Luigi Pellicone

“Mi racconti una storia?”. Festa di Pietro e Paolo, asili chiusi, bambini in cerca di favole. Mmm. Che giorno è oggi? 29 giugno. Benissimo, siediti in braccio, ti racconto di quando un uomo con la mani grandi grandi fece piangere una Nazione…

29 giugno del 2000. Amsterdam ArenA. In uno stadio grande grande si gioca la semifinale dei campionati Europei di BelgiOlanda, la prima competizione internazionale ospitata da due paesi. In campo, i padroni di casa. Avversaria (o vittima designata) l’Italia di Dino Zoff. Una bella Nazionale che aveva superato ogni più rosea aspettativa. Priva di Buffon e Vieri, si affida al giusto mix di classe, gioventù, esperienza: Toldo, Ferrara, Nesta, Maldini, Cannavaro, Fiore, Conte, Totti, Del Piero trascinano l’Italia a un passo dall’ultimo atto dopo un percorso netto: cadono, nell’ordine, Turchia, Belgio, Svezia e Romania.

Quel giorno, però, il pronostico è chiuso a quattro mandate. Lo stadio è tuuuutto arancione. L’Olanda, poi, è una signora squadra: Stam, De Boer, Zenden, Cocu, Davids, Seedorf, Kluivert e Bergkamp. L’arbitro Markus Merk ci mette del suo: fischia un rigore (fiscalissimo) su Kluivert, poi ci lascia in dieci dopo 34′ di partita. Match agonico. Beh, a questo punto, si accettano miracoli. Del resto, siamo o no la nazione che ospita il Giubileo? E infatti, da lassù, qualcun altro già a tempo debito, aveva già ordinato il cambio: fuori San (Gian)Luigi, e, nel giorno di Pietro e Paolo, protettori di Roma, avrebbe giocato San Francesco Toldo da Padova. Che neanche doveva giocarla, quella partita…

Sul dischetto, Frank De Boer: brutto e cattivo. Rincorsa, tiro angolato e…niente. Toldo ci arriva. Si allunga sulla sinistra e devia in angolo. Salvi, ma sofferenti. L’inferiorità numerica costringe gli azzurri a chiudere ogni spazio, rinunciando ad attaccare. Zoff, però, non cambia modulo, né uomini. Solo due ordini: lottare e resistere, che tanto qualcosa, là dietro, concederanno. Nel frattempo, però, concediamo noi:  a metà secondo tempo, Iuliano entra in scivolata su Davids, rigore sacrosanto. De Boer non se la sente. Ci va Kluivert, 5 gol in 4 partite. Questa volta Toldo va a destra, il pallone a sinistra… Palo.Scusi? Chi ha fatto palo?” Crash, ruore di sogni infranti. Pelè se la ride in tribuna. Come fai a sbagliare due calci di rigore e pensare di vincere?

Si va ai supplementari con la regola del golden gol: chi segna vince, e si interrompe la partita. Un dolore che conosceremo solo qualche giorno dopo…nel frattempo arriva l’unica vera, palla gol della partita. Sui piedi veloci, ma non educatissimi, di Marco Delvecchio che si invola verso Van Der Sar in contropiede e gli calcia addosso la palla che ci avrebbe proiettato in finale. Niente da fare: si arriva ai rigori. Unica soluzione possibile, per noi, che non abbiamo un ottimo rapporto con gli undici metri: sempre eliminati o sconfitti. É successo con l’Argentina, a casa nostra, Italia ’90. Bis con il Brasile nella finale mondiale del 1994. Non c’è due senza tre: out con la Francia ai quarti di finale del ’98.

Il primo a battere è Di Biagio, proprio lui, reduce dall’errore che costò la semifinale all’Italia di Cesare Maldini. Questa volta il centrocampista fa centro: 1-0. Il primo olandese a tirare e Frank De Boer. Ancora tu? Che ci riprovi? Toldo è una sfinge. L’olandese non ne decifra l’espressione e ne rimane ipnotizzato. Tiro centrale e neanche forte. Respinto: e vai, sempre 1-0. Tocca a Pessotto. Freddissimo: non sbaglia. 2-0.

Continuo a far scorrere il video: “chi è quello con la faccia cattiva?” Si chiama Stam. Basta il nome, per farti girare al largo da lui. E però calcia da vichingo qual è il pallone in tribuna, iniziamo a toccare con mano la qualificazione. Nelle favole c’è sempre il mago buono e simpatico: indossa la fascetta nei capelli, ed ha una faccia da schiaffi…

Mo Je faccio er cucchiaio, confida un giovane Totti a Di Biagio.

L’attuale ct dell’Under 21 risponde, “Ma sei scemo? O Pazzo”. Totti è Folle. O assolutamente certo dei propri mezzi. Va sul dischetto, Van Der Sar per le terre, mentre lemme lemme, un pallone lento e beffardo gli passa sopra, e poi si deposita in porta. 3-0. Tocca a Kluivert: gol. “Ehi, ma Toldo ci rimane male”: voleva restare imbattuto. Agli olandesi sono serviti 5 rigori, prima di realizzarne uno.  Maldini sbaglia anche lui e riaccende la speranza. Il quinto è Del Piero, siamo relativamente sereni. Non ce ne sarà bisognoToldo è in trance agonistica: guarda fisso Bosvelt e gliela promette “te la paro, te la paro, te la paro”. E mantiene. Gliela para.

Per la FIGC, da quel 29 giugno 2000, il calendario è cambiato: non San Pietro e Paolo. San Francesco Toldo da Padova. Ha fatto piangere l’Olanda, parando (quasi) tutti i palloni che hanno calciato, con due manone grandi così. Purtroppo non basteranno per regalarci il titolo…ma questa è un’altra storia, triste, e non te la racconto..