Francesco Paolo Traisci

Oggi ci occupiamo di un caso in cui il giudice sportivo diventa protagonista suo malgrado (e siamo sicuri che non vorrebbe esserlo): quello di un grande campione passato per i nostri campi di calcio, e di recente sposato con una splendida modella e showgirl italiana, che ha indossato, durante l’ultima gara del campionato spagnolo, sotto la maglietta del suo club, una contenente una scritta di solidarietà in favore dei terremotati italiani. Parliamo di Kevin Prince Boateng, che ha rischiato una multa di 3000 euro, ma proprio ieri, per fortuna, la federcalcio spagnola ha ufficializzato la sua decisione, con buon senso, di non sanzionare il calciatore. Ma perché, anche nel calcio italiano, un giocatore deve temere di essere punito per un gesto di solidarietà spontaneo e di grande cuore?

Caso Boateng e simili, il regolamento sulle magliette

Come al solito cerchiamo la base giuridica: la troviamo in una norma FIFA, l’art. 4 delle famose “Regole del gioco”, che disciplina la tenuta di gioco dei calciatori durante le partite. In verità la regola afferma solo che l’abbigliamento di base del calciatore è composto da una maglia di gioco, da calzoncini, da calzettoni, parastinchi e scarpe e specifica che qualora sotto la maglia e i calzoncini fossero indossati una ulteriore maglietta e degli slip o sottocalzoncini, tutti debbano avere il colore “dominante” dell’indumento che li copre qualora fuoriescano. La regola infine prevede che in caso di tenuta irregolare l’arbitro non deve interrompere il gioco ma limitarsi ad invitare il giocatore ad uscire dal rettangolo di gioco e a controllare la sua regolarizzazione prima di autorizzarne il rientro. La regola appare quindi inizialmente laconica.

EVITARE SLOGAN E SCRITTE POLITICHE
Sennonché nella Decisione FA allegata (una sorta di interpretazione autentica e quindi obbligatoria della regola) si specifica, relativamente agli “indumenti indossati sotto l’equipaggiamento (es. sottomaglie, indumenti intimi, ecc.)” che “i calciatori non devono esibire indumenti indossati sotto l’equipaggiamento che contengano slogan, scritte o immagini di natura politica, religiosa, personale, o pubblicità diversa dal logo del fabbricante. Il calciatore/la squadra di un calciatore che esibisce un indumento indossato sotto l’equipaggiamento che contenga slogan, scritte o immagini di natura politica, religiosa, personale, o pubblicità diversa dal logo del fabbricante sarà sanzionato/a dall’organizzatore della competizione o dalla FIFA”. Nella attuale versione la regola appare ancor più restrittiva rispetto a quella precedente che si limitava a prevedere che “i calciatori non devono esibire sottomaglie che contengano slogan o pubblicità. L’equipaggiamento di base obbligatorio non deve contenere alcuna espressione politica, religiosa o personale. Un calciatore che sollevi la propria maglia per esporre degli slogan o delle pubblicità sarà sanzionato dagli organizzatori della competizione. La squadra di un calciatore il cui equipaggiamento di base obbligatorio contenga scritte o slogan politici, religiosi o personali sarà sanzionata dall’organizzatore della competizione o dalla FIFA”. Agli occhi di tutti la motivazione del cambiamento: oggi la regola è stata estesa anche agli indumenti indossati sotto i calzoncini, memori di un recente episodio in cui un giocatore, calatosi i pantaloncini dopo un gol, ha esibito in mondovisione il logo di un proprio sponsor personale (è stato quindi un modo ingegnoso e creativo di aggirare il precedente divieto cosa di cui, evidentemente, i padroni del calcio hanno voluto evitare il ripetersi).

IL REGOLAMENTO SPAGNOLO E QUELLO ITALIANO
Ancor più dettagliate sono poi le norme che ciascuna Federazione ha preso in applicazione di questa regola. E così l’art. 91 del Codice di disciplina della Federcalcio spagnola i afferma che “Il giocatore che, in occasione di un gol o per qualche altra causa derivata dalle vicissitudini del gioco, alza la sua maglietta ed esibisce qualsiasi tipo di pubblicità, slogan, sigle, anagrammi o disegni, qualunque siano i contenuti e le finalità delle azioni, sarà punito come l’autore di un reato grave, con la multa fino a 3.000 euro e ammonizione”, mentre nelle Noif della FIGC, tanto per arrivare al nostro campionato, l’art. 72 che disciplina la tenuta di gioco, stabilisce al n. 4 bis che “l’indumento eventualmente indossato sotto la maglia di giuoco potrà recare esclusivamente il marchio dello sponsor tecnico di dimensioni non superiori alle misure regolamentari. La mancata osservanza di questa disposizione, risultante dal referto degli ufficiali di gara, comporterà l’applicazione dell’ammenda” (nessun riferimento ancora ai calzoncini, ma prima o poi qualcuno si accorgerà della lacuna e provvederà ad aggiornare la norma).

VIETATI GLI SPONSOR PERSONALI DEI CALCIATORI
Quindi la complessa e dettagliatissima regolamentazione appare destinata a vietare gli sponsor “personali” dell’atleta, oltre a messaggi o immagini istiganti alla violenza o all’odio ma, chi ha scritto la norma, non è voluto entrare troppo nello specifico e distinguere i messaggi buoni da quelli cattivi e li ha vietati tutti. Tant’è che all’inizio della gara l’arbitro deve controllare la correttezza della tenuta del calciatori impedendo a quelli non in regola di iniziare il gioco se non regolarizzano la propria posizione se invece si accorge successivamente della irregolarità (come nel caso di una maglietta nascosta sotto quella di gara e successivamente esibita) non ha l’obbligo di sospendere il gioco, ma solo il dovere di riportare nel proprio referto di gara l’irregolarità in modo che il giudice sportivo commini al giocatore una sanzione pecuniaria nella misura stabilita da ogni singola federazione.

QUANDO L’AMMONIZIONE E QUANDO L’AMMENDA?
Ma perché il giocatore che si toglie la maglietta durante la gara viene ammonito, mentre chi ha una sottomaglia con un messaggio o una foto subisce un’ammenda? Perché si tratta di due aspetti differenti che possono trovarsi in un medesimo episodio (ma anche in episodi diversi). È vero che per far vedere la maglia che porta sotto quella ufficiale, il giocatore deve togliersi quest’ultima, ma è anche vero che può togliersela a fine partita o sollevarsela solamente per poi nasconderla di nuovo sotto quella di gioco. In questo caso niente ammonizione ma solo un ammenda comminata in settimana dal giudice sportivo. Oppure può togliersi la maglietta di gioco e non avere nulla di vietato in quella che porta sotto (ed allora ammonizione). L’importante è che la maglietta con lo slogan o l’immagine sia indossata (vi siete mai chiesti perché sempre più spesso vediamo qualche componente della panchina che, vedendo il proprio compagno esultare dopo un gol gli porta una maglietta con un volto o con un messaggio al giocatore festante? Proprio per evitare l’ammenda).

L’ARBITRO NON DEVE SEMPRE INTERROMPERE IL GIOCO
Un aspetto in comune però c’è: è l’arbitro che segnala sul referto la violazione. Nel caso di maglia ufficiale tolta interrompe il gioco (se non già interrotto per un gol, fonte dell’esultanza e dello spogliarello, ad esempio), mentre quando vede un contenuto vietato nella maglietta sotto non deve interrompere il gioco (se in corso), ma limitarsi ad annotare la circostanza sul proprio referto. Sarà poi il giudice sportivo a comminare la sanzione pecuniaria, purtroppo, stante la severità della regola, a prescindere dal contenuto della maglietta. Questo in Italia così come in Spagna. A quel punto, in caso di messaggi di solidarietà, ci si affida al buon senso del giudice sportivo, come è accaduto in Spagna con Boateng.