Marco Piccari

Un lungo silenzio, il cuore che batte e la voce che trema. Anche questo può capitare nel racconto di una partita di calcio. È successo durante Lazio-Palermo. Il cielo azzurro e il sole illuminavano l’Olimpico e mentre guardavo il prato verde sentivo la dolcezza dell’aria primaverile che soffiava in postazione. I tifosi cominciavano ad arrivare e io in attesa del primo collegamento controllavo appunti e numeri della partita, ma spesso lo sguardo cadeva su quella prima pagina e un leggero brivido percorreva la mia schiena. Le 15.00 erano ancora lontane e al momento dell’ingresso in campo dei giocatori della Lazio, un boato dei tifosi allontanava il mio cupo pensiero per riportare la mia mente sul campo, ma lo sguardo cadeva ancora su quella prima pagina. Alle 14.10 il collegamento per le formazioni ufficiali e poi di nuovo solo con i miei appunti e quella prima pagina sempre ben presente. Quella foto di Michele Scarponi a terra con la moglie Anna vicino mi arrivava dentro al cuore come una lama affilata. Il pensiero andava a lei e a quei due bambini di 4 anni che non vedranno più il loro papà. Lei non potrà più condividere nessuno momento con il suo amato Michele e i bambini non potranno più giocare e crescere con il loro papà. Perché mi sono chiesto più volte e intanto il calcio d’inizio della partita si avvicina. Le squadre entravano in campo e dopo le consuete operazioni partiva il minuto di silenzio per ricordare il ciclista Michele Scarponi scomparso il giorno prima, perché travolto da un furgone mentre si allenava per preparare il Giro d’Italia numero 100. Prima del minuto di silenzio partiva un mio piccolo ricordo dedicato a Scarponi e dopo quel silenzio assordante gli occhi cadevano ancora una volta su quella foto. Il fischio dell’arbitro mi riportava sul campo. La voce partiva e tremava, il pensiero di quella donna e di quei bambini mi assaliva  e mi investiva ancora più forte.  Cercavo di schiarire la voce ma l’emozione era sempre più forte. “Signore aiutali a superare questo immenso dolore”, Queste le mie parole prima del calcio d’inizio e questo dico alla conclusione di questo mio piccolo pensiero pensando ancora una volta a quella donna e a quei bambini privati di un grande amore. “Nella vita non contano i passi che fai, ne le scarpe che usi, ma le impronte che lasci”. Ciao Michele.