Adriano Stabile

Sembra fantascienza pensare a una Fiorentina in finale di Champions League, oggi che è fuori dalle coppe europee. Eppure c’è stato un tempo in cui la Viola è arrivata davvero in alto, sino alla finale della Coppa dei Campioni, soffrendo però le vertigini sul tetto d’Europa e venendo sconfitta da un formidabile Real Madrid.

Coppa dei Campioni 1957, Fiorentina ko in finale

Accade tutto esattamente 60 anni fa, il 30 maggio 1957, quando a Madrid è in programma la finale della seconda Coppa dei Campioni della storia. La Fiorentina allenata da Fulvio Bernardini, reduce dal suo primo scudetto nell’anno precedente, diventa la prima squadra italiana a raggiungere l’ultimo atto del massimo torneo continentale per club. La Viola ci arriva a sorpresa e imbattuta: al primo turno, gli ottavi di finale, elimina gli svedesi del Norrköping (1-1 a Firenze e 1-0 nel ritorno giocato a Roma e non in Svezia), poi ai quarti gli svizzeri del Grasshoppers (3-1 al Comunale e 2-2 a Zurigo) e in semifinale gli jugoslavi della Stella Rossa (1-0 a Belgrado e 0-0 a Firenze).

Real Madrid Fiorentina 1957

La finale raccontata dal Corriere dello Sport del 31 maggio 1957

IL CAMMINO DEL REAL MADRID VERSO LA FINALE
Il Real Madrid, detentore della Coppa dei Campioni, supera il primo turno soltanto alla “bella” contro il Rapid Vienna (4-2 al Santiago Bernabeu, 3-1 per gli austriaci a Vienna e 2-0 nello spareggio di Madrid). Ai quarti di finale le Merengues hanno la meglio sul Nizza (3-0 al Bernabeu e 3-2 in Costa Azzurra) mentre in semifinale superano il forte Manchester United di Matt Busby (3-1 a Madrid e 2-2 all’Old Trafford).

Alla vigilia della finale il Real Madrid appare nettamente favorito, non soltanto per il fattore campo. I Blancos, allenati da José Villalonga (che sarà campione d’Europa come c.t. della Spagna nel ’64), possono contare su una serie invidiabile di fuoriclasse: capitan Muñoz, uomo di grande esperienza, il “dribblomane” francese Kopa, il bomber e giocatore a tutto campo Di Stefano, la sgusciante ala sinistra Gento.

JULINHO E MONTUORI LE STELLE DELLA FIORENTINA
Nella Fiorentina gli uomini di maggior valore sono il brasiliano Julinho, ala destra ricca di talento, e l’italo-argentino Montuori, attaccante sempre combattivo in area avversaria. Brillano anche le stelle di Sarti tra i pali, Cervato in difesa e Virgili al centro dell’attacco. Mancano Chiappella e capitan Rosetta, che lascia i gradi a Cervato.

Fiorentina 1956-57

La Fiorentina 1956-57, allenata da Fulvio Bernardini

I VIOLA SI OPPONGONO ALLA PARTITA IN NOTTURNA
Il match, inizialmente in programma alle 20, viene anticipato alle 17.30 su richiesta della Fiorentina. L’impianto di illuminazione dello Stadio Bernabeu è stato inaugurato solo da qualche settimana e il tecnico viola Fulvio Bernardini non si fida più di tanto: «Non abbiamo ritenuto di accettare la proposta del Real – spiega l’allenatore romano della Fiorentina alla vigilia al “Corriere dello Sport”– perché l’impianto di illuminazione deve essere ancora adeguatamente collaudato e soprattutto perché buona parte dei miei giocatori non si trova bene con la luce artificiale».

NEL PRIMO TEMPO PORTIERI PROTAGONISTI
Davanti a 124 mila spettatori i giocatori viola danno filo da torcere al Real Madrid per oltre un’ora. Il primo tempo è equilibratissimo: i padroni di casa mostrano un certo predominio territoriale, ma la Fiorentina contiene bene gli attacchi di Di Stefano e compagni. Dopo appena 30 secondi Alonso, portiere degli spagnoli, è costretto a intervenire di pugno su Julinho, al 9’ Di Stefano manca di poco la porta gigliata mentre un minuto più tardi Alonso è ancora chiamato alla difficile parata su un tiro in corsa ancora di Julinho. Al 15’ è il portiere viola Sarti a guadagnarsi la pagnotta con una “paratona” in volo su Di Stefano. Al 20’, in mischia, Sarti salva su Rial con un po’ di fortuna mentre al 32’ è bravissimo in uscita su Kopa lanciato a rete.

Real Madrid 1957

La cronaca del match sul Mundo Deportivo del 31 maggio 1957

DI STEFANO ISPIRA, GENTO E MATEOS PUNGONO
Dopo il riposo il canovaccio del match non cambia: il Real Madrid spinge, la Fiorentina si copre e riparte in velocità affidandosi soprattutto a Julinho e Virgili. Al 48’ Di Stefano sfiora il palo di testa con Sarti fuori causa mentre Montuori, al 51’, esita e pasticcia a due passi dalla porta di Alonso, sciupando un’occasione ghiottissima. Quattro minuti più tardi fuga di Virgili sulla destra, assist per Julinho al centro con fiondata del brasiliano sventata in tuffo dal numero uno delle Merengues. Dopo un nuovo colpo di testa, di poco impreciso, di Di Stefano e un bolide su punizione, finito alto, di Cervato, la finale del Bernabeu si sblocca: Di Stefano verticalizza per Mateos lanciato a rete, un guardalinee sembra sbandierare, mentre Magnini interviene deciso e sgambetta l’avversario. L’arbitro olandese Horn assegna il rigore al Real Madrid poi, sulle vibranti proteste viola, consulta il suo assistente che però non fa cenno di alcun offside. Di Stefano, che quell’anno vincerà il Pallone d’oro, va sul dischetto e trasforma il penalty dell’1-0 al 70’.

Alfredo Di Stefano

Il rigore trasformato da Di Stefano (foto AFP)

SARTI: «IL RIGORE DEL REAL MADRID NON C’ERA»
«Ci stavamo comportando bene – le parole di oggi a “Violanews” dell’83enne Giuliano Sarti, portiere della Fiorentina quella sera – poi siamo stati sfortunati sotto l’aspetto delle decisioni arbitrali. Andare in svantaggio per un rigore che non c’era è stato determinante. L’avevamo visto tutti, poi anche i filmati hanno dato torto all’arbitro. E’ stata comunque una bella avventura, tra le più importanti della mia carriera. Quella finale doveva essere la consacrazione dopo lo scudetto». Oltre al sospetto fuorigioco di Mateos, i viola recriminano ancora oggi perché il fallo di Magnini sembra iniziare, in realtà, fuori dall’area di rigore.

LA MAGIA DI GENTO PER IL RADDOPPIO
Pur in svantaggio, la Fiorentina non molla: dopo un grande intervento di Sarti su una fiondata di Mateos, è Virgili a sfiorare il pareggio, mancando la porta da pochi metri. Di Stefano, famoso per la sua capacità di giocare a tutto campo, arretra un po’ il raggio d’azione per aiutare la difesa eppure riesce a ispirare il raddoppio madridista: al 76’ serve splendidamente Gento, che in velocità evita Magnini, supera Orzan e scavalca Sarti con un elegante tocco da sotto.

Francisco Gento

Il gol del raddoppio segnato da Francisco Gento

IL GENERALE FRANCO PREMIA LE MERENGUES
La Fiorentina ha ancora la forza di provarci: Virgili e Montuori vanno alla conclusione due volte ciascuno, ma senza fortuna. La finale della seconda Coppa dei Campioni si chiude con una traversa colpita da Mateos, proprio allo scoccare del 90’. Il sogno viola finisce così. Il generale Francisco Franco consegna la coppa a capitan Muñoz mentre sugli spalti del Bernabeu migliaia di tifosi sventolano fazzoletti bianchi in segno di festa.

Coppa dei Campioni

Kopa e Di Stefano con la Coppa dei Campioni 1957

REAL MADRID-FIORENTINA 2-0
Reti: 70’ Di Stefano su rigore, 76’ Gento.
Real Madrid: Alonso; Torres, Marquitos, Lesmes; Muñóz, Zárraga; Kopa, Mateos, Di Stéfano, Rial, Gento. All. Villalonga.
Fiorentina: Sarti; Magnini, Orzan, Cervato; Scaramucci, Segato; Julinho, Gratton, Virgili, Montuori, Bizzarri. All. Bernardini.
Arbitro: Horn (Olanda).
Note: 124.000 spettatori (incasso di 6 milioni di pesetas pari a 89 milioni di lire italiane). Capitani: Muñóz e Cervato. Angoli: 6-5 per la Fiorentina. Ammoniti: Montuori, Virgili.

Mundo Deportivo

La prima pagina del Mundo Deportivo del 31 maggio 1957