Patrizio Cacciari

Higuain, Dzeko, Icardi. Sono loro i protagonisti dell’attuale campionato. I bomber di Juve, Roma e Inter rappresentano il meglio che la nostra serie A esprime oggi in quel ruolo, il centravanti, la maglia numero 9, il bomber della squadra. Ma basta guardare indietro per rendersi conto come qualsiasi paragone con il recente passato sia improponibile. Van Basten, Careca, Batistuta, Ronaldo, Ibrahimovic. I migliori attaccanti del calcio europeo giocavano nel campionato italiano. Ripercorriamo le loro gesta con le maglie delle nostre squadre.

Marco Van Basten (Milan 1987-1995)
E’ il 1987 quando Marco Van Basten arriva al Milan. Pensate che l’olandese costò solo 1,75 miliardi di lire. Il primo infortunio lo subisce nel debutto in campionato a Pisa. Van Basten è costretto a operarsi alla caviglia e a fermarsi 6 mesi. Rientrerà per segnare i gol decisivi (3) per lo scudetto vinto dopo la rincorsa sul Napoli di Maradona. Nella stagione 1988-1989 segna complessivamente 33 gol (19 in Serie A, 10 in Coppa Campioni, 3 in Coppa Italia e 1 in Supercoppa italiana) e conquista il secondo Pallone d’oro. Nello stesso anno arrivano Supercoppa europea e Intercontinentale. All’inizio della stagione 1989-90 è costretto di nuovo a operarsi, stavolta al menisco. Infortunio che lo terrà fuori poco più di due mesi. I suoi 19 gol non valgono lo scudetto al Milan, ma il titolo di capocannoniere. Nel 1990-1991 il Milan conquista nuovamente Supercoppa europea e Intercontinentale. E’ l’ultima grande vittoria del Milan di Sacchi, che proprio per divergenze con il Cigno di Utrecht, lascia i rossoneri. Nella stagione 1991-1992 sulla panchina rossonera arriva Fabio Capello: Van Basten segna 25 gol e conquista di nuovo la classifica dei cannonieri. L’anno dopo parte col botto segnando due quaterne nel mese di novembre, una in campionato e una in Coppa dei Campioni. A dicembre conquista il terzo Pallone d’Oro. Prima di lui c’erano riusciti solamente Johan Cruijff e Michel Platini. Ma il suo calvario non è ancora finito. Una nuova operazione alla caviglia lo tiene fermo per quattro mesi. Rientrerà a fine aprile, in tempo per segnare l’ultimo gol in carriera. La partita è Ancona-Milan del 9 maggio 1993, il portiere Alessandro Nista, lo stesso a cui aveva segnato la sua prima rete in serie A. Alla fine della stagione, l’ultima della sua carriera, segna 20 gol in 22 partite. Il quarto intervento chirurgico alla caviglia arriva nel giugno del 1993. In due anni Marco Van Basten non riuscirà più a trovare la condizione necessaria per giocare. Complessivamente con il Milan vince 4 scudetti, 4 Supercoppe Italiane, 2 Coppe dei Campioni, 2 Supercoppe Europee e 2 Coppe Intercontinentali. Non solo un numero 9, ma un sopraffino giocoliere, un atleta elegante, un raffinato finalizzatore. Un giocatore straordinario a cui nessuno nel suo ruolo si è ancora oggi avvicinato.

Antonio Careca (Napoli 1987-1993)
Anche Careca arriva in Italia nell’estate del 1987, dal San Paolo al Napoli per 4 miliardi di lire. Insieme a Maradona e Careca forma il famoso trio “Ma.Gi.Ca.”. Tredici reti nella prima stagione, 19 nella seconda, il suo acuto. Vince con gli azzurri la prima storica Coppa Uefa nel 1989, con un contributo determinante, e il secondo scudetto nel 1989-90, a cui seguì la Supercoppa italiana. Careca lascia il Napoli termine della stagione 1992-93 dopo 96 gol complessivi, sesto cannoniere di sempre della storia partenopea in campionato (73). Centravanti di razza, rapidissimo in area di rigore, la sua classe veniva in un certo senso offuscata dalla presenza ingombrante di un gigante come Maradona e dal difficile duello a distanza con Van Basten.

Gabriel Omar Batistuta (Fiorentina 1991-2000; Roma 2000-2003; Inter 2003)
La Fiorentina acquista Batistuta a metà 1991 per 12 miliardi di lire. Nonostante un ambientamento difficile, nella sua prima stagione viola, nel 1991-1992, segna 13 gol in 27 presenze. L’anno dopo è devastante: segnando tre doppiette nelle prime sette partite contro Lazio, Inter e Sampdoria, raggiungendo i 16 gol in 32 partite, che però non evitarono alla Fiorentina una clamorosa retrocessione. In serie cadetta Bati segna 16 gol e riporta la Fiorentina in serie A. Nella stagione 1994-1995 segna 26 gol conquistando il titolo di capocannoniere. L’anno successivo il bilancio è di 19 reti in campionato oltre a 8 gol in 8 partite in Coppa Italia che valgono il trofeo per i viola. Nell’estate del 1996 guida la Fiorentina anche alla vittoria della Supercoppa Italiana. Stagione 1996-97: 13 gol in 32 partite in campionato, ed eliminazione dal Barcellona in Coppa delle Coppe. Indimenticabile il suo gol al Camp Nou (vedi gif sotto, ndr). Nella stagione 1997-1998 segna 21 gol in 32 partite, l’anno dopo realizza 17 reti in 17 partite, regalando a Firenze per qualche mese il sogno scudetto. L’infortunio nel girone di ritorno però mise fine alle speranze. A fine stagione i gol sono 21. Ultima stagione a Firenze nell’anno 1999-2000: 23 reti in 30 partite, 6 gol in Champions. Con una tripletta all’ultima giornata di campionato Batistuta raggiunge quota 152 gol, il maggior marcatore della storia della Fiorentina in Serie A. Coni viola gioca in tutto 332 partite tra campionati e coppe segnando 207 gol. A 31 anni, nell’estate del 2000 passa alla Roma per la cifra record di 70 miliardi di lire. Segno 20 gol in campionato e contribuisce in maniera determinante alla vittoria del terzo scudetto della storia romanista. Da lacrime il suo gol alla Fiorentina nei minuti finali nel match del 26 novembre. Il 19 agosto 2001 vince anche la sua seconda Supercoppa Italiana contro la Fiorentina. Nella stagione 2001-2002, gioca pochissimo a causa di problemi alla cavigglia e segna solo 6 reti, l’anno dopo viene ceduto all’Inter a gennaio dove resterà pochi mesi. Batigol a Firenze, Re Leone a Roma, Batistuta è un campione rimasto nel cuore di tutti i tifosi. Nessun altro finora ha mostrato il suo carisma.

 Ronaldo Luis Nazario (Inter 1997-2002; Milan 2007-2008)
Per i nostalgici del calcio è lui il vero Ronaldo e non Cr7. Arriva in Italia nell’estate del 1997 grazie ai 48 miliardi sborsati da Massimo Moratti. Quell’anno l’Inter finisce seconda in campionato alle spalle della Juve (memorabile il rigore non concesso proprio a Ronaldo per fallo di Iuliano nel match decisivo), ma vince la Coppa UEFA battendo a Parigi la Lazio, con Ronaldo autore del gol del definitivo 3-0. In quella stagione Ronnie vince il suo primo Pallone d’oro e segna 25 gol in 32 partite. Due gravi infortuni condizionano il suo rendimento degli anni a venire. Il 21 novembre 1999, si fa male durante la gara con il Lecce: lesione al tendine rotuleo del ginocchio destro. Sei mesi e un intervento chirurgico per tornare in campo. Ronaldo scende di nuovo in campo il 12 aprile 2000 a Roma, nella finale d’andata della Coppa Italia contro la Lazio, ma il suo ginocchio cede di nuovo dopo solo sei minuti dall’ingresso in campo. Stavolta il tendine si rompe definitivamente. Passa più di un anno tra riabilitazione e nuovo intervento. Ronaldo torna in tempo per il finale di campionato quando lo scudetto sembrava a un passo. Nell’ultima partita, il 5 maggio 2002, ancora allo Stadio Olimpico di Roma, l’Inter perde incredibilmente contro la Lazio per 4-2 dalla Lazio e viene scavalcata dalla Juve. Impossibile dimenticare il suo volto affranto tra le mani, con le lacrime che scendevano fino a terra. Dopo l’esperienza nel Real Madrid, torna in Italia, stavolta al Milan, nel 2007-2008. Ronaldo si toglie lo sfizio di segnare un gol al derby alla sua amata Inter. Nell’occasione venne accolto molto male dal pubblico nerazzurro. Alla fine il bilancio rossonero è di 20 presenze e 9 gol. Cosa dire del Fenomeno? Nonostante gli infortuni è stato il calciatore che più di tutti, per dinamismo, rapidità e giocate, si è avvicinato al genio di Maradona.

 Zlatan Ibrahimovic (Juventus 2004-2006; Inter 2006-2009; Milan 2010-2012)
Adesso non se la sta passando molto bene in Inghilterra, ma dopo essersi divertito a vincere scudetti in giro per l’Europa, una fase difficile a fine carriera, il vecchio Zlatan può anche permettersela. In Italia il nostro ha vinto 4 scudetti (più i due revocati alla Juventus). Arrivato alla Juve per 16 milioni di euro nell’estate del 2004, Ibra non fa breccia nei cuori bianconeri, anche se in due stagioni il bilancio è buono: 92 presenze, 26 gol e 17 assist, e, appunto, 2 scudetti revocati. Passa all’Inter, per circa 25 milioni di euro, dove diventa un beniamino. Con i nerazzurri colleziona 117 presenze e 66 gol, gli scudetti sono 3, due invece le Supercoppe Italiane. Dopo una parentesi poco felice al Barcellona a causa del suo rapporto con Guardiola, torna a Milano stavolta sponda rossonera, dove rimane per due stagioni. Il tempo di vincere un altro scudetto (2011) e la classifica dei cannonieri per la seconda volta (2012), la prima ci era riuscito nell’ultima stagione nerazzurra. Ibra è l’unico giocatore ad aver vinto la classifica dei cannonieri in Italia con due maglie diverse. Zlatan è un centravanti atipico, forse unico. Una straordinaria prestanza fisica associata a un controllo di palla e a capacità balistiche che lo rendono un bomber di razza senza eguali nella storia recente del calcio. Scomodo e carismatico, il suo essere antipatico è diventata una caratteristica del suo personaggio, alla fine apprezzato dal pubblico e dagli addetti ai lavori (tranne qualche eccezione).