Stefano Impallomeni

Spalletti pensa a rinforzare la difesa. Rudiger starà fermo per diversi mesi ed è inevitabile che il pensiero corra maggiormente  verso un reparto che spesso e volentieri fa la fortuna di una squadra. Il gioco si fonda da dietro: meglio si è strutturati in difesa e più si modellano differenti modi di sviluppare la manovra. Spalletti, a ragion veduta, collega una buona difesa a un possibilità di successo. Ma non sembra bastare, perché, se dovesse andare via anche Nainggolan, le cose potrebbero cambiare, e anche di molto, a centrocampo.
Prendiamo l’ipotesi che il belga resti. Con lui e Strootmann la Roma manterrebbe una solidità significativa. Muscoli, agonismo, senso tattico e buona tecnica. E perché no, anche capacità nel tiro da fuori, un fattore  da non sottovalutare. L’attacco, invece, a detta di molti, andrebbe bene così. Io non sarei tanto d’accordo. È corretto “rifare” le corsie esterne basse, inserire alternative valide, ma in avanti la riconferma di El Shaarawy non deve essere salutata con eccessivo entusiasmo.

El Shaarawy può fare di più

Il Faraone sa giocare bene al calcio. Ha colpi, talento, ma ancora non compie quel salto definitivo di qualità che avrebbe dovuto fare da tempo. È un bel giocatore, a me non dispiace, ma non si definisce mai come potrebbe. Spalletti lo ha pungolato a più riprese, nonostante i suoi 8 gol in campionato. E ha fatto bene a farlo e, vedrete, non smetterà di farlo. El Shaarawy deve chiedere molto a se stesso per diventare uno “vero”. Deve e può migliorare i movimenti all’interno del campo, costruirsi un’anima guerriera che non ha e soprattutto deve mettere un po’ di muscoli in più. Il suo riscatto dal Milan, non indifferente dal punto di vista economico, gli darà ulteriori pressioni. L’anno della riconferma è il più difficile. Ha un ruolo delicato, sempre condannato a fare la differenza. Senza continuità, il suo tallone d’Achille, non sarà importante come la Roma potrebbe immaginarsi. Osservato speciale, dunque, in attesa di effetti desiderati.

Roma, un attacco buono ma migliorabile

Il resto in attacco, al momento, aggiunge due nomi. Quelli di Salah e di Dzeko. L’egiziano, 15 reti tra campionato e Champions con 8 assist,è stato forse l’unico a fare un passo oltre il suo potenziale. Salah è tanto determinante quanto, a volte, inconcludente. Nel suo disordine e nel suo modo di giocare trova una sintesi singolare, quella di fare una differenza istintiva, non prevedibile. Fa e disfa. Crea, accelera e al tempo stesso cammina. È divertente, ma non so quanto sia fino in fondo un vincente. Spalletti sa che se gli dà compiti precisi lo può limitare. È una piacevole variabile di una squadra che deve scegliere il suo bomber. Dzeko, fino a prova contraria, sarà ancora il centravanti su cui puntare. Ha avuto un impatto terribile con il campionato italiano. Certi suoi errori hanno superato le cose buone che ha saputo fare. Ha vissuto quasi intontito la sua prima esperienza romana. Eppure ha segnato 10 reti. 8 in campionato e 2 in Champions. Ha fatto pochino nei numeri, pochissimo sul piano della partecipazione e della personalità. Spalletti sembra intenzionato a dargli fiducia, a scuoterlo. Vedremo se sarà lui l’uomo giusto, se saprà ripagare le nuove attenzioni. Servono almeno 20/25 gol per saldare il conto con la stagione appena passata. In definitiva, in attacco la Roma non è messa male, tutt’altro,  ma ne comprerei altri due per alzare la qualità, la competitività e per cambiare anche modi di giocare. Un’altra prima punta e un esterno sarebbero i benvenuti.