Adriano Stabile

Napoli contro Real Madrid: la speranza è che la storia non si ripeta. Trent’anni fa gli azzurri pagarono caro, con l’eliminazione, l’inesperienza dell’esordio in Coppa dei Campioni e la forza degli avversari. Erano i “blancos” di Butragueno, Michel, Buyo, Martin Vazquez e del vecchio Santillana. Nel Napoli c’era, su tutti, Diego Maradona la cui stella però non si accese.

Real Madrid-Napoli, quei due match di 30 anni fa

Torniamo indietro a quel settembre 1987, primo turno della vecchia Coppa dei Campioni, con la formula sin dall’inizio ad eliminazione diretta. È un vantaggio per il Napoli, ma un peccato per il calcio, che l’andata al Santiago Bernabeu si giochi a porte chiuse, senza tifosi: il Real Madrid deve scontare una squalifica Uefa rimediata nella stagione precedente e così, per prepararsi al meglio, il tecnico olandese Leo Beenhakker fa allenare i suoi, due settimane prima del match, a porte chiuse, senza giornalisti né sostenitori. Lo stesso fa Ottavio Bianchi, allenatore del Napoli, che organizza una partitella nel silenzio al San Paolo, 6 giorni prima della sfida col Real, mettendo di fronte i suoi ragazzi a una mista tra riserve e Napoli Primavera. Vincono i titolari 2-1 con reti di Maradona, De Napoli e Baiano per i giovani.

ANDATA SENZA TIFOSI AL BERNABEU: VINCE IL REAL 2-0
Pur vuoto però il Bernabeu strega Maradona e il suo Napoli che, tra sfortuna, recriminazioni e inesperienza, viene battuto all’andata, il 16 settembre 1987, per 2-0. Pesano i 22 scudetti e le 6 Coppe dei Campioni del Real Madrid al confronto dell’unico titolo italiano dei partenopei: il blasone, talvolta, condiziona la mente dei giocatori.

Il match inizia nell’orario “spagnolo” delle 21.45 e i “blancos”, che sostituiscono lo squalificato Hugo Sanchez con il 35enne Santillana, passano in vantaggio al 18’ su rigore: Renica atterra Sanchis e Michel trasforma dal dischetto. Nella ripresa, al 76′, è il difensore centrale Tendillo a raddoppiare su azione di calcio d’angolo, ma De Napoli, negli spogliatoi, ammetterà di aver deviato la palla in modo decisivo, ingannando il portiere Garella.

Real Madrid Napoli 1987

Il Bernabeu vuoto durante Real-Napoli del 16 settembre 1987 (foto Bartoletti)

L’estremo difensore del Napoli è peraltro protagonista del match, risultando il migliore in campo con le sue parate (soprattutto su Michel e Gallego) che evitano il tracollo (il conto dei corner alla fine è di 11-1 per il Real Madrid). Pesano sul risultato le assenze dell’infortunato Careca, che ha cercato di esserci fino all’ultimo, e di Francini, squalificato. Pesano le occasioni fallite da Giordano e Renica (quest’ultimo colpisce la traversa di testa). Pesa anche la prestazione scadente di Maradona, marcato benissimo da Chendo. E pensare che Dieguito si era presentato in grande spolvero a Madrid, motivatissimo, con la moglie Claudia al seguito insieme con la figlia Dalmita.

MARADONA CONTRO L’ARBITRO: «NON HA AVUTO PERSONALITA’»
Il match è vissuto con grande nervosismo dai giocatori del Napoli, che alla fine accusano l’arbitro romeno Igna di aver “indirizzato” l’incontro. «L’arbitraggio è stato determinante sull’esito della partita – le parole di Diego Maradona subito dopo la gara – in nessun momento ha dimostrato di avere la personalità per tenerla sotto controllo. Non ha avuto la forza di espellere chi meritava di uscire dal campo. Non ho mai incontrato un arbitraggio simile. Spero che a Napoli ci mandino un arbitro altrettanto casalingo».

L’allenatore Beenhakker è accusato di aver apostrofato come “mafiosi” i napoletani. Alla fine della gara, sotto al tunnel d’uscita dal campo, scoppia una rissa con calci, sputi e pugni, subito sedata per fortuna. Sembra che tutto nasca da una gomitata in faccia a Romano del Napoli. Non mancano le lamentele napoletane per il fatto che gli addetti al Bernabeu abbiano irradiato ad alto volume, durante gran parte del match, la radiocronaca della gara per ovviare all’assenza del pubblico spagnolo.

IL RITORNO A NAPOLI, IL REAL SI PREPARA A OGNI PROVOCAZIONE
Anche il ritorno, in programma il 30 settembre 1987 al San Paolo, viene vissuto sul filo della tensione. Il Real Madrid è accolto con fischi, insulti, il lancio di qualche uovo e viene dirottato in un hotel di Castellamare di Stabia, lontano da malintenzionati. Il tecnico Beenhakker, in albergo, catechizza i suoi con un lungo discorso che viene “spiato” e riferito ai giornali italiani: «Il pubblico istigherà i giocatori del Napoli che vi provocheranno – le parole dell’allenatore olandese del Real Madrid – tenete i nervi saldi e non reagite per nessun motivo. Giocate come sapete e non ci saranno problemi perché i più forti siamo noi. Attenzione: se abboccherete alle provocazioni tutto sarà rimesso in discussione».

Diego Maradona 1987

Diego Maradona contro il Real Madrid nel 1987 (foto Zucchi)

Nonostante i due gol subiti all’andata il pubblico napoletano risponde alla grande con il record di incasso dell’epoca per il calcio italiano: 4 miliardi e 248 milioni di lire sborsati da 83.231 spettatori (di cui solo 290 provenienti dalla Spagna). Gli azzurri recuperano Francini e Careca mentre nel Real Madrid c’è Sanchez. Proprio Francini, dopo 9 minuti, illude il Napoli segnando il gol azzurro, con una zampata dopo una sponda di Careca. Lo stesso terzino però regala a Michel il pallone che porta al pareggio, realizzato al 43’ da Butragueno, facilmente servito da Sanchez. Addio qualificazione e frustrazione sfogata malamente da un gesto di Carnevale, che a tre minuti dal fischio finale si fa espellere per un calcio al portiere spagnolo Buyo: segue un fitto lancio di oggetti con breve sospensione del match, che comunque viene portato a termine dal bravo arbitro (stavolta sì) tedesco Pauly.

MARADONA SUL BANCO DEGLI IMPUTATI: «STUFO DI ESSERE LINCIATO»
Maradona, nuovamente ben marcato da Chendo, si limita soltanto a qualche assist mancando ancora l’appuntamento. Careca, non al meglio, fallisce due ghiotte occasioni da gol, sull’1-0, ipnotizzato da Buyo.
“El pibe de oro” finisce sul banco degli imputati, qualcuno lo accusa addirittura di essere fuori forma e lui ci rimane male: «Ho letto che sono grasso – dice qualche giorno dopo l’eliminazione del Napoli – sono stanco di questo linciaggio. Si sta parlando di queste due partite molto più di quanto è stato detto di me in tre anni». La sintesi migliore è fatta, con saggia filosofia, dal presidente napoletano Corrado Ferlaino: «Non ho perso il sonno, quando dall’urna uscì il Real Madrid capii subito che avremmo avuto scarse possibilità di qualificazione. È la lunga abitudine al calcio, ci sono gioie e delusioni».