Stefano Impallomeni

Non saprei da dove cominciare. La delusione è enorme. L’Italia esce senza perdere con la Germania, che soltanto ai rigori si toglie il complesso del confronto storico costituito da sconfitte memorabili. A Bordeaux è stata battaglia vera. Una partita tirata, fisica, tattica e poi rocambolesca in un finale dove Zaza e Pelle’ rovinano, nel modo, un percorso virtuoso, pieno di cose belle e sudate. Un calcio di rigore si può sbagliare. Messi ne sa qualcosa. Baggio anche. In questa lotteria ne abbiamo viste tante. Abbiamo perso e abbiamo vinto. A Berlino nel 2006, fu un colpo Grosso così. Il cucchiaio di Totti nel 2000, l’altro fotogramma da ricordare. In Francia 98 e in Usa 94 furono dolori. Con l’Inghilterra 4 anni fa andò meglio. Ci sta perdere. E consegnarsi all’avversario nel gioco di sguardi e di pensieri. In un gioco mentale in cui contano concentrazione, abilità e freddezza. In quel gioco in cui l’azzardo è preferibile non ci sia. Pelle’ non avrebbe dovuto sfottere Neuer. Avrebbe dovuto rispettarlo, e calciare alla sua maniera, non annunciando cucchiai o cucchiaini di sorta. Non è l’approccio esattamente corretto da tenere. Non è l’atteggiamento giusto. Si dice che se avesse segnato, sarebbe stato un eroe, un fenomeno di carattere, di personalità. Non credo sia questo il problema. A mio avviso, il suo comportamento non è stato illuminante. Una brutta figura in un grande europeo disputato. Verrà ricordato per questo.

Zaza e la sua rincorsa poi, l’altra cosa strana della serata. Ma meno grave dell’errore di Pelle’, che ha sfidato la sorte e riattivato i tedeschi quando erano quasi con un piede e mezzo fuori dalla semifinale. Si può sbagliare, ma non così in mondovisione. Pensate se Balotelli avesse irriso Neuer in quel modo, e dopo aver mimato il cucchiaio, avrebbe tirato debolmente fuori, al lato. Quante gliene avrebbero dette? Lo avrebbero risparmiato dalle critiche? Non credo. Pelle’ ha dimostrato il lato oscuro della sua personalità, di una partecipazione positiva, pagando a caro prezzo un gallismo fuori luogo e fuori posto.Gli insulti sono eccessivi, perché Pelle’, semplicemente, si è trovato soltanto in una situazione più grande di lui. Il rigore tedesco si trasforma nella metafora di giornata. C’è sempre un Euro di mezzo e una sfida accesa, una rivalità infinita. Vince chi è più freddo. I rigori fanno parte della partita, che non era finita. È un peccato esser usciti così. Barzagli con il suo pianto a dirotto ci ha detto più di tante parole. Ci ha raccontato la fatica, il sacrificio e la voglia di centrare un’impresa che sarebbe stata epica. Ha spiegato che gli azzurri ci credevano fin dai primi giorni di preparazione e noi non lo sapevamo. Ha spiegato che l’Italia era non solo nelle mani di Conte, ma nelle sue, di Bonucci, di Chiellini, di De Rossi e soprattutto di Buffon. Ha spiegato che l’Italia ha dato tutto e di più. Ha raccontato un’armonia insolita vissuta in una nazionale. Ha sottolineato un’assunzione di responsabilità, un patto rotto dall’inesperienza di qualcuno. È stato un pianto vero, onesto e non greco. Un fatto inedito in un calcio miliardario e farlocco in cui i valori assoluti sono in discussione. Il Galles e il Portogallo in semifinale certificano un andamento strambo. La Germania tiene e passa, tremando. Conte ha fatto un ottimo lavoro. Ha dato dignità al nostro movimento. De Sciglio è richiesto dal Barcellona come Darmian. I nostri non sono tutti da buttare via. C’è un livellamento di talenti inespressi e campioni ormai agli ultimi atti.

 

Ventura eredita una squadra rinata sotto il profilo dell’autostima. Ma non sarà facile essere competitivi come lo siamo stati in questo europeo. Ogni torneo fa storia a sé. Non tutti i nostri giovani giocano titolari fissi nei rispettivi club. I grandi vecchi tengono botta, ma gli anni passano inesorabili. Il bilancio è positivo. Siamo però usciti ai quarti e non in finale. Se avessimo avuto più qualità in attacco avremmo potuto sperare veramente di vincere. Eder e Pelle’ hanno fatto bene, hanno dato l’anima, hanno segnato qualche golletto, ma in passato abbiamo avuto di meglio. Non è una critica, è soltanto una constatazione. Siamo usciti anche per questo e forse in quel pianto, Barzagli, l’avrà pensato per un attimo.