Francesco Cavallini

Caso più unico che raro nel panorama calcistico italiano, la Juventus è legata a doppio filo alle vicende della famiglia Agnelli sin dal 1923. In quell’anno Edoardo, figlio del fondatore della FIAT Giovanni, diviene presidente della società, inaugurando gli anni del cosiddetto stile Juventus, che prevede eleganza, professionalità e mentalità vincente. Durante la sua presidenza, il club torinese si impone come assoluto protagonista della vita calcistica italiana, come testimoniano i cinque Scudetti consecutivi vinti tra il 1930 e il 1935. Alla morte dell’imprenditore, avvenuta in un tragico incidente con l’idrovolante a Genova proprio nell’anno del pokerissimo, si sono susseguite alla guida del sodalizio bianconero diverse figure dell’imprenditoria e dell’alta società piemontese, fino a quando, nel 1947, il figlio di Edoardo, Giovanni Agnelli (per tutti l’Avvocato) assume la carica di presidente.

Da quel momento, indipendentemente dall’organigramma societario, ogni decisione, sportiva ed economica, ogni mossa politica e persino ogni soprannome dei calciatori bianconeri passa per le stanze dell’Avvocato, che ogni mattina, puntuale come un orologio, comunica con la dirigenza e impartisce gli input da seguire nella gestione della Juventus. L’arrivo di Gianni Agnelli segna la seconda rivoluzione nella storia della Vecchia Signora. Vengono acquistati calciatori del calibro di Boniperti e Hansen, assoluti protagonisti dei primi due scudetti del dopoguerra cuciti sulle maglie bianconere. Nel 1954, pur mantenendo la carica di presidente onorario, l’Avvocato lascia la carica effettiva, inaugurando un lungo periodo in cui figure cardine della storia della Juventus siederanno via via sullo scranno più importante di Corso Galileo Ferraris, segnando indelebilmente diverse epoche del calcio e della vita sociale e culturale dell’Italia intera.

Umberto Agnelli (1956-1962)

La reggenza seguita al passo indietro dell’Avvocato termina con la scelta di affidare la presidenza della Juventus al più giovane di Casa Agnelli, Umberto, ventidue anni, che tutti conosceranno come il Dottore. È l’inizio della tradizione che vede il ramo cadetto della famiglia particolarmente impegnato nella gestione del club. Il giovane presidente continua la politica di suo fratello Gianni, costruendo una squadra infarcita di grandi campioni che apre un nuovo ciclo vincente.

Giampiero Boniperti e Umberto Agnelli (photo credits: Wikipedia)

L’arrivo a Torino nella stagione 1957/58 di John Charles, prelevato dal Leeds United, e dell’argentino Omar Sivori, stella del River Plate, crea i presupposti per la conquista del titolo numero dieci della storia bianconera. La Juventus diviene così la prima società italiana a potersi fregiare della stella sulla maglia. Charles, classica punta d’area di rigore dalla potenza fisica straripante (ma persona dai modi semplici e squisiti, tanto da meritarsi il soprannome di Gigante Buono) e Sivori, genio e sregolatezza, nato per dribblare ed irridere l’avversario, formano con Boniperti, che dopo anni da centravanti diviene felicemente mezzala, il cosiddetto Trio Magico, che conquista tre Scudetti e due Coppe Italia tra il 1958 e il 1961. In quell’anno Sivori diventa anche il primo bianconero a sollevare il Pallone d’Oro.

La vertiginosa ascesa in Italia e in Europa delle due milanesi coincide con il ritiro di Boniperti e con il disimpegno del Dottore dalla gestione sportiva della Juventus, avvenuto nel 1962. Per quasi dieci anni la presidenza viene affidata a Vittore Catella, ingegnere aeronautico e successivamente deputato della Repubblica. È un periodo di relativa decadenza per i bianconeri, in cui la cosiddetta “Juventus operaia” riesce comunque ad aggiudicarsi il titolo nella stagione 1966/67 e la Coppa Italia 1964/65.

Giampiero Boniperti (1971-1990)

Il 13 luglio 1971 Giampiero Boniperti varca di nuovo la soglia della sede di Corso Galileo Ferraris, stavolta come presidente della Vecchia Signora. La scelta del grande ex, uno degli assoluti protagonisti del calcio italiano del Novecento, in campo e fuori, è volta a puntare ad un ritorno ad una Juventus temuta e vincente, come quando Marisa (soprannome affibiatogli dai rivali per i suoi caratteristici boccoli biondi) la guidava con gli scarpini ai piedi. I risultati della gestione Boniperti sono, assieme a quelli del suo successore Chiusano, i migliori mai raggiunti dalla squadra torinese. Il lavoro del bomber di Barengo è fondamentale per gettare le fondamenta di un rinnovato stile Juventus, che aggiunge ai valori precedenti anche dei metodi ben precisi di conduzione aziendale. Importantissimo da questo punto di vista il massiccio lavoro di valorizzazione del settore giovanile e il recrutamento dei migliori giovani italiani, oltre all’adozione di un severo codice di comportamento per i tesserati.

Il Trap alla guida della Juventus (photo credits: Wikipedia)

La grande coppia, Agnelli e Boniperti, si ricompone e al dinamico duo si aggiunge presto (dopo tre Scudetti nei primi cinque anni, due targati Vycpálek e uno Parola), l’elemento mancante, quello in grado di catalizzare alla perfezione tutte le pulsioni dell’ambiente bianconero e trasformarle in risultati a dir poco stupefacenti. Marisa scende personalmente in campo e sceglie Giovanni Trapattoni, che come allenatore ha appena iniziato, ma che ha già le stigmate del predestinato. Boniperti non sbaglia. Il Trap inizia bene, vincendo Scudetto e Coppa UEFA (il primo trofeo continentale vinto dalla Juventus) al primo colpo e continua ancora meglio, con altri tre campionati che nel 1982 valgono la terza stella. È la Juve di Zoff, di Bettega (bandiera dal 1970 al 1983), di Gentile, di Tardelli, di molti calciatori che tra il 1978 e il Mundial di Spagna fanno anche le fortune della nazionale italiana.

Manca sempre l’affermazione definitiva all’estero, in quella Coppa dei Campioni che dopo le sconfitte con l’Ajax e con l’Amburgo sembra sempre più un incubo. Arriverà (non prima di aver conquistato la Coppa delle Coppe 1983/84), assieme a Roi Michel Platini, a seguito di un altro scudetto, ma nella notte più triste, in cui 39 persone perdono la vita nell’insensata strage dello stadio Heysel. Il Trap chiude il suo splendido ciclo con lo Scudetto 1985/86 e con la Coppa Intercontinentale. Poi si accasa all’Inter e per la Juventus inizia un ciclo di rinnovamento, segnato dal progressivo addio delle bandiere storiche, dalla tragica morte di Gaetano Scirea e impreziosito dalla Coppa UEFA 1989/90. Ma non sarà, almeno ufficialmente, un trofeo della Juventus di Boniperti. Il 5 febbraio 1990, dopo quasi vent’anni di trionfi, Marisa passa la mano e a fine mese viene eletto presidente della Federcalcio.

Michel Platini e Gaetano Scirea con la Coppa Intercontinentale (photo credits: Wikipedia)

Vittorio Caissotti di Chiusano (1990-2003)

A sostituirlo arriva Vittorio Chiusano, già vicepresidente del club, che mantiene la carica fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 2003. Nonostante l’arrivo di campioni come Roberto Baggio (che in bianconero vince il Pallone d’Oro 1993), l’inizio dell’era Chiusano non è esattamente esaltante e il nuovo presidente decide quindi di affidarsi a un cavallo di ritorno. Il Trap si siede di nuovo sulla panchina bianconera, ma non andrà oltre la conquista della Coppa UEFA 1993/94, la terza nella bacheca di Corso Galileo Ferraris. Ma proprio come il suo predecessore, Chiusano azzecca la mossa giusta e chiama a guidare la sua Juventus Marcello Lippi, che nel corso degli anni si troverà a gestire una rosa straordinaria, in cui brilla la luce di Alessandro Del Piero e che è trasportata anche dal talento di Zinedine Zidane. In due esperienze a Torino, il tecnico toscano (secondo Agnelli la seconda cosa più bella mai uscita da Viareggio, dopo Amanda Sandrelli) porta a casa, tra le altre cose, la bellezza di cinque Scudetti e la Champions League 1996, oltre a ben tre finali continentali perse, due nelle edizioni successive al trionfo e una nel 2003, contro il Milan di Ancelotti.

Alessandro Del Piero solleva la Champions League 1995/96 (photo credits: Wikipedia)

Proprio Carletto era stato il sostituto di Lippi nel 1999, per un interregno durato due stagioni e mezzo e pieno di delusioni (due secondi posti, dietro Lazio e Roma). Serve il ritorno del viareggino, assieme agli acquisti di Buffon, Thuram e alle reti di Del Piero e Trezeguet, per vincere gli Scudetti numero 26 e 27, l’ultimo in un 2003 davvero particolare per la storia bianconera. Il 24 gennaio di quell’anno, infatti, viene a mancare l’Avvocato Gianni Agnelli, che Presidente non lo era più dal lontano 1954, ma che nel corso di quasi cinquant’anni ha da sempre dettato la linea societaria. Dopo pochi mesi termina anche l’era Chiusano, con la scomparsa del presidente bianconero (anche per lui 16 trofei in bacheca) poco prima della vittoria nella Supercoppa Italiana, che la squadra dedica al suo ex numero uno.

Gli succede Franzo Grande Stevens, che è presidente quando, dopo l’Avvocato, se ne va anche il Dottore (2004) e che è protagonista del momento peggiore della storia bianconera. La Juventus di Fabio Capello, del Pallone d’Oro Pavel Nedved, di Ibrahimovic e Cannavaro vince due Scudetti, ma viene coinvolta nello scandalo Calciopoli, si vede revocare i titoli conquistati e deve ricominciare dalla Serie BGrande Stevens segue la sua dirigenza, che si dimette in blocco, e viene sostituito prima da Giovanni Cobolli Gigli, che è in carica nell’anno dell’immediato ritorno nella massima serie sotto la guida di Deschamps, e poi da JeanClaude Blanc, presidente di una Juventus mediocre, ancora scossa dalle conseguenze della retrocessione.

Andrea Agnelli (2010-)

E così il 19 maggio 2010 la carica presidenziale torna ufficialmente dopo quasi cinquant’anni ad un Agnelli. Si tratta di Andrea, figlio di Umberto, che dal Dottore ha ereditato la passione per i colori bianconeri. L’arrivo del nuovo presidente coincide con un rinnovamento dei ranghi dirigenziali e soprattutto con l’inaugurazione dello Juventus Stadium, sorto nel 2011 sulle ceneri del vecchio Delle Alpi. Nello stesso anno a far carburare la nuova Juventus ci pensa l’ingaggio di Antonio Conte, già capitano della squadra ai tempi di Lippi, che, attraverso acquisti mirati (Pirlo e Vidal) porta i bianconeri ad un successo storico in campionato, ottenuto senza perdere neanche uno dei 38 incontri di Serie A. È l’inizio di sei stagioni leggendarie. Conte vince altri due Scudetti, l’ultimo dei quali sfondando quota 100 punti, terminando a 102 e raggiungendo un risultato probabilmente ineguagliabile.

Andrea Pirlo, 164 presenze e 19 gol con la maglia della Juve

Nell’estate successiva alla stagione dei record, Conte si dimette per contrasti con la dirigenza, che sceglie al suo posto Massimiliano Allegri. Il tecnico livornese guida la squadra ad altri tre Scudetti consecutivi (fanno sei, record assoluto nella storia del campionato italiano) e a due sfortunate finali di Champions League, perse contro Barcellona e Real Madrid. Quella di Andrea Agnelli è la Juventus di Buffon, il capitano che si avvia a superare Del Piero per presenze in Serie A con la maglia bianconera, della BBC (Bonucci, Barzagli e Chiellini, la rocciosa linea difensiva della Vecchia Signora e della Nazionale), di Marchisio, ultimo fulgido prodotto del glorioso settore giovanile bianconero, degli acquisti roboanti (Higuain) e delle cessioni plurimilionarie (Pogba). Sette anni che hanno stabilmente inserito la Juventus nel novero delle grandi potenze continentali e che hanno imposto il modello societario bianconero come uno di quelli più all’avanguardia del calcio mondiale.

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La Juve in festa dopo la vittoria dello scudetto 2016/17