Massimo Piscedda

Cinque squadre stanno creando un netto solco per quanto riguarda la classifica. Sono quelle che hanno il maggior numero calciatori di buon livello e qualche top-player. Con tutta probabilità, il campionato offrirà questo spartito fino alla fine e le varie posizioni in classifica saranno determinate quasi esclusivamente dai risultati degli scontri diretti. A debita distanza si trovano le altre formazioni, che magari in questo preciso momento hanno più stabilità e continuità (vedi Sampdoria), ma che l’anno prossimo potrebbero lottare per la salvezza.

Un divario così netto, a mio avviso, si è creato perché tante società che potrebbero puntare a qualcosa di importante si accontentano invece della salvezza sicura e tranquilla. Cioè di un qualcosa che in un torneo a 20 squadre e con una qualità non all’altezza di alcuni degli altri campionati europei, si conquista facilmente e senza neanche impegnarsi troppo. Rimane comunque un campionato divertente, con cinque squadre che si contenderanno le quattro posizioni utili per andare in Champions League e che potrà dipendere anche dai momenti di calo che inevitabilmente lo sforzo delle Coppe porta a chi si cimenta in Europa.

Quindi tutti sono contenti, o quasi. Ci sono record di tutto, anche di cross e calci d’angolo. L’analisi delle partite è talmente dettagliata che alla fine viene quasi da pensare che una squadra sia più forte solo perché certi numeri la definiscono tale. Ma così non è, perchè il possesso palla inteso all’italiana è un parametro beffardo, ci sono squadre che giocano solo verticalizzando e fanno più punti di chi in una gara ha il pallino in mano (come si dice in gergo) per più tempo. 

La Juventus di Conte ne era l’esempio passato, la Lazio di Inzaghi lo è in questo momento. L’obiettivo rimane sempre quello di far gol. E riuscirci in meno passaggi e in minor tempo significa essere più bravi degli altri, perché implica qualità di gioco e velocità di esecuzione. Le due caratteristiche fondamentali di ogni grande squadra.