allegri.

Gagliardini l’ultimo italiano alla corte del Suning

L’Inter targata Suning ha puntato forte nell’ultimo mercato estivo su Candreva, a gennaio ha fatto un investimento importante per Gagliardini e adesso guarda molto in Italia per rinforzare la batteria dei terzini. E a Pioli piacerebbe molto avere almeno uno tra Chiesa e Bernardeschi, i due esterni che stanno spopolando nella Fiorentina. Il problema degli italiani è il costo del cartellino. Non è una legge scritta ma -a parità di valore- il sospetto è che i nostri costino un po’ di più. La stessa cosa, del resto, avviene con i calciatori inglesi in Premier. Ma quelli di Suning, al di là dei paletti (aggirabili in parte) imposti dal fair play finanziario non hanno certo problemi di budget. Al di là di Chiesa e Bernardeschi, che sono fortissimi ma giocano nello stesso ruolo di Candreva e Perisic, all’Inter farebbe comodo un forte centrale italiano. Il problema di Suning è che la Juve ha fatto piazza pulita. Al di là della BBC, Marotta ha preso Rugani e Caldara. Romagnoli è andato al Milan e in giro, al momento, non c’è sul mercato qualcuno che sia all’altezza delle ambizioni dell’Inter.

federico chiesa

Federico Chiesa piacerebbe tanto all’Inter

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Resta comunque la svolta impressa dal nuovo gruppo dirigente, la decisa caccia al talento italiano. Lo stesso progetto dei cinesi (per quanto misteriosi e in attesa del closing) del Milan. Anche se in quel caso sembra più una strategia imposta dalla vecchia proprietà. Delle intenzioni dei nuovi (quando arriveranno) proprietari del Milan si sa pochissimo. Ma la base di italiani è molto buona: Donnarumma, De Sciglio, Abate, Romagnoli, Locatelli, Bonaventura, Calabria. I derby di Milano con tutti stranieri o quasi ormai sono solo un ricordo.