Massimo Piscedda

Noto che da qualche tempo tanti ex calciatori sono diventati commentatori e opinionisti. Bene, anzi male. Malissimo. Il loro modo di raccontare le partite mi sembra tutto fuorché dare un’opinione. Si affidano talmente tanto alla terminologia moderna, che dimenticano che questo è uno sport semplice e così si deve raccontare. Semplificare è un dovere per chi parla di calcio. Loro che lo hanno praticato devono spogliarsi di tutto ciò che un semplice teorico o analista dichiara su questo sport. Loro devono incidere più di tutti, spiegando con termini ed esempi vissuti tutto ciò che vedono durante una gara. Ma vedo con dispiacere che chi lo spogliatoio lo ha vissuto veramente si adegua ad un chiacchiericcio contestabile in ogni sua definizione

Il reparto difensivo ora si chiama linea. Perché? Una linea rimane tale e se cerchi di far passare il messaggio che anche in area bisogna mantenerla come punto di riferimento, puntualmente prendi goal. I centrali devono impostare: beh, si tratta solo di dare la palla ai centrocampisti. Io direi che i centrali devono saper difendere bene. Il centrocampista centrale deve saper far gioco dal basso: ma se il centrale deve giocare basso, perché il difensore necessariamente deve saper impostare? Perché nessuno ce lo spiega?

I centrocampisti sono diventati itineranti e non a tutto campo, gli attaccanti attaccano la profondità. Ma bisogna anche spiegare che se le difese rimangono al limite dell’area, la profondità non esiste. E se è così, quell’attaccante che fa? Non gioca? Si parla di linea alta di difesa, senza spiegare che una linea alta è la conseguenza di un pressing offensivo il quale, se non viene effettuato, manda a nozze gli attaccanti più rapidi, a cui viene lasciato campo aperto. Ogni movimento naturale delle due punte è sempre frutto di uno schema. Nessuno spiega che i risultati dello schierare due attaccanti sono soprattutto determinati dalla completezza delle loro caratteristiche e dalla loro intesa. Se uno va incontro l’altro va in profondità. E non si chiama schema, ma movimento.

Insomma ci sono tante cose che sono cambiate nel calcio, ma di questo tipo di modernità si poteva fare a meno. Tanti termini sono e devono rimanere immutati, perché danno nell’arco di un decimo di secondo il messaggio che un calciatore necessita durante la gara. Un secondo. Un lasso di tempo così piccolo, che però può determinare una vittoria o una sconfitta.