Adriano Stabile

A volte il destino disegna storie davvero straordinarie come quella di Primo Carnera e del suo rapporto incredibile con il giorno della festa di San Pietro e Paolo. Proprio cinquant’anni fa, il 29 giugno 1967, l’ex pugile friulano moriva all’età di quasi 61 anni. Proprio ottantaquattro anni fa, il 29 giugno 1933, Carnera diventava il primo italiano a conquistare il titolo mondiale dei pesi massimi. Un fuoriclasse della boxe come Nino Benvenuti, Sandro Mazzinghi, Bruno Arcari o Giovanni Parisi.

Il 29 giugno nella vita di Primo Carnera

La gioia più grande e la fine della vita unite dal fato. Qualcosa di analogo a quanto accaduto al calciatore uruguaiano Alcide Ghiggia, campione del mondo grazie a un suo storico gol il 16 luglio 1950 (nel giorno del “Maracanaço”) e scomparso esattamente 65 anni più tardi, il 16 luglio 2015. Per Carnera però, le coincidenze sono ancora più straordinarie.

Carnera 29 giugno

Primo Carnera durante un allenamento

Nato a Sequals, in Friuli, il 25 ottobre 1906, il colosso friulano (103 match in carriera con 88 vittorie, 71 ko e 15 sconfitte) ha avuto modo di raccontare, con le parole postume raccolte in “Io, Primo Carnera, il manoscritto ritrovato” (pubblicato dalla Gazzetta dello Sport nel 2003), quanto il 29 giugno ricorra nella sua vita. Nel giorno di San Pietro e Paolo del 1919, poco dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, il piccolo Primo Carnera (piccolo si fa per dire, dal momento che era già un gigante nonostante i 12 anni di età) lascia Sequals per trasferirsi con la famiglia in Francia, dove una zia materna si occupa di costruzioni a Le Mans.

Primo Carnera

Primo Carnera nel 1932 (foto Agence Meurisse-BNF Gallica)

L’avventuroso viaggio di Carnera in Francia

Durante il viaggio in treno verso Parigi, a causa del pienone in ogni vagone, il futuro campione è costretto a passare la notte in piedi fino a che involontariamente, per un colpo di sonno, si aggrappa al segnale di allarme facendo suonare la sirena e bloccando il convoglio: «Il treno si fermò con mia grande sorpresa a vedere tutta quella confusione, senza comprendere niente di quanto succedeva, dato che quella era la mia prima presenza su un treno – scrive di suo pugno Primo Carnera nelle sue memorie – tutti mi guardavano e puntavano il dito su di me».

Il 29 giugno 1928 lascia il circo e diventa pugile

Passano otto anni e il 29 giugno 1928 segna una svolta fondamentale nella vita del futuro asso del ring: dopo tre anni in giro per fiere in Francia a fare il lottatore per un circo transalpino, il 21enne Carnera prende il coraggio a quattro mani proprio quel giorno, mentre è di tappa ad Arcachon, sulla costa Atlantica. Decide di lasciare “la baracca”, come la chiamava lui, per darsi al pugilato: comunica la sua scelta ai titolari del circo, che non la prendono bene, dal momento che Carnera è la loro principale fonte di guardagno.
Da qualche tempo però il ragazzone friulano è corteggiato da Paul Journée, ex peso massimo francese di discreto livello e titolare di una palestra, che aveva visto in lui le doti (e soprattutto il fisico) del campione di pugilato. Carnera accetta la proposta di Journée quando, oltre al ring, gli viene offerto un posto di lavoro sicuro in una falegnameria.

Carnera falegname

Primo Carnera era anche un buon falegname (foto villacarnera.com)

Il titolo mondiale vinto il 29 giugno 1933 

Il 29 giugno 1928 inizia quindi la vera carriera pugilistica di Primo Carnera, che probabilmente aveva già assaggiato la boxe, per qualche mese, quattro anni prima. E così si arriva direttamente al 29 giugno 1933 quando il gigante di Sequals (oltre due metri di altezza, 118 chili di peso, 41 centimetri di bicipite, 85 di circonferenza alla vita e 52 come numero di scarpe) vince il titolo dei pesi massimi negli Stati Uniti. Al Madison Square Garden di New York, davanti a 40.000 spettatori, il nostro pugile batte l’americano Jack Sharkey per ko al sesto round conquistando la cintura di campione del mondo. Il sogno iridato dura poco meno di un anno, ma l’impresa resta nella storia del nostro sport: Carnera difende due volte la corona mondiale (superando ai punti Paulino Uzcudun a Roma e Tommy Loughran negli States), ma la perde alla terza occasione, sconfitto per ko tecnico dallo statunitense Max Baer, ancora al Madison Square Garden, il 14 giugno 1934.

Cinquant’anni fa la sua morte, ancora il 29 giugno

È da quel momento che Carnera dimostra la sua dignità di uomo, che va oltre il campione del ring, su cui aleggiano le ombre di qualche incontro truccato, probabilmente a sua insaputa. Combatte fino al 1937, poi c’è ancora la guerra, i partigiani lo catturano e lo processano accusandolo di connivenza con il fascismo, ma alla fine non lo uccidono. Torna sul ring quarantenne nel 1946, poi passa alle esibizioni di catch. Non un granché per un ex campione del mondo della boxe, ma lui vuole dare il meglio alla sua famiglia e per questo si sacrifica.

Carnera palestra

Carnera in palestra nel 1932 (foto Agence Meurisse-BNF Gallica)

Primo Carnera, che aveva abbandonato gli studi alla quarta elementare, insegna ai suoi due figli l’importanza dell’istruzione. Umberto e Giovanna Maria, i suoi eredi, si laureano e diventano affermati professionisti in Florida. Il vecchio ex campione continua a vivere negli Stati Uniti, ma quando capisce che la sua ora sta per arrivare decide di tornare a Sequals, nella sua terra, per morire lì. Carnera scompare nel 1967, ancora il 29 giugno, a chiudere un incredibile cerchio voluto dal destino.

Carnera mondiale

La Gazzetta dello Sport del 30 giugno 1933 celebra il mondiale di Carnera