Ignazio Castellucci

L’incontro si farà: il 9 gennaio, a un mese dall’apertura dei Giochi invernali di Pyeongchang, le delegazioni delle due Coree si incontreranno nel villaggio di Panmunjeom, nella zona demilitarizzata al confine tra i due paesi lungo il 38mo parallelo, per discutere della partecipazione ai Giochi del paese del Nord.

Aspetti burocratici a parte, un segnale di distensione

Gli aspetti tecnici e pratici su cui discutere certo non mancano: dai visti per gli atleti al modo in cui saranno alloggiati in sicurezza; sicurezza specialmente nel senso inteso da Pyongyang, la cui principale preoccupazione sarà quella di far sì che i propri atleti abbiano contatti il più possibile limitati con il mondo esterno: circolano già voci sul possibile impiego di una nave da crociera a mo’ di residenza olimpica per gli atleti nordcoreani.

Al di là dei pur importanti aspetti tecnici, burocratici e pratici, però, la novità è l’avvio dei colloqui e la ormai probabile partecipazione ai Giochi del Paese del Nord, che apre una fase di distensione non solo limitata alle due Coree. Nel discorso di Capodanno Kim ha augurato al Paese meridionale che i Giochi siano un successo; il Presidente Trump ha fatto sapere che gli piacerebbe telefonare a Kim Jong-un in occasione di questo incontro tra le due Coree, e potrebbe farlo addirittura prima dell’avvio dei colloqui; magari oggi, che è anche il compleanno del Rispettato Maresciallo Kim – cui colgo l’occasione per inviare i miei personali e migliori auguri.

Che i due si parlino tra oggi e domani è ovviamente auspicabile, anche se mi pare un’accelerazione eccessiva per essere plausibile; la normalizzazione, per essere profonda e duratura, richiede piccoli passi e dosaggi omeopatici, almeno all’inizio. Ma qualcosa di nuovo prima o in occasione dei Giochi certamente vedremo accadere, tra Trump e Kim: magari qualche messaggio indiretto, se non la sperata telefonata.  Il che non esclude che subito dopo i Giochi, o magari anche prima, riprendano i test balistici da un lato e le manovre militari congiunte sudcoreane-americane dall’altro, e che i due superdotati continuino a fare la voce grossa ogni tanto, con qualche reale rischio di (episodi di) confronto militare.

Lo sport, veicolo di apertura dai tempi di Nixon

Come sempre nelle vicende politico-sportive, una certa importanza sul come/quando del prossimo passo di apertura per le parti in gioco verrà dai risultati sul campo, o da fatti a margine del campo: l’avvio della distensione tra Cina e Stati Uniti che portò alla storica visita di Nixon in Cina nel 1972 nacque da un campionato mondiale di ping-pong, quello giapponese del 1971, e da un incontro più o meno fortuito tra campioni dei due paesi, con un più o meno fortunoso passaggio ottenuto dall’americano Glenn Cowan, lasciato a piedi dal suo gruppo dopo un allenamento, nel pullman della delegazione cinese in cui viaggiava il campione cinese Zhiang Zedong. A questo incontro “proibito” seguirono scambi di doni, fotografie diffuse sui media di tutto il mondo, e infine inviti reciproci tra i due atleti a visitare i rispettivi paesi.

In realtà entrambi i paesi stavano già considerando di avviare un dialogo, e l’occasione sportiva fu prontamente còlta, se non proprio creata ad arte, da ambo le parti, avviando un processo passato alla storia con il nome di ping-pong diplomacy.

Possibili eventi prima inimmaginabili

Potremmo presto assistere a eventi sportivi di grande valore simbolico: proviamo a immaginare incontri diretti tra atleti del Nord e del Sud, o del Nord e degli USA; o l’inno del Nord suonato per un oro olimpico,  o un podio con atleti di entrambe le Coree.

Se tutto andrà come speriamo, non sarà poi difficile che avvenga un qualche incontro più o meno causale tra atleti del Nord e colleghi del Sud – o persino qualche estemporanea  riunione familiare, con qualche vecchio zio del Sud che riesce a incontrare e abbracciare il nipote sceso dal Nord, tra lacrime, fiori, doni, kimchi e ovviamente fotografi di tutto il mondo. Non è da escludere che qualcosa del genere possa coinvolgere anche qualche membro della delegazione americana; dipenderà ovviamente dal passo che Trump e Kim vorranno imprimere a questo ancora quasi inesistente dialogo, e dal lavorìo che ambo le parti svolgono da tempo dietro le quinte.

Sarà interessante stare a vedere.