Adriano Stabile

Il ragazzo che gioca guardando le stelle, era il soprannome dato a Giancarlo Antognoni dal giornalista Vladimiro Caminiti per la sua caratteristica, da giocatore, di toccare il pallone sempre a testa alta, senza mai abbassare lo sguardo verso i propri piedi. “Antonio”, dopo mesi di ammiccamenti, torna alla sua Fiorentina, di cui è stato numero 10, capitano e bandiera per tanti anni. «Giancarlo Antognoni lavorerà in stretto contatto con la presidenza con compiti di rappresentanza, sia sportiva che aziendale, e di collaborazione allo sviluppo delle attività sociali e promozionali», è il comunicato di ieri della società viola, per ufficializzare il nuovo matrimonio. “La leggenda torna a casa” è il titolo di un eloquente video pubblicato dal sito ufficiale della Fiorentina.

Giancarlo Antognoni e l’amore per la Fiorentina

Regista di centrocampo, eccellente nel calciare le punizioni e talento precoce, Giancarlo Antognoni a 17 anni era titolare in Serie D nell’Asti Ma.Co.Bi., a 18 lo diventava nella Fiorentina in Serie A e a 20 approdava in nazionale. Nella sua carriera da calciatore, conclusa nel 1989, si è tolto svariate soddisfazioni affermandosi come uno dei migliori centrocampisti degli anni ’70 e ’80. Non sono mancati anche i passaggi a vuoto, dovuti soprattutto alla sfortuna.

Antognoni Fiorentina

Giancarlo Antognoni in splendida forma, nel 2015

ANTOGNONI NON È TOSCANO
Al contrario di quanto pensano alcuni appassionati di calcio, Giancarlo Antognoni non è di Firenze né è toscano. E’ nato il 1° aprile 1954 a Marsciano, paese umbro di 20 mila abitanti in provincia di Perugia che ha dato i natali anche a Walter Sabatini, e si è formato calcisticamente in Piemonte, nell’Asti Ma.Co.Bi.. Nella formazione piemontese, in Serie D, ha giocato le prime partite a 16 anni, nel 1970-71. 

NEL 1971-72 È A UN PASSO DAL TORINO
Giancarlo Antognoni sfiora il Torino, con cui gioca un’amichevole nel 1971-72, quando l’allenatore granata è Gustavo Giagnoni. Da bambino il suo idolo è Gianni Rivera: «A Perugia mio papà gestiva un bar che era anche la sede di un Milan Club – le sue parole al Corriere della Sera nel febbraio 2011 – avevo 9 anni e la prima partita di serie A che ho visto è stata un Bologna Milan. Vinsero i rossoneri per 2-1. Da ragazzino sognavo di giocare nel Milan». Nel 1972, a 18 anni, passa alla Fiorentina per la consistente cifra di 435 milioni i lire. 

LA CARRIERA IN VIOLA, SFIORA LO SCUDETTO NELL’82
Nella Fiorentina gioca per 15 anni, fino al 1987, quando comprende che lo spazio per lui è sempre meno e così preferisce andarsene in Svizzera, per giocare ancora un paio di stagioni senza grandi stress. Lascia il 17 giugno 1987 senza rancore: «La Fiorentina si è sempre comportata nei miei confronti con molta attenzione e sensibilità», spiega Antognoni nel giorno dell’addio.
In maglia viola vince soltanto una Coppa Italia e una Coppa di Lega Italo-Inglese nel 1975. «Non rimpiango niente – racconta nell’aprile 2009 al Nuovo Corriere di Firenze – certo, qualche vittoria mi è mancata, ma l’amore di Firenze è valso più di uno scudetto».

I suoi allenatori nella Fiorentina sono Nils Liedholm, Gigi Radice, Nereo Rocco, Mario Mazzoni, Carlo Mazzone, Beppe Chiappella, Paolo Carosi, Giancarlo De Sisti, Ferruccio Valcareggi, Aldo Agroppi ed Eugenio Bersellini. Lascia Firenze con l’arrivo di Sven Goran Eriksson. È tuttora primatista di presenze in Serie A (341) e in gare ufficiali (429) con la Viola. È stato capitano del club toscano per 11 anni.
Nel 1981-82 la sua Fiorentina chiude seconda in campionato, a un solo punto dalla Juventus campione d’Italia, dopo un lungo e appassionante testa a testa fino all’ultima giornata. «Quel campionato perduto grida ancora vendetta – le parole di Antognoni al Corriere della Sera nel febbraio 2011 – all’ultima giornata a Cagliari ci annullarono un gol regolare di Graziani mentre la Juve vinse a Catanzaro con un rigore, che c’era… Forse non doveva finire con uno spareggio perché c’era il Mondiale che incombeva e in nazionale eravamo in cinque della Fiorentina e in sette-otto della Juve». 

Antognoni Martina

Antognoni dopo l’intervento alla testa nel 1981

NEL 1981 RISCHIA DI MORIRE IN CAMPO
Il 22 novembre 1981 si frattura la testa in uno scontro di gioco con il portiere del Genoa, Silvano Martina (oggi agente di Gigi Buffon), lanciato in uscita disperata. Il cuore di Antognoni si ferma per una trentina di secondi, ma il giocatore ha salva la vita grazie al pronto massaggio cardiaco del dottor Pierluigi Gatto del Genoa e alla respirazione bocca a bocca del massaggiatore viola Ennio “Pallino” Raveggi. Operato alla tempia, il capitano della Fiorentina torna in campo dopo quattro mesi.

CAMPIONE DEL MONDO 1982 IN AZZURRO, QUATTRO GARE DA CAPITANO
In nazionale debutta nel 1974, a 20 anni, voluto dal ct Fulvio Bernardini. In totale conta 73 presenze e 7 gol in azzurro. Vince il titolo mondiale 1982 da titolare in Spagna e disputa anche i Mondiali del 1978 e gli Europei 1980. Gioca l’ultima gara in nazionale il 16 novembre 1983, contro la Cecoslovacchia. Ha indossato quattro volte la fascia di capitano azzurra, nel 1977, nel 1978 e nel 1981 (due volte).

Antognoni 1982

Falcão, Antognoni e Scirea al Mondiale 1982

GLI ALTRI INFORTUNI: PIEDE, CAVIGLIA, GINOCCHIO E INFARTO
La sfortuna si è spesso accanita su Antognoni. Nel 1978 disputa i Mondiali in Argentina non potendo dare il meglio a causa di una fastidiosa infiammazione a un piede. Nel 1982, in Spagna, vince il titolo iridato ma è costretto a saltare la finalissima per un infortunio, nuovamente a un piede, rimediato in semifinale, contro la Polonia.

Il 12 febbraio 1984 riporta un’impressionante frattura esposta di tibia e perone in uno scontro col sampdoriano Luca Pellegrini. Rimane fermo per quasi due anni, tra ritardi e contrattempi vari. Il 7 maggio 1986 è vittima di una lesione del legamento collaterale del ginocchio destro in una partita di Coppa Italia contro l’Empoli. Torna in campo dopo 7 mesi, a dicembre.
La sera del 1° novembre 2004, a 50 anni, viene colpito da attacco cardiaco dopo una partita tra vecchie glorie a Nyon, in Svizzera. Ricoverato in una clinica di Losanna, si riprende nel giro di pochi giorni.

RINUNCIA A JUVE E ROMA, CHIUDE IN SVIZZERA NEL LOSANNA
Nel corso della sua carriera Antognoni per due volte è stato vicino all’addio alla Fiorentina. Lo ha raccontato lui stesso, in più di un’occasione: «Nel 1978, dopo il Mondiale in Argentina, fui chiamato dal presidente Melloni – le parole di Antognoni dell’11 febbraio 2011 – mi disse che mi voleva la Juve. Però non se ne fece niente per paura della reazione dei tifosi. Nell’80 andai io a Roma dal presidente Viola. Invitò a cena me e mia moglie, mi avrebbe dato piazza di Spagna. Allenatore della Roma era Liedholm: voleva Antognoni e Baresi. Solo Antognoni e Baresi. Alla fine decisi di rimanere».

Nel 1987 lascia davvero la Fiorentina per andare a giocare nel Losanna, nel campionato svizzero, per due stagioni. A 33 anni, reduce da tanti infortuni, preferisce divertirsi senza troppo stress. Torna alla Fiorentina, come dirigente, dal 1990 al 2001 facendo osservatore, team manager e direttore generale. Dopo 16 anni di assenza il nuovo rientro a casa, annunciato a Capodanno 2017.