Francesco Cavallini

Arrivare in vetta (o perlomeno nelle immediate vicinanze), è relativamente semplice. Il difficile è confermarsi. Soprattutto se, metaforicamente parlando, ti tolgono improvvisamente i mezzi con cui hai raggiunto la cima. Il Foggia dei Miracoli, la più scintillante versione della favola che fu Zemalandia, viene in gran parte smantellato dopo la splendida stagione 1991/92. Il tridente delle meraviglie Signori-Rambaudi-Baiano, trentasei reti in tre con Ciccio super protagonista, viene ceduto in blocco. Signori si accasa alla Lazio di Cragnotti, Baiano alla Fiorentina di Cecchi Gori e Rambaudi all’Atalanta. Sembra l’inizio della fine, dell’inesorabile discesa dei Satanelli verso l’anonimato. Solo che non va proprio così.

foggia dei miracoli

Beppe Signori e Ciccio Baiano

La stagione successiva, quella 1992/93, è di assestamento. Tra l’altro, nonostante Kolyvanov non si muova, la coppia russa di sfalda perchè non c’è più neanche Shalimov, che è stato attratto dalle sirene dell’Inter. La squadra ne risente, ma non abbastanza da crollare come molti si aspettavano. Assieme a Gigi Di Biagio e a Bryan Roy (portato a Foggia attraverso la mediazione di Mino Raiola), arriva un buonissimo dodicesimo posto, una salvezza serena che permette a Zeman e ai suoi di lavorare su un progetto che ha subito uno stop, ma che è lungi dall’essere abbandonato. E si passa così all’annata successiva. Qualche nome nuovo, ma di quelli importanti. Ad esempio Josè Chamot, prelevato dal Pisa. O Giovanni Stroppa, che al Milan non ha mantenuto del tutto le promesse, ma che ha comunque già in bacheca una Coppa dei Campioni, seppur da comprimario.

Basteranno questi arrivi a coprire le lacune di una squadra che l’anno precedente era sembrata in calo? L’impressione generale vira verso il no. Ma più di qualcuno dovrà ricredersi. Il Foggia resta imbattuto nelle prime quattro giornate, nonostante affronti Lazio, Inter, il derby con il Lecce e la Juventus. Tre pareggi e la vittoria al via del Mare, miglior inizio non può esserci. Poi però inizia un ciclo terribile, dieci partite senza uno straccio di vittoria. Non sembra neanche una squadra di Zeman, tutta pareggi e sconfitte di misura. Il match col Piacenza sembra fare storia a parte, un 5-4 con il più classico dei canovacci zemaniani. Poi i rossoneri, finalmente, si svegliano. Quattro a uno al Genoa a Marassi, due pareggi e un’altro 4-1, stavolta allo Zaccheria, alla Lazio.

I grandi protagonisti sono Stroppa, che nel terzetto di centrocampo con Di Biagio e Seno trova la sua dimensione, cogliendo addirittura in quella stagione le uniche 4 presenze in nazionale in carriera, e Roy, capocannoniere di una squadra che a volte non riesce ad esprimere un gioco scintillante, ma che di riffa o di raffa trova spesso il risultato utile. Il girone di ritorno è una classica altalena zemaniana, che alterna vittorie roboanti (il 5-0 al Lecce che i tifosi ancora ricordano con gli occhi lucidi, o il 3-2 al grande Parma di Nevio Scala) a qualche caduta di stile, come il 6-0 subito dalla Samp. Ma dal Maestro non ci si può aspettare nulla di diverso. Come espugnare il Delle Alpi all’ultima trasferta della stagione con un ormai classico 1-4 al Torino, per poi salutare i tifosi perdendo in casa con il Napoli. Classifica finale? Noni. Esattamente come il Foggia più famoso.

Ma il valore dell’impresa si comprenderà solo più tardi. A fine stagione Zeman lascia il suo regno per tentare la scalata alla Serie A con la Lazio e con lui partono anche molti dei protagonisti di quella seconda splendida cavalcata. L’idea di gioco resta (assieme alla scintillante forma fisica regalata da anni di cura boema), e lo si capisce quando il Foggia, ormai guidato da Catuzzi, batte allo Zaccheria la Juventus che si laureerà campione d’Italia, quella di Baggio, Vialli e di un giovanissimo Del Piero. I rossoneri terminano il girone d’andata ottavi, con 24 punti. Ma è un’illusione. Le restanti 17 partite sono un lento stillicidio, una caduta nel vortice. Due sole vittorie, tre pareggi, dodici sconfitte. È Serie B.

Il che, seppur triste come ricordo per i tifosi del Foggia, sottolinea ancora di più il valore della squadra 1993/94, capace di tornare in alto, nonostante prospettive non eccezionali e una Serie A zeppa di campioni. Occhio all’articolo quindi, quando si parla di Foggia dei Miracoli. Non è soltanto uno, ma almeno un paio!