Stefano Impallomeni

Il suo agente Martina non pone limiti alla provvidenza. Secondo lui, Gianluigi Buffon potrà giocare oltre il 2018, oltre il mondiale in Russia, sventure permettendo, perché l’Italia è principalmente nelle sue mani. Sì, nelle sue mani non solo perché para meglio di tutti, ma soprattutto perché un tipo come lui rappresenta molto, se non tutto, nel nostro movimento.

Buffon, un unicum nella storia del nostro calcio

Buffon non è soltanto un fuoriclasse, ma un finalizzatore di strategie. Un leader, una guida speciale e una persona con un’intelligenza sopra la media. È curioso, attivo, buon oratore e attento osservatore dei fatti che accadono non esclusivamente nel mondo del calcio. Se non avesse fatto il calciatore probabilmente non avrebbe faticato in altro. È un elemento poliedrico, bravo ad assorbire come una spugna trionfi e delusioni alla stessa maniera, con la saggezza di un vecchio. La fortuna di Buffon è stata proprio una saggezza precoce che, unita al talento, ha prodotto un valore assoluto, poco riproponibile in futuro. La papera con la Spagna, per fare un esempio, è stata archiviata in un lampo. Le critiche sono state accettate, senza vittimismo e tanta preoccupazione. Buffon è tosto e critico già per conto suo. La sua forza nasce da un’autocritica costante, da una discussione interiore che lo porta sempre a un rendimento eccezionale. Sa condividere il suo ruolo con gli altri, specialmente con i media.

Buffon alle prese con i media

Buffon alle prese con i media

Li rispetta e in cambio riceve rispetto. È dentro il suo mondo, non fuori. Analizza prima di un commento giornalistico, suggerisce un titolo, cavalca o smonta, a seconda delle esigenze, un caso. Sa essere spalla, controcanto e soggetto principale. Sa essere al governo e all’opposizione con garbo ed educazione, ma si fa sentire spesso con il ruggito del leone. È una specie di editorialista delle sue squadre. Sia nella Juve che in nazionale apre senza riserve dibattiti, indica un modo di pensare e di fare. Si diverte con chi scrive la sua storia e quella degli altri. Partecipa a un fenomeno, socializza e non prende le distanze da nessuno. In questo, Buffon è senza dubbio un unicum nella storia del nostro calcio. È il nostro megafono, un’eccezione consentita, è un allena-menti, orienta. Ed è quasi sempre intellettualmente onesto. Come quando dice che il suo Golden Foot è un premio sacrosanto, strameritato non come quel Pallone d’Oro mai conquistato, perché forse mai fino in fondo conteso, percepito con altri campioni.

Buffon riceve il Golden Foot (foto panorama.it)

Buffon riceve il Golden Foot (foto panorama.it)

Non so se sia stato il più forte portiere di sempre del calcio italiano, perché Zoff non può essere dimenticato. Ma di certo, siamo lì vicini nell’affermare che Buffon passerà alla storia come nessun altro per la sua originale e gigantesca personalità. Il personaggio è di un livello straordinario. In campo ha una continuità spaventosa, qualità eccellenti tra i pali, posizione, tempo, forte nelle uscite e, anche se non è un drago con i piedi, riesce a fare una differenza totale, inclusiva per una squadra di calcio. Fa la differenza di un Higuain o di un bomber scatenato. Le sue parate valgono dai 15 ai 20 punti a stagione. E il suo guadagno annuo è ridicolo rispetto al valore. Buffon è un esempio da seguire e da raccontare. È stata emblematica la sua riduzione dell’ingaggio nell’anno della serie B. 500.000 euro in meno complessivi per risorgere insieme e vederci lontano. Ora ha nel mirino il sesto scudetto consecutivo, il sogno Champions e il suo sesto mondiale. Roba da capogiro.

La sua parata su Zidane resta epocale, il timbro più pesante su una Coppa del Mondo vinta ancor prima di giocarla. A Berlino, quel giorno, mi rimase impressa. Il segnale della svolta. L’atto salvifico della grazia eretto contro chi ci poteva condannare senza sconti. Un volo d’angelo storico come segno del destino su un mondiale agguantato con tutta la voglia possibile. Da quel giorno, con lui, abbiamo capito che a volte vincono i più bravi e non i più forti. Com’è stato forte lui anche nel privato quando ha saputo superare momenti bui legati a qualche errore di valutazione. Ha saputo uscirne sempre con mestiere e intelligenza. Il segreto di Buffon è la grande umiltà, una sorta di ubiquita’ dell’azione e del pensiero. Un numero uno sempre presente e completo, che è sempre piacevole veder giocare e che è sempre interessante ascoltare quando parla.