Riccardo Gentile

Le lacrime, l’ovazione del pubblico del Borussia Park, l’abbraccio sentito di tutti i compagni e del suo allenatore. Cartoline che arrivano da Monchengladbach, per un solo protagonista: Bastian Schweinsteiger. L’amichevole vinta dai tedeschi 2-0 con i gol di Meyer e Ozil è stata una passerella per il centrocampista nato a Kolbermoor 32 anni fa. L’ultima presenza, la numero 121 in Nazionale maggiore e un addio meditato ormai da tempo, seguendo le orme di Lahm e Klose che avevano lasciato dopo il mondiale brasiliano.

Tutto era iniziato il 6 giugno 2004, in panchina c’era Rudi Voeller e nell’amichevole di Kaiserslautern contro l’Ungheria ecco esordire nel secondo tempo Schweinsteiger. Bastò poco a convincere Rudi Voller, anche il giovane centrocampista del Bayern avrebbe fatto parte della spedizione tedesca a Euro 2004 in Portogallo. Un’avventura a dir poco fallimentare, ma altrettanto decisiva nella storia della Germania. Per risalire bisognava ricominciare da capo, costruire una nuova mentalità e soprattutto investire sui giovani talenti. Schweinsteiger era uno di questi. Da quel momento, prima con Klinsmann e poi con Loew, è ufficialmente iniziato il risorgimento tedesco. Germania sempre sul podio negli ultimi 12 anni, e nel 2014 sul gradino più alto. Il Mondiale vinto in Brasile contro l’Argentina è stato il giusto premio a  chi ha avuto l’umiltà di ricostruirsi, puntando sulla qualità del gioco e sul concetto di squadra.

schweinsteiger

Foto profilo Facebook Bayern Monaco

Schweinsteiger è sempre stato uno dei leader di questo gruppo, anche per il suo ruolo di centrale di centrocampo. L’ultimo dei 24 gol segnati in nazionale lo ha firmato il 12 giugno scorso a Lille contro l’Ucraina nella partita d’esordio di Euro2016. Il 7 luglio, in semifinale contro la Francia, è arrivato a 38 presenze tra Europei e Mondiali, più di ogni altro giocatore in tutta la storia del calcio. Non serve altro per spiegare Schweinsteiger.

basti 3

Foto profilo Facebook Bayern Monaco