Stefano Impallomeni

Ci risiamo. Come un’estate fa con lui al centro di tutto, o quasi. Il profilo è altissimo e ben riconosciuto sul mercato. Non un’anticaglia qualsiasi, ma un pezzo pregiato da difendere, o magari da vendere a peso d’oro. Leonardo Bonucci, a 30 anni, resta speciale per una serie di motivi. Per l’unicità del ruolo, per la sua leadership. È un difensore che pensa, costruisce, segna, contrasta, anticipa e lotta senza risparmio con tutte le responsabilità del caso. Bonucci è nato calciatore normale. Suo fratello Riccardo, dicono dalle parti di Viterbo dov’è nato, prometteva di più. Ranocchia, ai tempi del Bari, era ritenuto più bravo di lui. Il destino e i giudizi ribaltati nel tempo. Alla fine ha vinto Bonucci che da giocatore normale è diventato straordinario. Una trasformazione esemplare la sua. Da difensore applicato a difensore completo. Valorizzato da Ventura e successivamente esaltato da Conte.

Bonucci storia

Leonardo Bonucci con la maglia del Bari.

Leonardo Bonucci, insomma, può considerarsi abbastanza soddisfatto. Ha saputo raggiungere la percezione di una forza diversa perché giunta grazie a una gavetta che lo ha reso impermeabile a ogni tipo di critica. Da Pianoscarano, uno dei rioni medievali di Viterbo, alla consacrazione dopo tappe utili e significative. Una crescita esponenziale fatta di determinazione e abnegazione. Da roncolate al pallone a lanci precisi alla Antognoni. Da chiusure intelligenti a reti favolose. Un repertorio top in cui la sostanza è andata a braccetto con la forma. Quella forma e quella dimensione fondamentali acquisite allenamento dopo allenamento. Bonucci ha superato se stesso e ha avuto il merito di essere anche altro. È la plusvalenza critica e tecnica all’interno di una squadra. Il megafono di uno stato d’animo generale. Nell’economia dei valori complessivi equivale a un bomber di razza, a un Buffon. Porta punti, fa classifica, è protagonista sempre.

Ora il dilemma più ingombrante, esitenziale, da risolvere. Juve o altro? Torino o estero? Le tentazioni sono forti e arrivano dall’Inghilterra. Dopo la telefonata di Guardiola dello scorso anno, torna d’attualità e prepotente il pressing a tutto campo di Conte, il suo mentore. Il Chelsea, l’eredità di Terry, lo Stamford Bridge, i soldi, l’esperienza di vita sono elementi da mettere nel bilancio di un’ipotetica scelta. Chi lo conosce bene sa che ci starebbe pensando, al di là del prolungamento contrattuale già firmato. Un turbamento legittimo dopo anni di vittorie piene ma quasi tutte uguali. La Juve, intendiamoci, se lo tiene stretto, ma mai dire mai di fronte a offerte indecenti e generose. Il costo dell’operazione non sarebbe relativo. Roba seria: 55 milioni di euro per rinforzare un reparto già buono, ma non ancora nell’eccellenza che conta per vincere una Champions. Calcoli, tentativi più o meno manifesti, per ora solo pensieri in attesa delle azioni definitive. Bonucci è nel radar della galassia sontuosa del calcio.

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Bonucci con la fascia da capitano e Max Allegri

Ma dalla Juve non si muove, almeno a sentire le ultime parole di Allegri che lo considera il leader presente e futuro dello spogliatoio. Al diavolo le solite indiscrezioni, chissà quanto vere, smentite tramite un suo post su Facebook. A Cardiff nessun diverbio con Dybala, nessun rimprovero a Barzagli. Bonucci sarebbe dentro il mondo bianconero, nonostante gli ultimi sviluppi, nonostante una cena che avrebbe fatto con Walter Sabatini a Roma. Nel mercato, al di là delle dichiarazioni e dei comportamenti, fino alla fine c’è da fidarsi poco. Tutto può mutare in una notte, in un giorno. I tifosi sono preoccupati. I treni di questo genere passano una sola volta nella vita. L’Inter sarebbe un alto tradimento, ma andare a Londra sarebbe un piacere, una rinascita, una seconda vita. Il trasferimento ai blues potrebbe sancire la giusta conclusione di un percorso professionale iniziato tra scetticismi vari e portato avanti con “risciacqui” vincenti di ogni tipo. Bonucci al Chelsea, a quei soldi, non sarebbe uno scandalo e soprattutto non sarebbe un affare così impossibile da portare a termine.