Paolo Valenti

Il 16 dicembre 1977, poco meno di quarant’anni fa, usciva negli Stati Uniti La febbre del Sabato Sera, film cult di un’intera epoca. Un John Travolta straordinario ballava scatenato nei panni di Tony Manero sulla pista da ballo della discoteca 2001 Odyssey di New York, trovando possibilità di espressione e di riscatto da una vita da commesso che gli garantiva soltanto si sbarcare il lunario. È di questi giorni la notizia che quella pista da ballo a luci intermittenti multicolori sarà battuta all’asta a Los Angeles con un previsto incasso che dovrebbe aggirarsi intorno al milione e mezzo di dollari. Una cifra che un buon giocatore della nostra Serie A potrebbe affrontare senza il timore di trovarsi sul lastrico. Ma cosa succedeva nel mondo del calcio nel 1977?

Lanerossi Vicenza

La squadra di Giovanbattista Fabbri e di un giovanissimo Paolo Rossi vinse il campionato di serie B per la seconda volta nella sua storia. Il futuro Pablito, inoltre, vinse il suo primo titolo di capocannoniere con 21 reti. Era il primo atto di una favola che l’anno successivo avrebbe visto la squadra biancorossa contendere il titolo alla ben più blasonata Juventus. La squadra di Trapattoni alla fine fece valere il suo maggior valore ma Paolo Rossi riuscì a bissare l’impresa dell’anno prima laureandosi capocannoniere con 24 gol. Un biglietto da visita che lo portò dritto in Argentina a contendere le copertine dei giornali ad attaccanti di maggior fama.

Juventus

Mentre il Vicenza di Rossi staccava il biglietto per la serie A, la Juventus, assegnata la panchina a un giovanissimo Giovanni Trapattoni, vinceva uno dei più entusiasmanti campionati di serie A a sedici squadre, arrivando di un solo punto davanti al Torino campione d’Italia: 51 punti a 50. Uno score stratosferico frutto di 23 vittorie e 5 pareggi, al quale si accompagnò anche la vittoria del primo trofeo continentale dei bianconeri: la Coppa UEFA, contesa all’Athletic Bilbao in una doppia, tiratissima finale. Un’annata entrata di diritto negli annali della società.

Enzo Bearzot

L’8 ottobre 1977 il tecnico friulano guidò per la prima volta da solo la nazionale azzurra nell’amichevole all’Olympiastadion di Monaco di Baviera contro i campioni del mondo della Germania Ovest. Bearzot aveva cominciato due anni prima la sua avventura sulla panchina della nazionale maggiore insieme a Fulvio Bernardini ma da quell’8 ottobre ebbe la responsabilità unica di una squadra che di lì a qualche settimana avrebbe condotto al mundial argentino eliminando la quotata selezione inglese nonostante una severa sconfitta rimediata a Wembley il 16 novembre. La cronaca quell’8 ottobre registrò una sconfitta dell’Italia per 2-1, nonostante una buona prestazione che fece presagire l’ottimo comportamento degli azzurri ai mondiali del 1978.            

Alessandro Altobelli

A ventidue anni l’attaccante di Sonnino fu uno dei colpi del calciomercato estivo. Si accasò all’Inter, club nel quale vivrà undici anni intensi e pieni di successi arrampicandosi in cima alla classifica dei cannonieri all time della Coppa Italia (56 reti di cui 46 segnate con la maglia nerazzurra) e risultando miglior attaccante dell’Inter nelle competizioni UEFA per club (34 gol). Raggiunse l’apice della carriera vincendo il mundial in Spagna, segnando in finale il terzo gol degli azzurri. Il presidente Fraizzoli, per portarlo a Milano, sborsò una cifra per i tempi assai elevata: un miliardo e mezzo di lire.

Renato Curi

Il 30 ottobre 1977, allo stadio Comunale di Pian di Massiano, si giocava il big match Perugia-Juventus. Le due squadre, appaiate in testa alla classifica insieme a Genoa e Milan, stavano combattendo un match dai buoni valori agonistici. Il primo tempo finì 0-0. Si ricominciò sotto una pioggia battente. Al quinto minuto del secondo tempo Curi si accasciò al suolo alla ricerca del pallone: non si rialzò più, reciso da un infarto a ventiquattro anni. Uno dei più brutti “incidenti” accaduti sui campi di gioco in Italia, rimasto impresso nella memoria di tutti coloro che, allo stadio o in televisione, ebbero modo di esserne testimoni. Dopo sole tre settimane, lo stadio perugino venne ribattezzato col suo nome.