Francesco Cavallini

Difficile immaginarlo oggi Costantino Rozzi, ad avere a che fare con i social network e le migliaia di interviste post-partita. Di certo però sarebbe uno di quei personaggi virali, di quelli che i ragazzi adorano e di cui si passano in continuazione video e parodie. Anzi, a ben vedere forse si sarebbe ambientato alla grande. Con tutti questi nuovi modi di esprimersi, una persona schietta come il Presidentissimo si sarebbe divertita un mondo a dire a tutti, in ogni occasione, la sua. Perchè tra le tante caratteristiche di Rozzi, presidente dell’Ascoli dal 1968 al 1994, anno della sua morte, non c’erano certo i peli sulla lingua.

Arrivato sullo scranno più alto della società quasi per caso, scelto da una cordata di impreditori ascolani ma quasi totalmente avulso del mondo del pallone, Rozzi non può non innamorarsi perdutamente dell’Ascoli. E, soprattutto, i tifosi bianconeri non possono fare a meno di innamorarsi di lui. Lo spirito prettamente verace del presidente, unito alle fortune sportive dei primi anni Settanta, crea un mix indimenticabile. Anche grazie alla figura di Carletto Mazzone, allora tecnico emergente e grande protagonista della cavalcata che porta i bianconeri dalla C alla A nel giro di pochissimi anni. Una coppia leggendaria, con battibecchi che sono passati alla storia del nostro calcio.

ascoli costantino rozzi

L’Ascoli che esordisce in Serie A

Un rapporto profondo, forse scalfito dall’addio del tecnico nel 1975Se Mazzone decide di andarsene non gli sparo, ma lo faccio rapire, sequestrare, aveva detto Rozzi. Ma non può fermare il suo ex allenatore. Che a quel punto diventa il nemico da battere. L’Ascoli però retrocede e sembra finita la favola. Grosso errore, perchè il Presidentissimo (assieme a tutti i suoi collaboratori) di risorse ne ha da vendere. Da costruttore edile (che ha reso realtà molti stadi di provincia italiani come il Vigorito o il Via del Mare), Costantino Rozzi ha sempre saputo riconoscere la bontà e sopratutto la pianificazione del lavoro. Solo attraverso l’impegno e la dedizione si raggiungono i risultati.

Anche storici, come quelli dell‘Ascoli dei record, che prima nella stagione 1977/78 domina la B ottenendo la promozione con sette giornate di anticipo, poi si salva più o meno tranquillamente in quella successiva per finire con l’annata più esaltante di sempre, quella del quarto posto sotto la guida di Giovan Battista Fabbri. In realtà la squadra arriva quinta, ma la sentenza sul Totonero retrocede il Milan e regala una posizione all’Ascoli, che per un soffio rischia addirittura la qualificazione in UEFA. Un bel regalo nella stagione in cui il Presidentissimo compie cinquant’anni.

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L’Ascoli che si piazza quarto in Serie A

Ma il regalo più bello, forse, è il ricongiungimento con Mazzone, che torna a Ascoli nell’annata successiva e resta fino al 1984. Sono gli anni del ritorno degli stranieri in Serie A e anche i bianconeri, nel loro piccolo, contribuiscono al fiorire del calcio tricolore. A Del Duca passano Juary, Liam Brady, Dirceu. Un’altra retrocessione sembra rovinare i piani, ma come si dice, è solo una fase. Si torna in A (guidati da Boskov) e con l’arrivo ad Ascoli di due grandi orgogli del Presidentissimo, Walter Casagrande e Bruno Giordano. L’attaccante romano “tradirà” la fiducia di Rozzi accasandosi a Napoli dopo un anno. Il brasiliano resta per quattro stagioni, guadagnandosi la stima e l’affetto di città e presidente.

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Mazzone con Zahoui, il primo calciatore africano nella storia della Serie A

Le ultime stagioni del suo regno sono però deludenti, non il giusto riconoscimento ad una presidenza che ha segnato gli anni migliori della storia dell’Ascoli. Su e giù tra serie A e Serie B, togliendosi però la soddisfazione di lanciare il talento di Oliver Bierhoff, che per ben due anni tiene a galla i bianconeri in campionati di B particolarmente complicati. Ma neanche le reti del tedesco possono impedire l’onta della retrocessione in C1 nella stagione 1994/95. Costantino Rozzi non la vivrà, perchè muore il 18 dicembre 1994, tra lo sgomento e la tristezza di una città intera.

Ma anche di tutto il mondo del pallone, che nel corso di quasi trent’anni si era abituato alla sua schiettezza e al suo modo così verace di vivere il calcio. Grazie alla sua partecipazione al Processo del Lunedì era diventato un personaggio molto riconoscibile ed amato anche al di fuori della realtà cittadina. Le sue invettive hanno caratterizzato le domeniche degli italiani, regalando al football tricolore un senso di genuinità che al giorno d’oggi pare essersi un po’ perso. Assieme ad Anconetani e Massimino, rappresenta nell’immaginario collettivo il classico presidente tifoso delle squadre di provincia. Un vanto, più che una limitazione dei suoi risultati.

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Costantino Rozzi con la Mitropa Cup

Già, perchè l’uomo che nel 1968 si siede sulla poltrona di presidente, ha imparato ad amare l’Ascoli più di se stesso. E probabilmente ha preferito lasciare la sua squadra ancora in B, piuttosto che vederla di nuovo retrocedere. Del resto, lo aveva detto più di una volta. Non sono disposto a vedere l’Ascoli all’ultimo posto della classifica. L’Ascoli è un qualcosa che sta al di sopra degli uomini che la rappresentano. Al di sopra di molti, forse. Ma non di Costantino Rozzi. Non del Presidentissimo.