Ignazio Castellucci

I colloqui bilaterali tra le due Coree proseguono a Panmunjeom, e i media coreani forniscono quotidianamente nuovi dettagli sia sui colloqui che sul dibattito che questi dettagli provocano in Corea del Sud. La politica sudcoreana discute sulla scelta di far sfilare le due squadre sotto la unica bandiera dell’Unificazione, come sembra proporre il governo, mentre l’opposizione sostiene che la Corea del Sud, quale Paese ospitante, non può non sfilare con il Taegeukgi, la sua bandiera nazionale, lasciando i nordcoreani decidere come vogliono sfilare per quanto li riguarda.

Squadre unificate, esibizioni e musica tradizionale

Immagino che in qualche modo le vedremo entrambe – anzi, entrembi, se così si può dire: nord, sud e riunificazione – se non altro perché il Paese ospite può aprire la cerimonia con la propria, e poi veder sfilare insieme le delegazioni con (le due bandiere nazionali e in più) quella della Riunificazione.

L’altro tema caldo sui media coreani è quello delle due esibizioni artistiche della delegazione del Nord: si parla di un mega-show con un totale di circa 140 performers, inclusa la famosa orchestra Samjiyon, la all-girls-band Moranbong, e altri cantanti, ballerini e artisti vari, e si discute sulle canzoni e musiche che saranno eseguite: la speranza di tutti è che si possa avere uno show di musica classica, di musica tradizionale coreana, di canzoni con temi leggeri, certo inclusa anche qualche cover di brani occidentali.

Colloqui anche sul fronte politico

Sul fronte politico, i colloqui in corso vertono anche sul livello dei capi della delegazione del Nord, ed è trapelata la possibilità (chissà) che la delegazione del Nord sia guidata da Choe Ryong-hae in persona: si tratta di uno degli uomini più importanti del regime di Pyongyang; la sua presenza a Pyeongchang – ancora tutta da confermare – avrebbe un chiaro e forte significato politico, e darebbe la possibilità concreta alle due Coree di avviare colloqui, magari informali, su temi ben più vasti di quelli meramente sportivi.

E finalmente oggi ha fatto sentire la sua voce anche il Presidente cinese Xi Jinping, che in una telefonata con Donald Trump ha dichiarato che il momento favorevole tra le due Coree, raggiunto con tante difficoltà, deve proseguire con gli sforzi di tutti, con l’obiettivo di riaprire il tavolo negoziale (i Six Party talks tra le due Coree, Cina, Russia, Giappone e Stati Uniti, fermi ormai dal 2012) per la soluzione pacifica delle dispute nella regione e per l’avvio anche di una utile cooperazione economica tra le due Coree: un velato cazziatone a Trump, insomma, a ribadire il più duro messaggio ieri da Kim a Trump e Moon Jae-in, a seguito delle loro dichiarazioni impolite (magari anche fondate, almeno in parte) sull’apertura del Nord dovuta alle loro pressioni politiche; una telefonata in cui tutto sommato si stigmatizza anche il summit in corso oggi a Vancouver (Canada) tra venti paesi (ma senza Cina e Russia, alleati di Pyongyang) per discutere di possibili ulteriori azioni da adottare nel contenzioso nucleare con la Corea del Nord.

Vi terremo aggiornati.