Francesco Cavallini

Immaginate San Siro, pieno o quasi di tifosi rossoneri. Immaginate di avere davanti la squadra fresca campione d’Italia. Che in campo schiera Albertini, Ambrosini, Leonardo, Bierhoff, Boban e Shevchenko, tanto per dirne qualcuno. Il Milan vince, come è normale che sia. Il Venezia, lo stesso Venezia che pochi mesi prima aveva fatto il miracolo, salvandosi in anticipo dopo un girone d’andata che definire drammatico è poco, è di nuovo in caduta libera. Recoba non c’è più, tornato tra le braccia di papà Moratti. Non c’è neanche più Novellino, tentato dalle sirene del Napoli. Di quella squadra è però rimasto qualcuno. Pippo Maniero, il goleador, le cui reti non basteranno per rimanere tra i grandi. O un calciatore meno osannato, ma che in un pomeriggio di novembre diventa, suo malgrado, un eroe. Fabio Bilica.

Emanuele Belardi, Alexander Manninger, Luigi Turci, Oliver Kahn, David James. Cos’hanno in comune questi cinque nomi? Semplice, sono tutti portieri. Anzi, tutti portieri che in carriera sono riusciti, per bravura o fortuna, a non farsi infilare su calcio di rigore da Andriy Shevchenko, uno che oltre ad avere in bacheca un Pallone d’Oro in carriera ha segnato giusto 354 reti. Ecco, a quella lista va aggiunto un portiere che portiere non è. Appunto, Fabio Bilica. Che al minuto 75, sul risultato di 2-0 per i rossoneri, è costretto ad infilarsi una casacca gialla e a mettersi in porta. Casazza, l’estremo difensore del Venezia, è appena stato espulso, per fallo da ultimo uomo proprio su Shevchenko. Materazzi (padre) ha terminato i cambi e qualcuno tra i pali ci deve pur andare. E ci va Fabio Bilica.

bilica venezia

Fabio Bilica con la maglia del Venezia

Torniamo però un attimo indietro. Chi è Fabio Bilica? Intanto si chiama Fabio Alves da Silva, ma lo chiamano Bilica da quando è bambino. Il motivo è da ricercarsi nella sua smodata passione per i lecca lecca, che in Brasile si chiamano, appunto, bilicas. Di mestiere fa il difensore e nel 1999 ha appena compiuto vent’anni. È considerato uno dei migliori talenti tra i giovani brasiliani e quando nel 1998 il Venezia lo acquista dal Vitoria ha già nel carniere qualche presenza nella Under-20 verdeoro. Compagni di squadra? Uno a caso, un tale Ronaldinho. In laguna si ambienta bene e nel 1999 inizia la sua prima stagione da titolare in maglia arancioneroverde. Resterà in Italia fino al 2004, con esperienze anche a Palermo, Brescia e Ancona, per poi tornare in Brasile e girovagare in tutta Europa, terminando la carriera in Turchia.

Ma stiamo andando troppo avanti. Torniamo al minuto 75 di Milan-Venezia. Bilica, in maniera quasi impacciata, si avvicina ai pali. Quelli che ha sempre difeso con i piedi e che ora, per qualche strano scherzo del destino, gli tocca proteggere con le mani. La casacca gialla è troppo grande per lui e i guanti, beh, non sono esattamente parte del suo solito completo di gioco. Quello del portiere è un duro lavoro, soprattutto quando a undici metri di distanza si presenta Shevchenko, senza che tra lui e la porta ci sia neanche un difensore. In realtà uno c’è ma, sfortuna sua, deve stare fermo sulla linea e attendere l’inevitabile. La rincorsa dell’ucraino è lunga, oltre la lunetta dell’area di rigore. Sembra anticipare una conclusione di forza. Ma Sheva piazza un piattone, anche abbastanza angolato, sul lato sinistro della porta.

Dove, per miracolo o per bravura, si è gettato quell’improbabile portiere con la casacca che gli arriva alle ginocchia. Incredibile a San Siro, mormorano le radio in tutta Italia, Fabio Bilica ha parato il calcio di rigore di Shevchenko. Lo shock è forte per tutti, compresi i giocatori del Venezia, che sulla ribattuta laterale si lasciano scappare Zvone Boban, che tenta di ribadire in rete di pallonetto. Ma non c’è problema, perchè ormai il portiere per caso ci ha preso gusto. Smanaccia via dalla porta il tiro-cross del croato, ma ancora una volta la sua difesa (stavolta più sua del solito) non lo coadiuva granchè. E se Weah non riesce a colpire al volo, a spezzare il sogno ci pensa Orlandini. Milan tre, Venezia zero, primo e unico gol subito in carriera per Fabio Bilica.

Quel Venezia, alla fine, retrocede, salvo tornare in A l’anno successivo e scendere di nuovo in B. Nel 2002 finisce l’era Zamparini, che porta i suoi affari a Palermo e con loro anche Bilica. Che però in Italia resterà sempre un mito legato alla maglia dei lagunari e a quel calcio di rigore a suo modo leggendario. Che tutti ricordano. Quando un portiere per caso ha saputo ipnotizzare un Pallone d’Oro.