Massimo Piscedda

Il turnover non paga, eccetto per la Juventus. Credo sia un limite pensare che il gioco, al di là di chi lo produce, sia sempre e comunque la carta vincente. Oggi a parte la Juventus, nessuna squadra e dico nessuna può permettersi di tenere fuori i suoi giocatori migliori, neanche nelle partite apparentemente più semplici. Nei quarti di finale di Coppa Italia, il Napoli, la Fiorentina e la Roma hanno fatto male i calcoli. In primis le due big, pensando che Atalanta e Torino fossero faccende possibili da sbrigare anche schierando le seconde linee. La Fiorentina invece ha consciamente rinunciato all’unico obiettivo che poteva dargli la sicurezza dell’Europa.

Ora le questioni che giustificano una scelta del genere sono due: o rinunci volutamente ad un obiettivo, e questo sarebbe molto grave e poco rispettoso verso i tifosi, o reputi che le riserve, perché di questo si tratta, siano più forti delle squadre di livello medio-alto che ci sono in Italia. E anche questo è un discorso assai presuntuoso che, ripeto, al momento solo la Juventus può permettersi nel panorama del calcio italiano. Ed il paradosso è che proprio la squadra torinese mette in campo i più forti, perché la mentalità vincente (quella che invocano tutti i dirigenti degli altri club) si acquisisce con le vittorie e la Coppa Italia è proprio l’occasione giusta per allenarla (ed ecco un consiglio a quei dirigenti).

L’eliminazione da una competizione porta inevitabilmente a critiche feroci, e gli alibi non fanno presa su chi giudica, anche se il tentativo di spiegare il fallimento diventa noioso e stucchevole. La terminologia quando perdi non ha più significato e ogni allenatore o dirigente rischia di diventare ripetitivo e monotematico.  Quindi la morale rimane quella che ogni obiettivo deve essere preso in grande considerazione, con la consapevolezza di poterlo raggiungere, perché può sempre salvare la stagione. Juventus docet.