Adriano Stabile

Per gli ultraquarantenni di oggi è quasi un’icona anni ’80: Rinat Dasaev, elegante portiere dell’Unione Sovietica tra il 1979 e il 1990, compie oggi 60 anni. Longilineo, reattivo, efficace, taciturno, Dasaev si fece conoscere in tutto il pianeta ai Mondiali del 1982 giocati in Spagna, paese che ancora oggi è strettamente legato alla vita dell’ex calciatore.

Parate e uscite a vuoto di Rinat Dasaev

L’altalenante vita di Rinat Fajzrachmanovič Dasaev inizia il 13 giugno 1957 ad Astrakhan, la sua città natale, sul Mar Caspio, nella Russia meridionale a due passi dal Kazakistan. Sì, Astrakhan, proprio il centro abitato che dà il nome all’omonima pelliccia usata in abbigliamento. Il piccolo Rinat si appassiona subito al calcio, ma inizialmente preferisce giocare da centrocampista prima di finire proficuamente tra i pali.

Figlio di operai di origine tartara, Dasaev diventa calciatore vero nel Volgar Astrakhan, con cui si mette in luce tra i 18 e i 19 anni. Nel 1977, ventenne, passa in uno Spartak Mosca umiliato dalla retrocessione nella Serie B sovietica. La formazione della Capitale però si riscatta velocemente, ritrovando il massimo campionato e addirittura il titolo già nel 1979.

I duelli incredibili con la Dinamo Kiev

Sono gli anni dei duelli con la Dinamo Kiev, grande avversaria dello Spartak: «Erano partite fuori dall’ordinario – racconta nel 2006 alla Pravda – per noi qualsiasi partita contro di loro era come se fosse l’ultima della vita e quando vincevamo era come se avessimo vinto la coppa del mondo». La sua squadra è protagonista, ma spesso deve accontentarsi della piazza d’onore (arriva seconda in cinque occasioni) per poi riconquistare il campionato nel 1987.

Il ct sovietico Konstantin Beskov, suo allenatore nello Spartak, lancia Dasaev in nazionale il 5 settembre 1979, in occasione di un match vinto 1-0 a Mosca sulla Germania Est. In breve tempo tutti notano il talento di questo portiere, tecnico e freddo, tanto che viene naturale il paragone con il mitico numero uno russo Lev Jashin, unico estremo difensore a vincere il Pallone d’oro (nel 1963).

Il mondo lo scopre a Spagna ’82, contro il Brasile

Nel 1980 è tra le stelline della nazionale di calcio sovietica che punta all’oro olimpico in occasione dei Giochi di Mosca. Il sogno però sfuma in semifinale, contro la Germania Est (che vince 1-0), e così l’Urss deve accontentarsi della medaglia di bronzo, vinta superando 2-0 la Jugoslavia. Per quasi due anni Dasaev non perde neanche un incontro in nazionale, collezionando 14 vittorie e 5 pareggi tra il 26 marzo 1980 e il 14 giugno 1982.

Quest’ultima data, pur coincidendo con la sconfitta dell’Unione Sovietica all’esordio nei Mondiali di Spagna, risulta ugualmente dolce per Dasaev, che si fa conoscere al mondo, a Siviglia, città che tornerà a incrociare il suo destino anni più tardi. Il portiere russo è assoluto protagonista, nel capoluogo andaluso, di un match contro il Brasile in cui l’Urss, passata inaspettatamente in vantaggio al 34’ per una papera di Valdir Peres, deve fronteggiare per un’ora gli attacchi tambureggianti di Junior, Zico, Falcão, Dirceu e Socrates. Soltanto negli ultimi 15 minuti i verdeoro agguantano il successo, nonostante le parate di Dasaev, grazie alle reti di Socrates ed Eder.

Dasaev portiere

Rinat Dasaev in uscita alta ai Mondiali 1986

Dasaev è un portiere completo: tecnicamente ben impostato, bravo tra i pali, spettacolare quando serve, eccellente nelle uscite. La sua parata con “la mano di richiamo” diventa quasi un suo marchio di fabbrica così come i suoi lunghissimi rilanci con le mani. Ai Mondiali ’82, vinti dall’Italia, l’agenzia di stampa spagnola Efe lo vota miglior portiere del torneo mentre Dino Zoff, capitano degli azzurri campioni, alla vigilia della finalissima di Madrid osserva: «Mi sembra che il miglior portiere sia stato il sovietico Dasaev per lo stile e l’eleganza dei suoi interventi. Se continua così sarà uno dei maggiori protagonisti della scena internazionale nei prossimi anni».

In Spagna il mondo scopre anche la sua passione per il nuoto, che aveva praticato a livello agonistico da ragazzino. Un giorno, durante il ritiro in un hotel di Malaga, sfida e batte tutti i compagni di squadra in una gara in piscina: si tuffa in acqua e percorre 45 metri in apnea lasciando a bocca aperta tutta la comitiva sovietica.

Nel 1991 è a un passo dall’Internacional Porto Alegre

Nell’agosto 1982 diversi club brasiliani, impressionati dalla sua prestazione contro la nazionale verdeoro, corteggiano Dasaev, che però è bloccato dai regolamenti sovietici, che vietano ai calciatori di lasciare il paese prima dei 29 anni (all’epoca il portiere russo ne ha 25). Alcuni dirigenti sudamericani sollecitano un parere dell’ambasciatore sovietico in Brasile che apre uno spiraglio: «È sufficiente – dice – che in cambio di Dasaev sia ceduto un calciatore brasiliano a una squadra sovietica». Alla fine non se ne fa nulla, così come non si concretizza il passaggio all’Internacional Porto Alegre nel gennaio 1991, nel momento in cui è fuori rosa a Siviglia, a causa di un rallentamento delle pratiche al Comitato Sovietico Intersport.

Ai Mondiali 1986 l’Unione Sovietica del colonnello Lobanovski, nonostante si dica che giochi “il calcio del 2000”, si ferma agli ottavi di finali, battuta 4-3 ai supplementari dal Belgio e dagli errori arbitrali: «In Messico fummo traditi dagli arbitri – ha raccontato l’ex portiere russo oggi a “Repubblica” – per negligenza o con intenzione, non si accorsero che due gol del Belgio erano in fuorigioco».
Dasaev è ormai una stella del calcio internazionale anni ’80, in un’epoca in cui abbondano portieri di valore: basti pensare a numeri uno come Zoff, Shilton, Schumacher, Pfaff, Bonner, Mlynarczyk, Bento, N’Kono, Zenga, Bats e Preud’homme.

Dasaev portiere

Dasaev nelle figurine panini egiziane del 1989

La sua partecipazione a Euro 88 è ricordata più per aver incassato un gol fantastico da Van Basten, nella finale contro l’Olanda, che per le sue prestazioni encomiabili in una squadra sovietica (con assi come Belanov, Zavarov e Protasov) che batte l’Italia in semifinale e arriva a un passo dal titolo continentale. Ma forse è giusto così perché probabilmente proprio quel giorno, quando l’asso olandese del Milan compie uno dei suoi più grandi capolavori, inizia il graduale declino del portiere russo. In autunno, grazie al placet del ministero dello Sport sovietico, passa al Siviglia (la città dove si era fatto notare al mondo, contro il Brasile, nell’82) e fa in tempo a essere votato miglior portiere del pianeta del 1988 dall’IFFHS.

A Italia 90 viene definitivamente escluso dalla nazionale

In Andalusia, dopo la prima stagione positiva, si perde. Acciuffa per un soffio la convocazione per i Mondiali del 1990 in Italia, ma viene escluso dal ct Lobanovski, probabilmente per questioni disciplinari, dopo il primo match perso 2-0 a Bari contro la Romania. Quella sarà la sua ultima apparizione nella nazionale sovietica, che da lì a un paio d’anni si smembrerà per la dissoluzione dell’Urss. Le partite complessive di Dasaev nella nazionale sovietica sono 91, di cui 43 da capitano, con 54 vittorie e soli 70 gol incassati.

L’addio al calcio dopo un incidente stradale

Le cose al Siviglia gli vanno sempre peggio: dopo l’estate del 1990 non gioca più gare ufficiali finendo fuori rosa a causa del regolamento che all’epoca prevede l’impiego al massimo di tre calciatori stranieri (sono Zamorano, Polster e Bengoechea). Allo scadere del suo contratto, il 30 giugno 1991, viene lasciato libero. Pochi giorni più tardi, la mattina del 6 luglio, rimane coinvolto in un incidente stradale sulle strade di Siviglia, ferendosi a una mano e alla testa. Oppresso da depressione e alcolismo si ritira dal calcio giocato.

Dasaev oggi

David Trezeguet, Rinat Dasaev e Gheorghe Hagi nel 2015

Laureato in Scienze dello Sport sin da quando è un atleta, scopre di non essere capace di uscire fuori dal mondo del pallone: apre un negozio di abbigliamento sportivo che in breve tempo fallisce, vive da vagabondo per anni prima di rientrare in Russia e salvarsi tornando a lavorare nel calcio. Sua moglie, l’ex ginnasta Nela, lo lascia e anche la prima figlia Elmira (che diventa anch’essa ginnasta, gareggiando per la Spagna) lo abbandona. Successivamente si risposerà con una donna spagnola, che gli darà altri tre figli (Miguel, Beatrisa e Alia).

Nel 2010 disse che Buffon era finito

Nel 2005 apre una scuola calcio a Mosca, per la quale nel 2006 rifiuta l’incarico, propostogli dal ct Hiddink, di allenare i portieri di tutte le nazionali russe. Da qualche tempo invece lavora anche con i giovani numeri uno dello Spartak Mosca, la sua squadra del cuore.
Il 6 ottobre 2010 si sbilancia in un pronostico, «Buffon è finito», mentre il portierone azzurro è alle prese con la convalescenza dopo un delicato intervento per un’ernia del disco. Alla previsione fallita di 7 anni fa rimedia oggi, in un’intervista a Repubblica: «Di Buffon mi meraviglia molto che alla sua età continui a giocare senza mai fallire».
Fuori dal rettangolo verde le uscite a vuoto di Rinat Dasaev non sono mancate: in campo invece il talento del portiere di Astrakhan non è quasi mai stato in discussione. Per questo, anche oggi che compie 60 anni, è considerato un idolo nel suo ruolo.