Francesco Cavallini

Anno di grazia 1998. L’Inter di Gigi Simoni, quella che qualche mese prima ha rischiato di vincere lo Scudetto e che ha portato a casa la Coppa UEFA, quella di Ronaldo, Zamorano e Paulo Sousa, attende al Meazza il Bari. Non è una partita semplice, non può esserlo. I nerazzurri hanno perso contro la Lazio e contro la Juventus. Una terza sconfitta consecutiva non dovrebbe neanche passare per l’anticamera del cervello dei tifosi interisti. Eppure… Dall’altra parte c’è una squadra in fiducia. Compatta, coesa, con un gioco semplice ed efficace, costruita ad immagine e somiglianza del suo tecnico, Eugenio Fascetti, monarca assoluto al San Nicola tra il 1995 e il 2001.

Una squadra che non dovrebbe poter impensierire i vicecampioni d’Italia, almeno sulla carta. Ma i nomi, spesso, nascondono la reale essenza dei calciatori. In porta c’è Franco Mancini, uno dei primi portieri della scuola italiana a disimpegnarsi alla grande con i piedi e che, comunque, anche con le mani ci sa fare. La difesa, solida e rocciosa, presenta Gaetano De Rosa, nato a Düsseldorf, pragmaticità tedesca e cuore partenopeo, Rachid Neqrouz, titolare del Marocco, il capitano di lungo corso Gigi Garzya e Mauro Bressan.

masinga bari zambrotta

Gianluca Zambrotta ai tempi del Bari

Ma è dal centrocampo in su che la questione comincia a farsi davvero interessante. Diego De Ascentis, all’epoca considerato uno dei migliori talenti della sua generazione. La coppia centrale è l’algido duo scandinavo, lo svedese Daniel Andersson e il danese Michael Madsen. Sulla sinistra c’è un ragazzo che di strada ne farà, fino ad arrivare alla Coppa del Mondo, un certo Gianluca Zambrotta. E poi in avanti la coppia d’oro: Yksel Osmanovski, che sembra strano a dirsi, ma all’epoca è il mito di un giovanissimo Zlatan Ibrahimovic e soprattutto Philemon “Phil” Masinga, l’idolo assoluto della curva biancorossa.

Una Coppa d’Africa vinta, la partecipazione al Mondiale in Francia e tanto talento. Il sudafricano è l’osservato speciale. Nella stagione precedente ha firmato entrambe le vittorie dei pugliesi sui nerazzurri. La prima, a domicilio, con una rete molto contestata. La seconda in una delle giornate più tristi della storia recente dell’Inter, con la rete al penultimo minuto che sancisce la resa nerazzurra nella lotta al titolo. Lecito quindi un po’ di timore da parte dei padroni di casa.

masinga bari

Masinga festeggia la rete della vittoria nel match di San Siro della stagione 1997/98

E abbastanza prevedibilmente, Fascetti la partita la gioca come sa: marcature asfissianti, per non lasciare la possibilità ai valori tecnici superiori dell’Inter di fare la differenza. E poco cambia se a un certo punto del match Neqrouz è costretto ad uscire per infortunio, perchè anche Duccio Innocenti sa benissimo cosa il suo tecnico si aspetta da lui. La difesa del Bari ha davanti Kanu e Ventola, perchè Simoni ha tenuto in panchina l’artiglieria pesante. Ma non sa che sarà costretto a giocarsela molto presto. Paulo Sousa si innervosisce un po’ troppo per un mani in area non ravvisato e al quarantesimo l’arbitro Farina lo manda sotto la doccia dopo l’ennesimo battibecco. E sulle tribune del Meazza già si comprende l’andazzo.

Che diventa chiaro a inizio secondo tempo. Simoni inserisce Cauet e Zamorano, che fanno giusto in tempo ad acclimatarsi e a vedere la rete di Zambrotta, che a San Siro brilla per la prima di tante volte giustiziando Pagliuca con una zampata ravvicinata. E a quel punto, dato che per l’Inter si fa dura, entra il Fenomeno. Non UN fenomeno. IL. Luis Nazario da Lima, per tutti Ronaldo, Pallone d’Oro 1997 e vicecampione del mondo. Ma al Bari interessa tutto questo interessa poco. E interessa ancora di meno a Phil Masinga. Lasciato colpevolmente libero, il sudafricano raddoppia, per la gioia dei molti tifosi biancorossi sugli spalti.

Ronaldo, essendo Ronaldo, ci mette del suo, procurandosi e realizzando anche il rigore del momentaneo 1-2. Il problema è che il Bari, questo Bari, è in giornata di grazia e sfrutta ogni minimo errore di un’Inter che non può permettersi di perdere. E che invece cade di nuovo, sempre sotto i colpi di Masinga, ormai ufficialmente bestia nera di Simoni. Non basta Colonnese, che accorcia le distanze nel recupero. Il Bari strapazza di nuovo l’Inter. E non sarà l’ultima volta. Nel dicembre 1999 i ragazzi di Fascetti regalano al San Nicola l’ennesimo dispiacere ai nerazzurri. Stavolta però non c’entra Phil Masinga, che è infortunato. È tutto merito di due ragazzi terribili. Uno sparirà dai radar in breve tempo, l’altro diventerà la nuova speranza del calcio italiano. Hugo Enyinnaya e Antonio Cassano. Ma, come si suol dire, questa è un’altra storia…