Oliviero Beha

Devo ammettere che come tifoso sia pur non “ciompesco” della Fiorentina, status che mi viene dalla nascita, sono stato fortunato: assistere al ludibrio dell’arbitro Damato al Meazza lunedì sera durante Inter-Fiorentina era infatti successivo all’iniziale debacle della mia squadra del cuore. Quindi emotivamente avevo già – come dire – la guardia bassa e Damato ha colpito ripetutamente trovando poca difesa. Da telespettatore molto meno coinvolto ero rimasto se è possibile assai più colpito dall’arbitraggio di tal Chiffi, di Padova, effettivamente finora almeno da me “mai coverto”, che ha negato un rigore monumentale, e un altro più probabile del 90% di quelli assegnati di solito, alla squadra del Chievo, in rimonta su un buon Torino. Se l’arbitraggio fosse stato decente quasi sicuramente il risultato sarebbe stato diverso, e molto sarebbe cambiato per le squadre, i club, gli scommettitori. Persino nel caso della Fiorentina, per come si è sviluppata sorprendentemente l’ultima ora di gioco, con un arbitro “vero”, accettabile insomma, il risultato finale poteva essere clamorosamente diverso, troppi essendo stati e a senso unico, pro-Inter, gli errori decisionali di questo impresentabile Damato. Avrei scritto le stesse cose se avesse fischiato in quel modo pro Fiorentina, o il padovano anti-Torino.

arbitro libero

L’arbitro Daniele Chiffi di Padova.

Gli inutili arbitri di porta

Un paio di considerazioni dopo un mio pezzo sulla (ovvero contro la) VAR, la moviola in campo, di giorni fa. Intanto tutte le fischiate summenzionate sono state a carico anche degli arbitri di porta, cioè dietro le porte e in teoria occhiuti revisori dell’area di rigore. Sia a Torino che a Milano questi signori hanno fatto peggio che sbagliare, hanno dimostrato la loro inutilità e l’alibi che costituiscono per l’arbitro che sbaglia, in qualche modo deresponsabilizzandolo. Proprio come accadrebbe per la VAR (cfr. il già scritto). Secondo punto: su una cosa i postumi di questo ludibrio arbitrale hanno messo tutti d’accordo, sia pure agli antipodi, cioè juventini e anti-juventini. Il coro “pensate se fosse accaduto alla Juventus!” si è levato forte e chiaro un po’ ovunque, sia pure con intenzioni divergenti. Ebbene, qui la storia è insieme semplice e complicata: Calciopoli con tutte le sue nequizie e oscurità giudiziarie, “sportive” (virgolettato obbligatorio”) e non, è evidentemente passata male e soprattutto invano. Gli arbitri continuano a confondere la responsabilità arbitrale e la loro libertà con un concetto pratico di “libero arbitrio” che affossa il calcio ancora di più, quale che sia il suo sviluppo tecnologico.

RICOMINCIARE DAGLI ARBITRI NON PROFESSIONISTI
Ricominciamo dagli arbitri non professionisti, cioè non pagati come tali con proventi da centinaia di migliaia di euro fino alle fortune accumulate in qualche modo da Collina. Rimborso spese adeguato, certo, ma niente di più. Libero arbitro e non “libero arbitrio in clima di vantaggio di carriera e sudditanza” perché libero dalle fregole di guadagno, giacché resta comunque ufficialmente un “dilettante”. Mi rendo conto che ciò significherebbe in qualche modo cominciare a rifondare il pallone: quindi non lo faranno, ma solo perché non gli conviene. Ad salut, brerianamente (altro magico furbone del XX secolo).