Ignazio Castellucci

Nell’incontro svolto a Panmunjeom il 9 gennaio le delegazioni delle due Coree, guidate da due Ministri, hanno iniziato a discutere della partecipazione nordcoreana ai Giochi del Sud. Incontri e colloqui proseguiranno per definire i molti aspetti connessi alla partecipazione, ma alcuni elementi interessanti sono già stati stabiliti e resi pubblici: il Paese del Nord invierà una delegazione consistente di atleti, staff e personale di supporto, giornalisti, funzionari; inclusi certamente degli appartenenti ai servizi di sicurezza, più o meno disguised; e persino inclusa una cheering squad, una piccola claque organizzata di tifosi di stato, dato che i comuni cittadini nordcoreani non possono scegliere di viaggiare al Sud per tifare sostenere i loro campioni nazionali.

Sfilata congiunta sotto un’unica bandiera

Assisteremo quasi certamente alla sfilata congiunta delle due delegazioni nelle cerimonie di apertura e chiusura dei Giochi, probabilmente sotto l’unica bandiera della riunificazione coreana già vista ai Giochi di Sydney e Pechino e in qualche altra occasione importante, con il disegno della intera penisola coreana in azzurro su campo bianco: un segnale potentissimo della ripresa del dialogo, sinora visto solo nel breve periodo della cosiddetta sunshine policy, voluta e attuata brevemente dal presidente sudcoreano Kim Dae-jung e da quello nordcoreano Kim Jong-il (il padre dell’attuale presidente Kim Jong-un) nei primi anni di questo secolo.

Apertura sportiva ma anche politica

L’attuale presidente sudcoreano Moon Jae-in, tendenzialmente incline all’apertura e all’avvio di una fase distensiva che molti media già hanno denominato Moonshine policy, ha però chiarito oggi, mercoledì, che al positivo avvio dei colloqui dovranno seguire anche contatti e colloqui con un orizzonte più ampio ai fini della normalizzazione dei rapporti, con colloqui ad alto livello su vari temi, inclusi anche quelli a livello militare; proponendo anche un summit tra i due presidenti avente a oggetto la denuclearizzazione della penisola coreana. Moon ha anche chiarito che il Paese del Sud comunque manterrà i propri obblighi internazionali di dare attuazione alle sanzioni economiche già imposte alla Corea del Nord, finché non si giungerà a una soluzione al contenzioso sul suo programma nucleare. Ora è Moon, insomma, che dopo aver accettato entusiasticamente l’iniziativa di Kim Jong-un fa la voce, non dico grossa ma almeno, grossetta – tentando di non perdere del tutto l’iniziativa politica e di partecipare al beneficio di immagine legato agli eventi degli ultimi giorni, di cui finora pare aver goduto principalmente Kim Jong-un.

Gli eventi si susseguono e la situazione è almeno potenzialmente gravida di sviluppi; i Giochi daranno infinite occasioni alle parti, inclusi gli Stati Uniti se lo vorranno, per un’accelerazione dell’intero processo. Al di là di possibili eventi “casuali” a latere delle gare, i team del Nord e del sud si impegneranno al massimo per sfidarsi e darsi messaggi reciprochi anche in gara attraverso le performance dei rispettivi atleti, al tempo stesso riallacciando i rapporti, e rinvigorendo e in qualche misura rendendo nota al mondo l’esistenza di un ancestrale, forte e mai sopito sentimento nazionale pancoreano.