Patrizio Cacciari

“Roma dai sette colli tramanderà la storia di un uomo che da solo le ha dato tanta gloria”. Era il 20 gennaio del 1991, la Roma affrontava il Pisa allo stadio Olimpico. La Curva Sud salutava così il presidente Dino Viola, scomparso il 19 gennaio, a causa di una malattia tanto dolorosa quanto rapida.

Dino Viola: una presidenza rivoluzionaria

26 anni dopo, per la prima volta, viene pubblicata una biografia ufficiale dell’ex presidente della Roma, vincitore dello scudetto del 1983. L’ha scritta il giornalista Manuel Fondato. L’opera, edita da Ultrasport, si intitola “La prigionia di un sogno”, una frase storica, pronunciata da Viola quell’8 maggio del 1983, quando la Roma di Liedholm vinse il secondo scudetto della sua storia. La prigionia del sogno era svanita. Dino Viola in cinque anni portò la Rometta di Anzalone da metà classifica a giocare la finale di Coppa dei Campioni, rivoluzionando come pochi altri, il mondo del calcio e la maniera di interpretare il ruolo di presidente, dove il club veniva prima di tutto, degli interessi, dei guadagni, dei giocatori.

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Il presidente Viola è stato un personaggio unico, enigmatico, a volte criptico, come il suo linguaggio. Ricorda Manuel Fondato: “Non a caso venne coniato il termine ‘violese’, un linguaggio raffinato e mai banale, a volte di difficile interpretazione. Ho letto molte interviste dell’epoca, alcune con un valore letterario e giornalistico straordinario”. Viola, un presidente forse troppo moderno per quei tempi: “Era un grandissimo comunicatore – dice Fondato – la famosa frase sulla prigionia, che dà il titolo al mio libro, ci dice molto di lui e di questa città, è una perfetta sintesi. Una città che sognava da troppo tempo, con un passato storico glorioso e una storia calcistica mediocre. Viola la rese grande”. La sua impresa più grande fu quella di prendere una squadra di metà classifica e portarla a competere in Europa:La prigionia del sogno fa parte della storia romanista: quante vittorie sfiorate a causa del cosiddetto ‘modo di essere’? Mancò solo la fortuna in quel Roma-Liverpool, ma sono altrettanto convinto che se la partita si fosse giocata in un’altra città, la Roma avrebbe vinto la Coppa dei Campioni”.

E ci sarebbe riuscita un anno prima della Juventus, sarebbe stata la grande vittoria dell’ingegner Viola contro l’avvocato Agnelli, come ha ricordato anche il figlio Ettore Viola durante la presentazione del libro alla Libreria Koob al quartiere Flaminio. “Viola – racconta ancora l’autore – aveva capito questa città proprio perché non era romano, alcuni lo presero per un pazzo visionario, ma in soli 5 anni trasformò questa squadra nella mente, non solo da un punto di vista tecnico. E lo fece con l’ingegno e l’intuizione, senza grossi capitali. Lavorò sui rapporti con la politica e con il mondo dello sport, ma incassò anche dolorose sconfitte, come lo stadio”. Nei primi anni 80 la Roma di Viola presentò un progetto per la realizzazione di uno stadio di proprietà nel quartiere della Magliana, ma non se ne fece nulla. “Alla fine, verso il 1986-87 il Coni mise la parola fine. Questo perché si temeva per il futuro dello stadio Olimpico, che puntava alla trasformazione in vista di Italia 90”.

VIOLA, IL POTERE E BERLUSCONI
Viola ha sfidato il potere ma anche la sua gente: la cessione di Falcao, di Di Bartolomei, l’acquisto di Manfredonia, malvisto dalla tifoseria. “Semplicemente – spiega Fondato – per Viola Manfredonia in quel momento era il miglior centrocampista che si poteva comprare. Lui pensava solo alla Roma, contro tutto e tutti”. Sempre durate la presentazione del libro, il figlio Ettore ha rivelato che Viola all’epoca aveva messo gli occhi anche su Bruno Giordano, che però era stato già promesso al Napoli dal procuratore dell’epoca. Sarebbe stato un bel corto circuito in città. “Era abituato a lottare, a sfidare i pareri opposti. Era un innovatore. Pensate che lo stesso Berlusconi aveva una grande ammirazione per lui. Il presidente del Milan aveva messo gli occhi sul famoso lupetto e avrebbe voluto commercializzarlo in qualche maniera”. Un personaggio così interessante come Viola, ma un solo libro dedicato alla sua vita da presidente della Roma. “Ci sono dei progetti portati avanti dalla famiglia – conclude l’autore – che non hanno ancora visto la luce. Io ringrazio i figli del presidente Viola per i loro straordinari contributi e spero che questo sia solo il primo di una serie di libri dedicati all’uomo che da solo diede la gloria a questa città“.