Adriano Stabile

Il gancio cielo di Kareem Abdul-Jabbar è nella storia del basket come un quadro d’autore. Lo “sky-hook” lo ha reso l’icona della pallacanestro Nba come Pelé e Maradona lo sono stati per il calcio o Ali per il pugilato. Kareem Abdul Jabbar compie 70 anni e il suo mito continua a splendere. La sua parabola sportiva e la sua classe ben si sposano con l’epica sportiva anche se lui, in realtà, non ha mai amato lo star system che pure gli ha dato notorietà e ricchezza.

Kareem Abdul-Jabbar, mito del basket

Jabbar 70

Kareem Abdul-Jabbar nei Milwaukee Bucks

Quando nasce, all’indomani della Seconda guerra mondiale (il 16 aprile 1947 a New York), si capisce subito che c’è qualcosa di scritto nel suo dna. È alto, o meglio lungo, 70 centimetri. A 13 anni arriva già a due metri. All’epoca si chiama ancora Ferdinand Lewis Alcindor junior, il suo vero nome all’anagrafe di New York. Oltre al fisico imponente però si nota immediatamente una classe cristallina nel giocare a pallacanestro: guida il suo liceo, la Power Memorial Academy, a 71 vittorie consecutive, quindi passa alla University of California di Los Angeles. Con l’Ucla vince tre campionati Ncaa (1967, 1968, 1969) meritandosi l’attenzione dei Milwaukee Bucks che ne fanno la prima scelta per l’Nba nel 1969.

Jabbar Bruce Lee

Jabbar con Bruce Lee nel film “L’ultimo combattimento di Chen”

INCONFONDIBILI I SUOI OCCHIALI PROTETTIVI
È allora che Kareem Abdul-Jabbar inizia a indossare i suoi caratteristici occhiali protettivi a causa di una lesione alla retina dell’occhio sinistro. Inquieto e un po’ scorbutico, nel 1968 rifiuta la convocazione della nazionale statunitense per le Olimpiadi in segno di protesta contro la discriminazione dei neri d’America. Si appassiona, come Muhammad Ali, a Malcolm X e all’Islam fino a cambiare nome in Kareem Abdul-Jabbar. È il 1971. In quell’anno i suoi Milwaukee Bucks vincono addirittura l’Nba, superando per 4-0 in finale i Baltimore Bullets: fino a un paio d’anni prima era impensabile un successo dei Bucks.

Jabbar Lakers

Una figurina di Jabbar al tempo dei Los Angeles Lakers

VINCE CINQUE NBA CON I L.A. LAKERS
Ormai Jabbar è una stella, un gigante di 7 piedi e 2 pollici (2 metri e 18 centimetri) per 121 chili, capace di vincere le partite da solo. Il miglior pivot in circolazione. Nel 1975, a 28 anni, passa ai Los Angeles Lakers e lì diventa definitivamente leggenda vincendo altri cinque anelli dell’Nba (1980, 1982, 1985, 1987, 1988), diventando il recordman di punti nella lega americana (38.387, tuttora primato assoluto. Dietro di lui ci sono Karl Malone a 36.928 punti e Kobe Bryant a 33.643) e continuando a giocare fino a 42 anni al fianco di Magic Johnson, allenato da quello straordinario e carismatico coach che porta il nome di Pat Riley.

Kareem Abdul-Jabbar

Kareem Abdul-Jabbar, 70 anni oggi, nel 2010

PER DIECI ANNI SEGNA ALMENO DIECI PUNTI A MATCH
Con la sua maglia numero 33 Jabbar colleziona record di ogni tipo. Per 10 anni e 787 incontri consecutivi segna almeno 10 punti a partita, tra il 4 dicembre 1977 e il 2 dicembre 1987. In 9 campionati Nba supera i 2000 punti stagionali. Per 17 stagioni, fino all’età di 39 anni, chiude il campionato Nba con almeno 20 punti di media. Attacca e difende con la stessa facilità: il 14 dicembre 1975, contro i Detroit Pistons, colleziona 29 rimbalzi difensivi in un solo match. Gioca 19 volte l’All Star Game (salta soltanto quello del 1978), viene giudicato Mvp dell’anno Nba in sei occasioni e chiude la carriera con una percentuale al tiro del 55,9% e una media rimbalzi di 11,2 a partita.

Clinton Jabbar

Hillary Clinton e Kareem Abdul-Jabbar

TARTASSATO DAI MAL DI TESTA, IGNORA SHAQ O’NEAL
Eppure quel carattere un po’ burbero gli rimane. Forse per colpa dei terribili mal di testa di cui ha sempre sofferto. Forse per colpa di qualche antipatico scherzetto del destino: dal traumatico divorzio da Janice “Habiba” Brown nel 1978, all’incendio in cui perde la sua amata collezione di tappeti orientali e dischi jazz fino alla truffa del suo commercialista che gli ruba nove milioni di dollari.

«Ogni volta che l’ho incontrato mi ha ignorato – racconterà di lui Shaquille O’Neal, altro asso dei Lakers – mi sarebbe piaciuto molto avere una conversazione con lui in tutti gli anni che sono stato a Los Angeles».
Il suo carattere introverso non gli facilita la carriera di allenatore: infatti Jabbar non va mai oltre il ruolo di assistente (nei Clippers e con i Sonics), lavorando in genere con il reparto dei lunghi.

Jabbar movie

Jabbar (a sinistra) nel film “L’aereo più pazzo del mondo”

ATTORE PER CINEMA E TV, CORTEGGIATO DA ROMA E BOLOGNA
Musica e cinema sono le sue grandi passioni e così si toglie lo sfizio di fare l’attore nell’“Aereo più pazzo del mondo” del 1980 e in due episodi della sitcom tv “Arnold” (“Il supplente” del 1982 e “A tale of two teachers” del 1985) nonché di combattere a colpi di arti marziali nel film con Bruce Lee, suo amico e maestro, “L’ultimo combattimento di Chen”, completato e uscito dopo la morte del campione di arti marziali statunitense.

Nel 1989, dopo l’addio al parquet, Kareem Abdul-Jabbar viene corteggiato a lungo dalla Virtus Roma, ma il sogno di vederlo giocare nella Capitale svanisce dopo qualche settimana. Nel 1992, quando ha 45 anni, ci prova invano anche la Virtus Bologna. Il gancio cielo aveva già da tempo lasciato i palazzetti dell’Nba, ma il suo mito era più vivo che mai. Proprio come oggi.