Ignazio Castellucci

Guardiamo con attenzione la slide riprodotta qui appresso, parte di una delle presentazioni ufficiali di apertura  del World Football Forum di Changsha dello scorso maggio sui cui ci ha eccellentemente tenuti informati Alessio Santosuosso. La slide rappresenta gli investimenti cinesi nel calcio europeo. Cosa notate?

Esatto: manca il Milan. Questa immagine, di fonte paragovernativa, cristallizza e conclama il fatto già noto che l’acquisto del Milan da parte di Li Yonghong in qualche modo non è un acquisto “cinese”Cinese è certamente la persona che ha guidato la cordata, l’attuale Presidente Li Yonghong. I capitali impiegati non sono cinesi, però: risorse personali di Mr. Li provenienti da fonti eterogenee e da varie giurisdizioni, più o meno offshore, e risorse finanziarie della società di investimenti nordamericana Elliott. Soprattutto, il governo cinese non ha benedetto l’operazione, come avevamo detto su queste pagine prima di molti altri.

Che il problema fosse la persona del sig. Li o l’operazione in sé, Pechino a un certo momento ha ritenuto di togliere il suo placet e di prendere le distanze dalla faccenda, non autorizzando l’impiego dei capitali cinesi e obbligando il pur resiliente sig. Li a esplorare alternative finanziare ardite, e certamente ancora non stabilizzate. L’assenza del Milan in questa slide è fragorosa: l’acquisto del Milan è al di fuori della strategia calcistica del Dragone – in cui rientra invece a pieno titolo l’operazione di Suning sull’Inter.

Inter SuningCiò non esclude che la “cinesità” del Milan possa tornare ad essere utile a quella strategia e valorizzata, ove il Sig. Li riesca presto ad ottenere risultati importanti. Il Milan è una delle “Cine” nell’universo sportivo: metaforicamente, è Hong Kong, è Macao (due giurisdizioni da cui provengono parte delle risorse impiegate nell’operazione); magari è Taiwan. Ma non è “la” Cina, almeno per ora.  La metafora riproduce il pattern dell’espansione geopolitica e geoeconomica cinese, fatta di un Chinese core e di moltissime ramificazioni, interessi e forme di interessenze; e di ben più di cinquanta sfumature di grigio tra gli estremi teorici del “Cina” e “non-Cina”.

Il sig. Li dovrà non solo riuscire a rendere sostenibile la situazione finanziaria del club – specie nei riguardi del debito con Elliot – e poi a riprenderne il controllo societario, e a renderlo un club e un brand globalmente vincente: egli dovrà anche completare il suo personale “Purgatorio politico” presso le gerarchie di Pechino. Potete giurarci sul fatto che il principale destinatario di quella slide sia proprio lui. Il sig. Li certamente ci sta provando, di questo gli va dato atto; potrà forse riuscire nell’impresa, portando a casa prestissimo dei risultati importanti.