Stefano Impallomeni

Fino all’ultimo  giorno di mercato c’è stato più fermento del solito. Quest’anno c’è stato qualcosa di scoppiettante. Non ci siamo di certo annoiati. Higuain alla Juventus si è rivelato il colpo dei colpi. Gabriel Barbosa, all’Inter dal Santos, appena 20 anni, l’altro acquisto da mettere in evidenza. Joe Hart, dal City al Torino, la scommessa più suggestiva. I talenti irrequieti del nostro calcio trovano pace a metà. Balotelli si accasa a Nizza, mentre Cassano non si muove e sceglie di non giocare: meglio fuori rosa alla Samp, piuttosto di andare a fare il re a Palermo. Tante notizie, parecchi trasferimenti, ma anche affari fatti e poi saltati: per una visita medica non idonea, per un’impuntatura e per un tradimento. Cerci resta all’Atletico Madrid, perché il Bologna lo scopre ancora infortunato. Witsel a Torino, praticamente acquistato dalla Juventus, si deve arrendere alla volontà di Lucescu, che non trovando una valida alternativa, lo inchioda ancora in Russia con il suo Zenit di San Pietroburgo. Mati Fernandez passa dalla Fiorentina al Milan, dopo una telefonata ricevuta poco prima della chiusura, quando il cileno aveva dato non soltanto la parola al Cagliari di Giulini.

CALCIOMERCATO, ATTENZIONE AL NAPOLI

Così va il mondo degli affari e del commercio, che è una guerra senza sosta e senza pallottole. Una guerra, questa, vinta senza affanni dalla Juventus, che si migliora notevolmente e si completa, nonostante il mancato arrivo di Witsel. La ciliegina, come dice Marotta, è Cuadrado. Si rafforzano le vie esterne del campo, in attesa dei recuperi di Marchisio e di Sturaro. Lemina e Asamoah, a gennaio impegnati in Coppa d’Africa, dovranno essere adeguatamente rimpiazzati. Ci sarà tempo e modo per rimediare. Il resto è faraonico, di qualità eccelsa. I bianconeri sono i grandi protagonisti. Il Napoli ottimizza nel migliore dei modi la partenza di Higuain. Sarri allunga le rotazioni con 7 acquisti di rilievo, molto utili. In ogni reparto c’è parecchia abbondanza. La riconferma di Gabbiadini è da apprezzare. Maksimovic in difesa è un buon rinforzo. Milik e Rog, senza dimenticare Zielinski, non sono calciatori comuni. Il Napoli perde Higuain, ma acquista più soluzioni. E’ inferiore alla Juventus, ma ha investito per vincere con giovani di valore nel prossimo futuro. Ha piantato le basi per anni competitivi. La Roma, senza Pjanic, avrebbe dovuto acquistare qualcuno in mezzo al campo per ridare lucidità e fantasia nell’ultima scelta vicino alla porta avversaria. Perotti, da solo, non basta. Wilshere ha preferito il Bournemouth, anziché l’Italia. In difesa resta il dubbio sulla capacità di difendere di Bruno Peres, splendido esterno offensivo. Mario Rui e Rüdiger, fermi per infortunio, stanno ritardando gli equilibri nel reparto arretrato. La Roma, però, resta competitiva, ancora di più di Inter e Milan che sul mercato fanno diversamente ma non hanno ancora una fisionomia concreta.

L’INTER PUNTA SU GABIGOL E JOAO MARIO
Gabigol e Joao Mario sono due colpi eccellenti, che nelle difficoltà di De Boer rischiano di essere due lampi nel buio. L’Inter dovrà darsi prima un’idea di squadra. E’ davvero misterioso che tanti bravi calciatori non riescano a fare gioco, svilupparlo nel modo corretto, più o meno in un modo sufficientemente accettabile. Se l’Inter riuscirà a crearsi un’identità, Gabigol e Joao Mario potranno essere i simboli del nuovo corso cinese. Ai nerazzurri manca però il Badelj della situazione che sarebbe servito come il pane anche al Milan, il quale invece ripiega su Mati Fernandez richiesto da un Montella sempre più deluso da una campagna acquisti frenata da mancanza di liquidità. Con il cileno, l’obiettivo sarà quello di avvicinarsi alla porta avversaria con il palleggio morbido e smaliziato, con la forza delle idee. Bacca, destinato ad essere la cessione eccellente di questa estate, rimane un grande punto di riferimento da sfruttare in attacco. Il colombiano è una vecchia volpe: la sua predicazione del gol dipenderà dalla crescita della squadra. La conferma di Bacca si trasforma nel valore aggiunto di un Milan, che spinge, crea e segna in avanti grazie anche al lavoro di Suso, ma che appena perde palla e si difende mette i brividi più ai suoi tifosi che agli avversari.