Stefano Impallomeni

In Francia lo assolvono. La Stampa, compatta, lo celebra.  Ventura lo aspetta. La pre-convocazione è il segnale che la rinascita sta per compiersi. Serve ancora qualcosa, magari una continuità rilevante, qualche perla delle sue in più e poi Mario Balotelli potrà tornare di nuovo un principe azzurro. L’Italia, la Nazionale, è nel mirino, nonostante l’ultima disavventura che stavolta ha un protagonista diverso. Balotelli segna, marca ancora una differenza e il Nizza resta in vetta alla classifica, mortificando il Psg di Cavani, il Marsiglia e il Lione. Non un’impresa da poco. I francesi lo eleggono l’uomo dei sogni e lo difendono per un’espulsione ingiusta rimediata durante la sfida vinta con il Lorient nell’ultima giornata di Ligue 1. Balo prima fa un gol alla Del Piero, si toglie la maglia, viene ammonito. Poi un accenno di testata a un avversario gli costa caro. L’arbitro Olivier Thua giudica con severità e poi si pente, ammettendo l’errore.

In Nazionale merita un’altra chance

Giovedì sera Balotelli potrebbe essere scagionato dalla Disciplinare. Il mea culpa dell’arbitro, con ogni probabilità, renderà  giustizia a un fatto che dalle nostre parti avrebbe scatenato l’inferno. La protesta della Francia ha inciso e ribaltato un’etichetta: è colpa del direttore di gara, non certo di Balotelli che da quando è in Ligue 1 segna alla media di un Higuain o di un Icardi. Ventura non si sbilancia. Sta nel mezzo e prende tempo. Probabilmente perché nel gruppo azzurro si ricordano un altro Balotelli. Super Mario ne ha fatte in ogni dove. Ha scaricato i bonus di fiducia ricevuti in carriera. E il suo problema di rivestire la maglia azzurra resta. Perché Balotelli non sarà mai un calciatore normale. È forte, non certo da Pallone d’Oro, ma oggettivamente superiore agli attaccanti che ci sono ora in Nazionale. La questione è la solita. Equilibri da rispettare, un’armonia da salvaguardare. Lo spogliatoio è una specie di tempio in cui non predica soltanto l’allenatore. I senatori fanno sempre sentire un pensiero, la maniera di lavorare e condividere un obiettivo. Far tornare Balotelli subito è un’operazione complicata. Buffon e gli altri non hanno preclusioni, ma la presenza di Balotelli potrebbe alterare qualcosa. Balotelli accentra su di sé l’attenzione di tutti. Che faccia bene o che faccia male. È un tipo che non passa inosservato. È il suo destino. In azzurro in 33 presenze ha segnato 13 reti, non fichi secchi. È un attaccante da prendere in considerazione. È del ’90, è nell’età giusta per rifarsi e riconquistare le occasioni buttate via un po’ per colpa sua e un po’ per colpa di altri fattori. Il mondiale brasiliano ha rovesciato un percorso e nascosto molto altro, trovando tre colpevoli: Prandelli, Cassano e Balotelli. Abbiamo dimenticato che negli Europei del 2012 gli stessi colpevoli ci avevano fatto sognare portandoci in finale. La doppietta furente di Balotelli con la Germania ci aveva inorgogliti. Ci siamo esaltati per la Nazionale proletaria di Conte, tutta anima e cuore, finita ai quarti di finale come la nazionale di Donadoni nel 2008 eliminata ai rigori dalla Spagna Campione di tutto. Anche noi non conosciamo le mezze misure come Balotelli che ha sbagliato, ha deluso le aspettative, ha perseverato in atteggiamenti incomprensibili, da divo muto, introverso e poco furbo. Ma usciamo dal guscio dei pregiudizi e diamogli un’altra possibilità. Balotelli merita di essere giudicato per quel che sta facendo e non per quello che ha fatto, o non ha saputo promettere. Ora segna, gioca e fa ricredere un arbitro che ammette di aver sbagliato nei suoi confronti, sorprendendo un paese intero come la Francia, che lo difende e lo esalta com’è giusto che sia.