Massimo Piscedda

Quello dell’allenatore è un mestiere difficile, lo era trenta anni fa e lo è tutt’ora. La tipologia di mister però è cambiata. Ora sono molti i giovani, molti sono ex calciatori (quasi tutti) che hanno un percorso di carriera abbastanza breve prima di arrivare alla notorietà. E soprattutto molti sono social e parlano di calcio e di idee del calcio con una terminologia che camuffa le vecchie (ma ancora attuali) idee di sempre, perchè ormai ormai considerate anacronistiche. 

Ma questo sport nasce in Inghilterra e solo perché nei college di allora le classi erano di undici alunni, le squadre in campo sono delle stesse unità.  La porta è rimasta con le stesse misure, così come il campo da gioco e le tattiche sono ormai scopiazzature personalizzate. Insomma, in fondo più o meno tutto nel calcio è già stato inventato. Nel 1977 Coutinho, ex allenatore del Brasile, fece una lezione tattica a Coverciano e in quell’occasione parlò del pressing ultra-offensivo. Un argomento che in questo periodo sta molto a cuore a molti, che ora amano questa tattica e cercano di farla passare come una scoperta ultramoderna.

Questo per chiarire come stanno davvero le cose a chi crede che la tattica e il modulo possano far vincere una partita. Gli allenatori italiani sono sicuramente preparati e sono ottimi nozionisti, ma la qualità che rende uno più bravo di un’altro rimane sempre la qualità umana che si possiede nella gestione di un gruppo. Alcuni sono integralisti, altri troppo inclini alla teorizzazione di tutto ciò che dovrebbe succedere in campo. Poi c’è chi è troppo convinto delle proprie idee, il che porta una radicalizzazione su propri concetti che ogni allenatore definiscono unici. Altri invece sono elastici. Il che sta a significare uno studio dell’avversario e della sua forza, oltre alla consapevolezza del valore della propria squadra.

Io preferisco l’allenatore che possiede l’intelligenza e la capacità di saper cosa fare al momento giusto: crisi, sconfitte, vittorie e grandi traguardi. Chi ha queste qualità a mio avviso è l’allenatore ideale, che di solito è anche cosciente che i grandi risultati, alla fine, si ottengono non con i moduli ma i grandi giocatori.