Francesco Paolo Traisci

La notizia è arrivata da qualche giorno ma non ha avuto grande risalto. Eppure le sue conseguenze potrebbero avere effetti deflagranti nel mondo del calcio ed in particolare nel campionato spagnolo. Sette squadre spagnole di prima fascia, ossia Barcellona, Real Madrid, Valencia, Athletic Bilbao, Osasuna, Elche ed Hercules dovranno restituire alle Autorità Spagnole la somma complessiva di 68,8 milioni di Euro.
Perché? Perché si tratta di denaro pubblico erogato direttamente o indirettamente a vario titolo a questi club senza una corretta giustificazione: le prime quattro hanno beneficiato di un’aliquota fiscale più bassa di quella dovuta. E quindi il finanziamento è stato indiretto, con una diminuita imposizione fiscale. Lo stesso Real ha ricevuto un prezzo fuori mercato dalla Comunità di Madrid per la vendita di alcun impianti sportivi. Le ultime tre hanno invece ricevuto un prestito pubblico a condizioni troppo vantaggiose rispetto ai concorrenti. Quello che in termine giuridico economico si definisce come “Aiuti di Stato”.

Aiuti di Stato: il ruolo della commissione europea

Che c’entra la Commissione europea e perché ha imposto la restituzione di questi fondi? Perché questo organo ha il compito di vigilare sulla corretta applicazione dei Trattati. Lo Stato Spagnolo e le società sopra richiamate hanno violato l’art. 107 del Trattato sul Funzionamento dell’UE (il Trattato di Lisbona, per intenderci), che vieta gli aiuti di Stato destinati a talune imprese a scapito della concorrenza e che possono potenzialmente incidere sugli scambi del mercato interno (ossia quello comunitario). Poco importa che non si tratta di finanziamenti diretti concessi dallo Stato, quello che conta è che con il denaro pubblico si sia favorita una impresa (e le società calcistiche sono a tutti gli effetti imprese) a scapito delle concorrenti (nazionali e comunitarie) ed in generale di una leale concorrenza. E’ vero che la stessa norma (con anche altre norme dello stesso Trattato) consente alla commissione di ritenere giustificati questi finanziamenti quando ricorrono alcune condizioni: quando sono aiuti a carattere sociale ovvero destinati a riparare danni di calamità naturali, ovvero ancora quando sono destinati allo sviluppo di regioni particolarmente arretrate economicamente. Ma il tutto a condizione di non falsare la concorrenza e di non incidere sugli scambi.

La Commissione può inoltre ritenere giustificati e non sanzionare altre tipologie di aiuti quando ricorrono altre particolari condizioni ovvero quando gli aiuti siano inseriti all’interno di particolari progetti approvati dalla stessa commissione. Tutto ciò ha consentito numerose operazioni che hanno consentito a diversi Stati membri dell’Unione il “salvataggio” di importanti imprese di rilevanza nazionale con finanziamenti altrimenti ingiustificabili (pensiamo ai casi di aiuti a banche o a compagnie di bandiera che hanno in passato acceso numerose polemiche a tutti note). Ma, evidentemente, nessuna delle condizioni derogatorie al divieto di aiuti di Stato è stata riconosciuta sussistente per le somme erogate, direttamente o indirettamente alle 7 società calcistiche spagnole. Da qui l’obbligo di restituire quanto percepito illegittimamente. E si tratta di somme alquanto ingenti. Ce la faranno i club indiziati a restituirle senza che i loro bilanci ne risentano?