Adriano Stabile

Forse anche nel 1949, quando Alfredo Di Stefano ha lasciato il River Plate per andare a giocare nei Millonarios in Colombia, qualcuno avrà pensato: «Lo fa per soldi». Era nel pieno del suo fulgore e ancora oggi, a distanza di quasi 70 anni, quella scelta del talento argentino ricorda qualcosa di simile a quanto fatto successivamente da tante star del calcio: c’è chi va in Cina ammaliato da contratti fuori mercato, chi in Qatar o negli Emirati Arabi, chi vola ancora verso i “classici” Stati Uniti. Quattro anni fa c’è stata la lega professionistica indiana (la Indian Super League), ancor prima andava di moda la J-League giapponese, per non parlare degli anni d’oro della Nasl nordamericana, fallita nel 1985 dopo aver ospitato Pelé, George Best, Cruijff e Beckenbauer.

Di Stefano Millonarios

Alfredo Di Stefano nel River Plate (foto El Grafico)

La storia di Di Stefano nei Millonarios

In quel 1949 Alfredo Di Stefano, a 23 anni, sceglie di lasciare il suo River Plate, club che l’aveva lanciato, per accettare la corte dei Millonarios di Bogotà, ricco club colombiano fondato appena tre anni prima da Alfonso Senior Quevedo.

È proprio Quevedo, facoltoso presidente dei Millonarios, a saccheggiare il calcio argentino offrendo stipendi da capogiro, non senza polemiche, ad altre stelle come “el maestro” Adolfo Pedernera dell’Huracan, Nestor Raul Rossi, compagno di Di Stefano nel River, e Julio Cozzi, portiere del Platense, che nel 1950 usa lo stratagemma di sposarsi in Uruguay per fuggire dall’Argentina e accettare i soldi del Millonarios. Nasce così quello che ancora oggi è ricordato come l’“El Dorado”, l’epoca d’oro del calcio colombiano, che tra il 1949 e il 1954 riesce ad attirare campioni di rango internazionale grazie a fiumi di denaro e a contratti non sempre regolari.

L’El Dorado del calcio colombiano

L’El Dorado è favorito dalla contemporanea crisi economica del calcio argentino, con tanto di sciopero dei calciatori durante il campionato 1948, e dall’introduzione del professionismo in Colombia, dove la Lega calcistica nazionale si separa dalla federcalcio. La scissione interna, il professionismo esasperato e i tanti ingaggi fuori dalle regole internazionali portano in breve tempo all’esclusione della Colombia dalla Fifa: l’isolamento però non produce altro che un ulteriore mancato controllo su ingaggi, accordi e stipendi pazzi.

In Colombia arrivano calciatori anche dall’Europa come l’attaccante italiano Luigi Di Franco, il ceco Jiri Hanke, gli ungheresi Laszlo Szoke, ex attaccante del Fanfulla di Lodi, Mihaly Uram, ex mezzala dello Spezia, Bela Sárosi, fratello minore del più noto Gyorgy, e Gyula Zsengeller, bomber con un passato non brillantissimo nella Roma. Dall’Argentina arriva persino un portiere lituano, Vytautas Krisciunas, che aveva fatto fortuna nel Quilmes.

Tre titoli nazionali vinti con i “ballet azul”

Di Stefano Millonarios

Di Stefano nei Millonarios

In questo contesto si inserisce l’ingaggio da parte dei Millonarios Bogotà del giovane Alfredo Di Stefano, che nel River Plate e nell’Huracan ha già fatto vedere tutto il suo talento, vincendo la classifica dei cannonieri in Argentina nel 1947, a soli 20 anni. In quattro stagioni in Colombia, tra il 1949 e l’inizio del 1953, la “Saeta rubia” non si smentisce: trascina i Millonarios a tre titoli nazionali e per due volte si aggiudica la graduatoria dei bomber (nel 1951 con 32 gol e nel 1952 con 19).
In occasione del primo titolo, nel 1949, la formazione di Bogotà vince 17 gare consecutive prima di imporsi in uno spareggio scudetto contro il Deportivo Calì. Nel 1951 Di Stefano è l’artigliere principe di una squadra capace di segnare 98 gol in 34 partite di cui 28 vinte. È in questa stagione che i Millonarios vengono definiti “ballet azul” (balletto azzurro, come il colore delle loro maglie) per l’armonia del gioco mostrato in campo.

Bernabeu si innamora nel 1952 di Di Stefano

Di Stefano, che aveva già giocato 6 gare nella nazionale argentina e che ne disputerà 31 in quella spagnola, ha modo di vestire un paio di volte la maglia di una selezione colombiana, che però non viene riconosciuta come nazionale ufficiale dalla Fifa. Nel 1952, in occasione dei festeggiamenti per i 50 anni di vita del Real Madrid, i Millonarios sono invitati, con gli svedesi del Norrköping, a giocare un torneo nella capitale spagnola dal presidente dei Blancos Santiago Bernabeu, che si innamora in un istante della “Saeta rubia”.

La scintilla scocca il 30 marzo 1952 quando, davanti ai 70 mila dello stadio de Chamartín (l’odierno Bernabeu), i “Ballet azul” superano 4-2 il Real Madrid, evitando peraltro di maramaldeggiare contro i padroni di casa: Di Stefano firma una doppietta, a cavallo tra primo e secondo tempo, lasciando a bocca aperta i vertici dirigenziali madridisti. Un anno più tardi l’asso argentino sarà sottratto alla corte del Barcellona per diventare la massima stella della storia del Real Madrid, per il quale, in 11 stagioni, scriverà straordinarie pagine di calcio.

Alfredo Di Stefano Real Madrid

Alfredo Di Stefano nel Real Madrid