Francesco Cavallini

Freddo. Algido. Calcolatore. Forse il primo pallettaro, colui che per primo ha capito che continuare a respingere la palla in qualsiasi condizione, rimandarla nel campo all’avversario senza soluzione di continuità, poteva avere lo stesso effetto di una volée o di uno smash ben fatti. Sembrava un robot Björn Borg, una macchina fatta per giocare a tennis. Anzi, per essere il migliore di tutti, in un periodo in cui il talento sembrava aver benedetto il mondo della racchetta, con fior di campioni a contendersi le corone dello Slam. Ma com’è che si dice in inglese, you name it, basta nominarne uno e Borg lo avrà battuto.

Jimmy Connors, John McEnroe, Ivan Lendl, tanto per citare i primi che vengono in mente. O il connazionale Wilander, il grande Nastase, leggende come Rod Laver e Stan Smith. Tutti, indistintamente, sono caduti sotto i colpi continui, inarrestabili del grande Björn Borg. Che in carriera non ha saputo sconfiggere solamente una persona: se stesso. Un confronto impari, perchè tutto il controllo dimostrato sul campo, nella vita privata lo svedese non l’ha mai avuto. I suoi silenzi in campo, quell’attitudine glaciale che gli è valsa il soprannome di IceBorg, nascondevano un ragazzo fragile divenuto uomo e mito (ma anche divo) troppo presto, incapace di gestire un mondo che gli si è spalancato intorno e che lo ha fagocitato.

Borg vs McEnroe film

Björn Borg e John McEnroe a Wimbledon nel 1980

Se ne è andato per sua scelta, per fortuna dal campo e non dalla vita, come invece ha fatto qualcuno meno forte di lui. Eppure quel (primo) ritiro a ventisei anni, nel pieno della maturità agonistica, quando in pura teoria Borg avrebbe potuto forse non dominare, ma di certo lasciare il segno su almeno un altro decennio di tennis, ha creato un mito. Come quello di Marylin, o di Elvis, eclissatisi di colpo mentre ancora splendevano. E Borg splendeva, ma al di fuori. Dentro di lui si era generato un mostro, che consumava tutto ciò di buono che aveva intorno e lo rendeva senza senso, quasi inutile.

Ha mollato tutto perchè la fame, non quella vera ma quella figurata, quella voglia di vincere che sembrava inarrestabile, di colpo è venuta a mancare. Come è venuta a mancare la voglia di continuare il matrimonio con Mariana Simionescu, per lasciarsi travolgere da un enorme numero di flirt senza valore. Neanche la nascita di un figlio è stata in grado di fermare questo percorso verso l’autodistruzione, persino un nuovo amore, quello con Loredana Bertè, invece che aiutare ha creato altri problemi. Una strana coppia la loro, sempre al centro della morbosa attenzione del pubblico. Che non aiuta. Nel 1989 Borg tenta il suicidio, nel 1991 tocca alla cantante. Non c’è verso, bisogna separarsi.

bjorn borg

Björn Borg e Loredana Bertè

Borg tenta anche di tornare a giocare, perchè anni di vita dissoluta e investimenti sbagliati cominciano a pesare sul conto in banca. Ma il rientro va male e gli affari continuano a zoppicare. Nel 2004 lo svedese è costretto a mettere all’asta i cimeli più importanti della sua carriera. Proprio lui, il primo tennista nella storia a guadagnare più di un milione di dollari in una sola stagione. Si mobilitano in tanti, da Johnny Mac, grande rivale nello scontro tra ghiaccio e fuoco, a Andrè Agassi. Ma non serve, perchè Bjorn Borg si rialza. Può andare avanti con le sue gambe.

35 anni tennis

McEnroe e Borg in un torneo senior del 2008

Grazie all’unico investimento azzeccato dal 1983, anno del suo primo ritiro. Una linea di abbigliamento intimo e sportivo che porta il suo nome. Un’azienda che all’inizio sembrava dovesse andare a fondo assieme a lui, ma che pian piano è diventata una marca di culto. Dalla Svezia si è espansa in tutta Europa e ora, attraverso la rete, in ogni angolo del globo. Quella che era nata come una celebrazione di un nome troppo importante per essere dimenticato, è stata l’ancora di salvezza (economica, ma forse anche psicologica) del mito Borg.

Che ora, a sessant’anni compiuti, pare aver messo la testa a posto. E che strano a dirsi, sarà particolarmente felice di poter dichiarare di essere un grandissimo campione…rimasto in mutande.