Oliviero Beha

Nel calcio deve essere come nella letteratura: scriveva quel grande di Stendhal, un Platini in meglio e senza reati, che dei romanzi “non ci si ricorda la trama bensì il carattere dei personaggi”. Così delle squadre come delle partite ci si ricorda la personalità oppure degli avvenimenti particolari, dei gesti tecnici che le segnano contraddistinguendole.

Bernardeschi come Pepito Rossi tre anni fa

Queste mie tuberose banalità di fine anno mi sono spuntate come brufoli durante l’ultimo Fiorentina-Napoli, spettacolare per i cambiamenti di fronte, le invenzioni di alcuni, gli errori di altri (tra Tomovic e Salcedo, presumo due ottimi ragazzi fuori dal campo, francamente mi strapperei fiorentinescamente i capelli). Il gol di Federico Bernardeschi, effettivamente una specie di bastone con l’anima, sapete, quelli che nell’800 difendevano meglio con la lama interna imprevista (cfr. Stendhal…), cioè un giocatore che in un attimo da lezioso può diventare decisivo come i fuoriclasse veri, mi ha fatto tornare alla memoria una leggendaria domenica di ottobre di tre anni fa. Sempre al Franchi, sempre con la Fiorentina soccombente ma di due gol prima di un rigore segnato dal Nostro, e di fronte alla Juve cagnesca di Conte. Anche allora ci fu un frilletto, molto diverso da Bernardeschi come corporatura e abbastanza come posizione in campo, che decise il match. Era l’adorabile e sfigatissimo Pepito Rossi che sull’ 1-2 da fuori area volle, fortissimamente volle il gol di mancino incrociando sulla sinistra di Buffon, vanamente e in ritardo giù per terra. Poi la gigliata vinse, e fu appunto leggenda (dei poveri, perché i ricchi vincono oltre che le battaglie anche le guerre).

Tripletta di Pepito Rossi contro la Juve di Conte

Tripletta di Pepito Rossi contro la Juve di Conte

Ebbene, giorni fa nell’ultimo scampolo di campionato prima delle Feste un Napoli superiore aveva goduto anche del regalino di Tomovic ed era ripassato in vantaggio. Subito dopo Federico Bernardeschi, accomunato a Rossi dalla classe, dal talento, dall’ispirazione e nel caso dalla volontà, non abbozzò. Si fece il tratto di campo necessario per arrivare nei pressi dell’area napoletana e incrociare un sinistro molto simile a quello di Pepito, che baciò la rete laterale sulla sinistra di Pepe Reina, anche lui come Buffon un po’ sorpreso. Poi è andata diversamente, come è noto. Ma credo che il calcio sia un filo da trapezio nella memoria su cui si muovono questi gesti che si inseguono, si rimandano, si somigliano, si distinguono. Se il pallone degenerato dentro e fuori nelle ultime decadi per i motivi che tutti conoscono e che molti preferiscono fingere di ignorare, per interesse oppure emotività, ancora resiste, beh credo si debba essenzialmente a quel filo, e ai trapezisti della sfera che ci camminano sopra. Per me è stato Rossi+Bernardeschi, per altri nomi diversi, squadre diverse, partite diverse: non ha importanza. Un mancino per due, ma due campioni, in una penuria di specie va più che bene. Comunque la pensasse Stendhal…