Alessio Santosuosso

All’incontro al forum di Changsha gli esperti del calcio mondiale hanno condiviso un’approfondita analisi sul rapporto tra il processo di globalizzazione e la trasformazione della geografia dell’industria del calcio odierno. I grandi club, tra cui per esempio Real Madrid, Barcellona e Manchester United, si contendono da alcuni anni il palcoscenico mediatico a colpi di post, tweet, instaphoto e, oramai, anche di moment (oltre ai social network americani opera nel settore dal 2011 il fenomeno WeChat, servizio di comunicazione sviluppato dalla società cinese Tencent).

Cina: la potenza dei social network

Le più importanti competizioni calcistiche mondiali, come FIFA World Cup, Premier League e Bundesliga, sono trasmesse in mondovisione a miliardi di persone residenti in oltre duecento paesi differenti. I trasferimenti internazionali di calciatori aumentano progressivamente di anno in anno e il 2016 in particolare ha registrato un record: si è superata per la prima volta la soglia di 14mila movimenti transnazionali, come riporta la FIFA nel suo Global Transfer Market Report 2017. Nel marzo del 2015 la Cina è scesa prepotentemente in campo rendendo la sfida irresistibilmente avvincente. C’era la necessità di creare e coltivare un settore giovanile di calciatori autoctoni per lo sviluppo del suo calcio nel lungo termine e proprio da lì il governo ha dato inizio al cambiamento, segnando un momento storico per il calcio cinese e internazionale. I club europei hanno cominciato a espandersi in oriente, aprendo le proprie scuole calcio in terra cinese, con l’obiettivo primario di ampliare il proprio bacino di tifosi ( e quindi di business), e con quello secondario di scovare, perché no, il futuro Paulo Dybala o Paul Pogba dall’occhio a mandorla.


Ma la nuova geografia ( e geopolitica) del calcio non dipende solamente dall’accoppiata di fattori iperattività sui social media – sviluppo dell’educazione calcistica cinese. Le tendenze concorrenti, in maniera più o meno decisiva, sono numerose e variegate. L’All India Football Federation si è messa in scia della vicina pioniera Chinese Football Association e si dichiara pronta inserire la freccia per il sorpasso.
I colossi imprenditoriali cinesi, seguendo l’esempio di Jack Ma, principe dell’e-commerce, investono somme astronomiche di sponsorizzazione nell’intento di partecipare alla crescita dello sport e del calcio internazionale: l’attuale uomo più ricco di Cina, infatti, lo scorso 19 gennaio, ha avviato un rapporto ultradecennale (precisamente, tre cicli da quattro anni ciascuno) con il Comitato Olimpico Internazionale, dopo aver già stretto in passato partnership digitali con la Fédération internationale de natation e World Rugby.

La connessione tra gli eventi sportivi e i tifosi è diventata totale. Le partite non solo sono raccontate in diretta sui social media ma vengono anche trasmesse sui siti nazionali gratuiti di streaming: China Central Television, il più grande network televisivo della Cina continentale, titolare dei diritti televisivi della Serie A, per esempio, ha permesso la scorsa settimana a migliaia di tifosi cinesi juventini di celebrare la sesta vittoria consecutiva dello Scudetto. Vale la pena infine di menzionare l’eSport, ossia giocare ai videogiochi sportivi a livello competitivo organizzato. E’ diventata una delle attività ricreative più popolari del ventunesimo secolo tra i ragazzi dai 15 ai 30 anni. FIFA Interactive World Cup, per esempio, consente ogni anno a migliaia di gamer di gareggiare per aggiudicarsi il titolo di miglior giocatore FIFA e un invito in tribuna d’onore al prossimo ( reale) FIFA World Cup. Si può quindi facilmente cogliere che l’industria calcistica, ai fini del suo corretto funzionamento, necessiti della predisposizione di un raffinatissimo progetto tecnico. Tuttavia, capitale e tecnologia non sono sufficienti: è una realtà tanto commercialmente proficua quanto ampiamente esposta e (quindi) vulnerabile. Non credo ci sia il bisogno di scomodare il saggio zio Ben Parker per ricordare al Presidente Xi che “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”: la Cina è ben consapevole che dovrà contribuire alla creazione di sistema globale di good governance, finanziariamente stabile e moralmente ed eticamente integro, mirato a salvaguardare lo sport più bello del mondo.